loader
menu
© 2022 Eddyburg
Paola Somma
Una giostra nella giostra chiamata Venezia
3 Novembre 2013
Paola Somma
La ventilata creazione a Venezia di un parco divertimenti denominato Veniceland ha dato la stura all’ennesimo finto dibattito tra i maggiorenti locali...>>>

La ventilata creazione a Venezia di un parco divertimenti denominato Veniceland ha dato la stura all’ennesimo finto dibattito tra i maggiorenti locali...>>>

La ventilata creazione a Venezia di un parco divertimenti denominato Veniceland ha dato la stura all’ennesimo finto dibattito tra i maggiorenti locali. In Regione sono entusiasti, mentre il sindaco si è detto non del tutto convinto. Troveranno sicuramente un’intesa, magari abbassando di qualche centimetro l’altezza delle giostre o affidando il disegno dei costumi dei figuranti impiegati nel parco a qualche stilista di fiducia. Non affronteranno, però, nessuno dei fenomeni dei quali il progetto di Veniceland è solo il logico e previsto risultato e sui quali sembra quindi opportuno attirare l’attenzione.

1. Il primo è il concetto di città al quale ci si riferisce, a tutti i livelli di governo e da tutte le parti politiche, quando si parla di città competitiva. Lo slogan ossessivamente ripetuto è che le città sono, o devono diventare, il motore della crescita, e quindi lottare per essere sempre più attrattive e catturare nuove quote di investitori e clienti. Ma, per rimanere nella metafora agonistica, si finge di non sapere che non tutti giocano nello stesso campionato. Nel mercato globale che i nostri intrepidi amministratori vorrebbero conquistare, esistono ben precise classifiche che individuano le città dove si prendono le decisioni finanziarie e politiche che contano, quelle dove i nuovi schiavi producono merci e beni di consumo, quelle dove devono ammassarsi i milioni di contadini ai quali viene sottratta la terra agricola, quelle dove si va a “spendere il tempo libero” e che comprendono sia le cosiddette città d’arte, di cui Venezia si vanta di essere l’epitome, che quelle appositamente progettate e costruite per il divertimento.

A questa divisione dei ruoli, che trova corrispondenza spaziale in una zonizzazione urbana globale, ogni città deve fare riferimento per trovare la giusta “arena” dove allenarsi e attrezzarsi nell’illusione di poter vincere. In quest’ottica, secondo la quale Venezia e Las Vegas, Carcassone e Celebration City sono destinazioni intercambiabili sulla mappa delle multinazionali che gestiscono il business del turismo di massa, l’idea di creare all’interno di Venezia - che è attualmente un parco giochi diffuso, disordinato,e in gran parte abusivo e esentasse - un vero e proprio theme park è perfettamente coerente con i dogmi economici imperanti.

2. Recinto nel recinto, copia contraffatta ma più autentica dell’originale perché più corrispondente alle aspettative dei clienti ai quali è destinata, Veniceland si dimostrerà un ottimo affare per gli investitori. Ma a quale costo per la collettività nel cui territorio si insedia?

All’imprenditore vicentino, che ha proposto il progetto, va riconosciuto il merito di non presentarsi come un mecenate che porge regali alla città, ma come un serio fabbricante di giostre la cui professionalità è riconosciuta a livello internazionale. I suoi prodotti sono apprezzati ed acquistati ovunque nel mondo, da Coney Island a Bagdad, dove ha di recente realizzato Sindbad Land. Secondo il Giornale di Vicenza, non solo quella nella capitale irachena è una “commessa memorabile (perché) le giostre vicentine diventano il simbolo del ritorno alla normalità e della fine della paura in Iraq”, ma “George W. Bush, prima di gridare al mondo Missione compiuta con la statua di Saddam nella polvere, avrebbe dovuto aspettare Zamperla!

Se dire che altrettanto memorabile è la commessa a Venezia – perché sancisce la fine della guerra persa dagli abitanti ormai deportati o passati dalla parte dei conquistatori di Venicestan - può sembrare una facile battuta, più serio è chiedersi, e pretendere di sapere dalle autorità responsabili, quale è il prezzo della resa.

L’isola di San Biagio è proprietà demaniale di competenza del Magistrato alle Acque, che ora l’ha data in concessione per 4 anni all’impresa Zamperla. La stampa locale, che ci delizia con le immagini accattivanti delle attrazioni che verranno realizzate, non fornisce informazioni circa i termini della concessione. Gratuita? Con quale beneficio per i pubblici proprietari, cioè tutti noi? L’impresa Zamperla ha già detto che se il progetto parte, chiederà il rinnovo della concessione per 40 anni. Ha un diritto di prelazione? E soprattutto, è stata fatta, e da chi e con quali criteri, una rigorosa valutazione economica del bene pubblico di cui, a nostra insaputa, ci stanno privando?

L’area si estende per oltre 40 ettari e si trova in una posizione strategica dal punto di vista degli sviluppatori del turismo di massa. Da ogni suo punto si possono “ammirare” le grandi navi ormeggiate nella stazione Marittima, le quali a volta godranno di vista mozzafiato sul parco giochi. E’ raggiungibile a piedi in pochi minuti dall’Hilton Stucky che ne potrà diventare l’hotel di riferimento. Solo un canale la separa dall’isola di Sacca Fisola, dove la valorizzazione del quartiere di edilizia popolare, costruito negli anni ’60 per i lavoratori veneziani, consentirà una gigantesca speculazione immobiliare e il completamento della ripulitura della città degli abitanti a basso reddito. La domanda alla quale lor signori non hanno finora risposto è dunque “quanto vale l’isola di san Biagio sul mercato globale (e non solo negli ambienti del Magistrato alle Acque), in termini attuali e potenziali”?

Nella valutazione economica dell’operazione dovrebbero essere dettagliatamente considerati anche i costi diretti e indiretti, legati alla costruzione delle necessarie reti infrastrutturali (trasporti, acqua, energia, smaltimento rifiuti). L’imprenditore Zamperla ha già detto che gli servirà un collegamento con il Tronchetto. Si tratterà di un vaporetto di linea che verrà distolto dal già disastroso sistema di trasporto pubblico? di un prolungamento del people mover, che del resto è già una giostra ? di un ponte tra san Basilio e san Biagio? di un tunnel sotto il canale della Giudecca? di tutte queste cose insieme che convergeranno verso l’arco di trionfo della grande giostra?

Queste informazioni dovrebbero essere fornite adesso, prima che costi “imprevisti” vengano scaricati sui residenti contribuenti (cioè quelli che pagano addizionali irpef affinché il comune posso sostenere il settore del turismo), come già avviene per il ponte di Calatrava e per il palazzo del cinema, per citare solo i casi più noti. L’inquietante affermazione del sindaco che”l’isola è inquinata ed il comune non ha i soldi per bonificarla e valorizzarla” non giustifica l’ennesima privatizzazione in perdita per la collettività. Se questo è lo scenario, molto più interessante è la proposta di Francesco Giavazzi di vendere, al giusto prezzo, tutta la città alla società Disney, ovviamente attuando prima un rigoroso piano esuberi che includa il licenziamento di sindaco&company.

3. Consapevole che l’idea di installare delle grandi giostre a Venezia avrebbe suscitato qualche perplessità, l’imprenditore Zamperla ha associato all’iniziativa l’Università di Cà Foscari, che ha fornito il supporto scientifico di una biologa e di un archeologo e la sede per la presentazione ufficiale del progetto. Nel corso dell’evento, dal titolo lungo e ambizioso: “L’isola di San Biagio: futuro polo dedicato a cultura, recupero di storia e antiche tradizioni lagunari, svago e tempo libero. Progetto di recupero e riqualificazione e valorizzazione”, lo stesso rettore ha illustrato i pregi del progetto. E' l'esempio di “cosa concretamente un ateneo può fare guardando al di fuori di sé e di come il mondo produttivo possa trovare nell'Università un partner capace di dare valore aggiunto a progetti imprenditoriali” ha detto, per sottolinearne il valore culturale oltre che di “volano occupazionale”.

Avendo ottenuto il beneplacito della pubblica amministrazione e l’attestato di qualità certificata rilasciato dalle istituzioni di alta cultura, il progetto verosimilmente verrà realizzato. Solo i tempi non sono certi. Per renderne più veloce l’iter, il consiglio (gratuito) per il signor Zamperla è di far produrre da una grande firma dell’architettura mondiale un’installazione da esporre nella prossima mostra internazionale di architettura della Biennale. E poi, finalmente, tutti in giostra.

ARTICOLI CORRELATI
16 Maggio 2017
28 Marzo 2017
21 Marzo 2017

© 2022 Eddyburg