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Gianni Ferrara
Una sconfitta culturale
25 Luglio 2009
Sinistra
La Sinistra: “contraddetta, manipolata, negata, poi mistificata, infine snervata, svuotata e rielaborata e, così contraffatta, inoculata”.Il manifesto, 25 luglio 2009

Nei decenni a cavallo del XX e del XXI secolo, la sinistra è stata sconfitta culturalmente. La sua ragion d'essere è stata contraddetta, manipolata, negata, poi mistificata, infine snervata, svuotata e rielaborata e, così contraffatta, inoculata nella testa dei dirigenti, ma non solo. Lo dimostra l'accettazione continuata, mai perplessa, entusiasta e senza riserve, del neoliberismo da parte di tutte le socialdemocrazie (leggasi: Pse) del nostro continente come canone fondante dell'Unione europea, l'entità istituzionale preminente che regola i due terzi dei rapporti interindividuali concreti di 500 milioni di europei.

Questa entità ha assunto come suo obiettivo supremo l'economia di mercato aperta ed in libera concorrenza ma «non raggiunge alcuna forma che esprima il livello di legittimazione di una democrazia costituzionale». Ad usare tale definizione non è più solo qualche giurista «estremista» - come da trenta anni chi scrive - ma è il Tribunale costituzionale della Repubblica federale di Germania, grazie ad un ricorso proposto, significativamente e meritoriamente, dal gruppo parlamentare della Linke al Bundestag. Quale concezione della democrazia nutre, propone, propugna la socialdemocrazia europea, se quella cui aderisce per l'Ue è giudicata inferiore alla soglia da raggiungere per potersi legittimare come tale dal massimo organo giurisdizionale della maggiore potenza industriale europea? Quale socialità ha dimostrato a fronte dei costi umani della crisi globale dell'economia globale? Quale socialità dimostrerà tra pochi mesi, come conseguenza di tale crisi, la scelta di un sistema economico che avrà prodotto, in Europa, livelli di disoccupazione mai lontanamente raggiunti prima che l'Unione si formasse e si consolidasse? Concezione della democrazia, concezione del sistema economico. È su questi temi che la sinistra è chiamata a definirsi come tale. E su di essi che ci si può unire o dividere.

Qualche precisazione si impone. Il mercato autoregolato è fallito. Non poteva che fallire. Si configurava, e si configura, come una idiozia assoluta. Perché mai, in base a quale logica, a quale principio, a quale esperienza, le azioni di tutti gli individui della specie umana che producono conseguenze interoggettive devono essere (e sono) regolate e quelle degli agenti di borsa, dei dirigenti di banca, dei possessori di capitali, no, non lo devono? Perché autonomamente, spontaneamente, armonicamente, provvidenzialmente confluiscono a determinare la felicità della dell'umanità intera? Sembra impossibile, ma evidentemente lo si è pensato, lo si è imposto, sancito. La massima parte della normativa europea è stata prodotta infatti per assicurare l'anarchia degli agenti e dei possessori di capitali, la libertà del capitale, questa sopra ogni altra.

La si vuole lasciare intatta, garantire, perpetuare? O si vuole attrarre la finanza, gli investimenti, l'iniziativa economica, la produzione di merci e servizi, i rapporti che vi sono sottesi e quelli che ne conseguono, alla disponibilità, alla regolazione democratica? Quella degli stati? Ebbene, sì. Degli stati, se democratici. A condizione, cioè, che lo siano, potendo disporre di, e regolare, tutti i rapporti umani con la sola ed inderogabile esclusione di quelli che attengono ai diritti universali. A quei diritti, cioè, che possono essere esercitati da tutte e da tutti, che abbiano come titolare ogni persona umana in quanto tale, quei diritti che mai possono implicare subordinazione di un essere umano ad un essere umano, come, ad esempio, il rapporto di lavoro salariato. Una democrazia che aborra la personalizzazione del potere, che faccia della partecipazione la concreta, costante, verificabile e progredente dinamica del potere popolare, che renda la pluralità, perché identifica nella struttura del demos, l'indefettibile composizione di ogni istituzione.

È divenuta fallace la massima "una testa, un voto". Va riformulata: ad ogni testa un voto da esprimere in tante ed in tanti, mai però per istituzioni composte da una persona sola.

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