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Giustino Parisse
Una legge speciale per ricostruire. I soldi? Quelli del ponte di Messina.
6 Gennaio 2010
Terremoto all'Aquila
Una proposta di Italia Nostra per la ricostruzione post terremoto del centro aquilano. Da Il Centro, 5 gennaio 2010 (m.p.g.)

I fondi? Utilizzare quelli stanziati per il ponte di Messina «opera faraonica e inutile». E' questa la proposta dell'associazione Italia Nostra. La proposta è stata illustrata dalla presidente dell'associazione, Alessandra Mottola Molfino, e dal segretario Antonello Alici che ieri hanno prima visitato il centro storico dell'Aquila e poi nella sede dell'Archivio di Stato a Bazzano hanno incontrato i giornalisti. Secondo Italia Nostra la legge speciale per L'Aquila deve «facilitare il coordinamento degli sforzi di enti pubblici e privati tra i quali soggetti come la Chiesa cattolica e le fondazioni bancarie per la gestione della ricostruzione del post sisma. Non è accettabile un intervento limitato a una banale ricomposizione delle facciate, un rifacimento meramente scenografico del paesaggio urbano con il sacrificio dell'autentica identità urbana».

TUTTO ANCORA FERMO. Per Alessandra Mottola Molfino la vera ricostruzione della città non è stata ancora avviata; la maggioranza degli edifici e monumenti è senza protezione e sono destinati a un degrado irreparabile. Più del 70% dei beni storico-artistici delle chiese sono ancora sotto le macerie e con l'inverno saranno persi irrimediabilmente. C'è poi il rischio di una ennesima speculazione edilizia aggravata dalla prospettiva di ricostruire una città nuova , seppellendo uno dei centri storici pi belli del nostro Paese. Per non parlare poi delle infiltrazioni della malavita organizzata». «Nel centro storico dell'Aquila» dice Italia Nostra «erano concentrate tutte le funzioni pregiate, le istituzioni, circa 800 attività commerciali, lì risiedevano almeno 6 mila studenti. Il terremoto ha prodotto i danni più gravi, determinando il suo totale svuotamento. E dal 6 aprile non si è fatto nulla per riportarlo in vita. Oggi sul centro storico dell'Aquila si lavora nel generale scoordinamento di iniziative e di poteri. Le istituzioni non collaborano tra loro. La parcellizzazione dei molti cantieri privati e pubblici concomitanti ma non coordinati e perfino i lavori di messa in sicurezza possono mettere a rischio altri edifici vicini; inoltre l'entità così estesa e pervasiva dei crolli e dei dissesti può indurre a interventi ulteriormente lesivi dell'identità storica e neppure risolutivi per la sicurezza. Inoltre la fuga verso le New Town fa pagare al centro storico dell'Aquila un prezzo altissimo: la disgregazione della comunità e dei suoi valori immateriali di convivenza secolare».

BANCHE DATI. Per Italia Nostra «le banche dati sui beni artistici dello Stato, della Regione, della Conferenza Episcopale Italiana, delle Università avrebbero dovuto essere condivise da subito, ma così non è stato e così non si è ancora in grado di operare». Una legge speciale è necessaria per «costruire uno strumento normativo che faciliti il coordinamento degli sforzi di enti pubblici e privati, per proporre un accostamento delle competenze legislative e regolamentari proprie di differenti livelli di governo, nazionale e locale. Servirà subito a rimettere in dialogo il Ministero per i beni culturali e il commissario, ma anche gli uffici urbanistica del Comune e della Regione. Una legge speciale può anche proporre condizioni speciali per coloro che sceglieranno di ritornare a vivere e lavorare nel centro storico: incentivi ai giovani e alle istituzioni di ricerca, ai commercianti e ai professionisti, alle aziende capaci di fare dell'Aquila una città dell'innovazione».

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