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Roberto Petrini
Una scure sugli 007 anti evasione
23 Luglio 2008
Articoli del 2008
Rendiamo più facile l’impresa agli evasori fiscali. Che male c’è? La Repubblica, 23 luglio 2008

ROMA - Meno personale, buste-paga più leggere, chiusura di sedi locali. E soprattutto: soppressione degli incentivi sullo stipendio legati alla lotta all´evasione fiscale. Sono questi gli effetti della manovra d´estate che rischiano di dare un duro colpo al morale degli uomini impegnati nella caccia a chi fa il furbo con il fisco: a pagare il dazio dei severi tagli alla spesa pubblica sono in prima linea i 35.662 dipendenti dell´Agenzia delle entrate, tra di loro la schiera di «007» che è stata protagonista nei mesi scorsi dei casi legati a Valentino Rossi, Giancarlo Fisichella e Fabio Capello. Una vera e propria categoria di tecnici, cui si aggiungono le competenze dei dipendenti delle Dogane e dell´Agenzia per il territorio. Su tutti costoro cadrà la scure di Tremonti: e domani scenderanno in Piazza Montecitorio per protestare. «Tagliare le risorse dei lavoratori delle agenzie fiscali equivale ad indebolire la lotta contro l´evasione fiscale», dice il segretario della Confsal-Salvi, Sebastiano Callipo. «Da una parte ci chiedono di incentivare i controlli fiscali, dall´altra ci tagliano le risorse», spiega Giovanni Serio segretario della Fp-Cgil.

E i tagli ci sono. A partire dal quello noto come «comma 165»: fu introdotto nel 2003 dallo stesso governo di centrodestra che ora lo cancella: in pratica si stabilisce che una percentuale delle risorse recuperate dall´evasione fiscale ed effettivamente riscosse, vadano direttamente nelle buste paga dei dipendenti delle Agenzie fiscali e del ministero dell´Economia. Senz´altro un incentivo e comunque un modo di legare la retribuzione ad una variabile concreta. In tutto, ogni anno, arrivano circa 330 milioni che significano per il 2007 circa 3.900 euro lordi in media annua per dipendente. La manovra d´estate riduce del 10 per cento la somma del 2007 e la spalma anche sulla Guardia di Finanza: con l´effetto che ci saranno meno risorse per tutti. Ma c´è di più: dal 2009 il meccanismo del «comma 165» viene abolito. A questo si aggiunge il taglio dei fondi per l´integrativo, come per gli alti statali: circa 782 euro in meno all´anno dal 2010.

Nasce anche un problema di personale. Il governo Prodi aveva varato un piano per l´assunzione di 5.100 dipendenti per la lotta all´evasione: di questi non c´è più traccia. Al contrario scatta la tagliola del turn over che a fronte di pensionamenti per 1.700 dipendenti nelle tre agenzie principali, prevede solo un reintegro del 10%. «Al Nord gli uffici sono già in carenza di organico», aggiunge Serio della Cgil.

Anche i presidi territoriali dell´Agenzia delle entrate rischiano: la manovra prevede una riduzione del 20 per cento delle direzioni regionali. Significa che su 40 uffici, otto sono destinati a chiudere.

La lotta all´evasione batte la fiacca? La manovra prevede 100 mila accertamenti in più e norme contro i paradisi fiscali. Ma arriva anche una sorta di «condono mascherato», come lo definisce un documento del centro studi Nens, con la possibilità di aderire ai verbali di constatazione direttamente con la Guardia di Finanza che ha fatto le rilevazioni e senza passare per la trafila degli uffici: la sanzione prevista per queste pratiche, che era già di un quarto del normale, si riduce ad un ottavo. Scompare anche il cosiddetto elenco clienti-fornitori in base al quale ogni società doveva comunicare per via informatica codice fiscale e partita Iva, appunto, dei clienti e dei fornitori: una banca dati molto utile per individuare false fatturazioni o gonfiate. Tra le armi che vengono spuntate anche quelle tese a limitare l´uso del contante e a rendere possibile la tracciabilità del denaro: scompare il conto corrente dedicato imposto ai professionisti per incassare le parcelle sopra i 500 euro (vietando il contante sopra questa cifra). Scompare anche il divieto di pagare in qualsiasi transazione in contante fino a 5.000 euro: con la manovra il tetto torna a 12.500 euro lasciando maggiore libertà ma anche rendendo più difficili i controlli.

«Non ci stiamo», dicono Cgil-Cisl-Uil e Confsal-Salvi. E domani saranno in piazza.

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