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Marco Romano
Un progetto per milano
24 Luglio 2007
Milano
Critica a un piano regolatore privo di un progetto di città. Dal Corriere della sera, Milano, 23 luglio 2007

Il nuovo governo mercantile di Firenze, nel 1282, chiede per prima cosa ad Arnolfo di Cambio un grandioso piano regolatore: tracciando nuove mura e aprendo nuove strade nel centro della città. Per prima cosa Marta Vincenzi, appena diventata sindaco di Genova, chiama Renzo Piano, perché metta anche lui sul tavolo un suo progetto, già in parte studiato.

Ma giovedì scorso, nella sala della Cariatidi del Palazzo reale, mentre l'assessore Masseroli esponeva a un folto pubblico le linee del suo governo del territorio, grande assente era proprio un progetto, non soltanto un progetto già materializzato in disegni, ma un programma che comportasse in se stesso un progetto.

Erano di scena la vigorosa critica alle procedure del passato e la promessa di nuove procedure, ma nessuna critica ai progetti del passato: sicché le procedure nuove produrranno gli stessi guasti delle vecchie, non essendoci un'idea chiara ed esplicita di quali siano gli obiettivi del rinnovamento procedurale, quali miglioramenti produrranno nella vita materiale e morale dei cittadini.

Che i fondi di investimento considerino Milano una città attendibile ci fa piacere, ma ci fa forse meno piacere che ci reputino terra di conquista, esportando qui i loro architetti e i loro impresari e i loro modelli, guastando da un giorno all'altro quella bellezza che i nostri antenati hanno impiegato mille anni a costruire.

Nelle città prendono corpo quei desideri dei cittadini che possono tradursi in cose fisiche: una buona casa in una strada bella e illuminata bene — forse oggi più sicura di due o tre palazzi in un prato condominiale rinserrato da una cancellata —, un giardino a portata di mano soprattutto per accompagnarci i bambini, un asilo e una scuola vicini (ma qui un piano regolatore è in grado di fare poco, perché gli abitanti di un quartiere possono invecchiare, la scuola chiudere, e i pochi bambini nuovi dirottati su una scuola lontana).

Per molti secoli i cittadini dei quartieri più lontani dal centro hanno poi chiesto un riconoscimento visibile della loro appartenenza alla città, il riconoscimento della loro dignità di cittadini, e, se non potevano avere la piazza del Duomo o il teatro della Scala, avevano viale Argonne, che con i suoi 90 metri eguagliava gli Champs Elysées e che ne costituiva un apprezzabile equivalente.

Nota: QUI è possibile consultare la documentazione del Pgt di Milano e delle relative discussioni

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