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Luca Beltrami Gadola
Una città per i milanesi, non per gli immobiliaristi
14 Settembre 2010
Milano
Nel disastro dell’urbanistica svenduta all’ideologia e agli interessi particolari, anche le nuove possibilità della partecipazione. Da la Repubblica ed. Milano, 14 settembre 2010 (f.b.

Stamane il Comune di Milano depositerà per 30 giorni il documento del Piano del Territorio in visione ai cittadini che avranno a loro disposizione sino al 15 novembre per le loro osservazioni.

Scaduto questo termine, il Comune avrà 90 giorni per accoglierle o meno e dovrà presentare il nuovo testo, che terrà o no conto delle osservazioni, per l’approvazione in Consiglio Comunale e le relative votazioni. Dunque entro il 15 di febbraio, se nulla di traumatico accadrà nel frattempo, il nuovo strumento urbanistico diventerà efficace, ma viene da dubitare seriamente, vista l’arroganza indefettibile dell’assessore Masseroli ribadita domenica sera al dibattito ospitato alla festa del Pd. Dunque, a meno di una dura opposizione, il Pgt sarà approvato prima delle Comunali. Questo almeno è lo scenario più probabile.

È bene che il Pgt, nel suo testo definitivo, sia approvato con qualche anticipo sulla data delle elezioni, per molte ragioni. Una premessa: il Pgt potrà essere rifatto o modificato senza alcun limite, fatte salve le procedure e i tempi necessari e d’altro canto la mancata approvazione di quello attuale non comporta l’arresto dell’attività edilizia, come qualcuno capziosamente ha affermato, ma potrà proseguire con il vecchio piano regolatore che ha permesso di tutto ma con il limite della cosiddetta salvaguardia, ossia non in contrasto con il nuovo che comunque è certamente più permissivo del vecchio.

Perché è importante che sia approvato prima delle Comunali? Le ragioni sono almeno tre: perché è comunque un documento molto, troppo, esteso e qualunque rilettura chiede tempo per assimilarne i contenuti; perché i candidati alle primarie è opportuno che si pronuncino su un testo definitivo per chiarire quale sarà il loro futuro atteggiamento; perché il giudizio sulla giunta uscente e sulla sua capacità di capire la realtà fisica e sociale di Milano si può dare solo su un documento definitivo che sancisca inequivocabilmente l’incapacità di capire i cittadini, che sono altra cosa dai partiti e dagli interessi che si vogliono tutelare.

Un’ultima considerazione. In passato per osservazioni s’intendevano genericamente le obiezioni di natura tecnica e specifica che i cittadini proprietari facevano ritenendo di essere stati sfavoriti o addirittura danneggiati da un nuovo strumento urbanistico. Questa volta, visto l’impianto del documento e la sua natura profondamente ideologica e di parte, le osservazioni potranno e dovranno riguardare anche aspetti di quadro generale e di natura politica. Chi ha detto che la città debba essere pensata per 1milione e 700 mila abitanti? In base a quali considerazioni? È giusto privilegiare sempre e in ogni caso l’intervento dei privati? Le localizzazioni di addensamento della volumetria a che logica rispondono? Vedo con favore che molti gruppi si stanno organizzando per stendere le osservazioni: spero che si moltiplichino e che dal loro lavoro possa nascere una visione della città più vicina al sentire diffuso dei cittadini e non solo dai portatori d’interessi esclusivamente economici.

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