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Edmondo Berselli
Un minimalista al governo
26 Gennaio 2009
Articoli del 2009
La pochezza dell’azione di governo e la nullità del suo capo: “sedare, sopire”, come nell’Italia del Seicento. Da la Repubblica, 26 gennaio 2009 (m.p.g.)

Quella che agli avversari e ai critici sembra sottovalutazione, approssimazione, e anche incompetenza, con ogni probabilità rappresenta la vera strategia di Silvio Berlusconi. Anche le spiritosaggini di ieri sugli stupri si iscrivono nel recente fatalismo del premier: gli agguati sono inevitabili.

Il non detto, ma lasciato capire, è che magari accadono perché le belle ragazze sono per l’appunto belle, con quel che può seguire, specialmente «in campagna».

Ciò che soltanto pochi mesi fa rappresentava un bersaglio perfetto, con l’accusa di inefficienza al centrosinistra sul fronte della sicurezza, oggi diventa una fatalità. Sono episodi che avverrebbero anche in «società militarizzate», spiega Berlusconi. Non importa che sullo sfondo ci sia l’emozione suscitata dalla violenza selvaggia del branco, e neppure che a Guidonia si scatenino raid contro albanesi e romeni, subito assimilati a stupratori. Ciò che conta è fare il possibile per dipingere, nonostante tutto, un paese tranquillo. E quindi minimizzare, «troncare e sopire», oppure avanzare la rassicurazione paternalista e provinciale: credete a me, l’Italia non è così brutta come la dipingono.

Semmai gli incubi sono altri: «uno scandalo enorme» come quello delle intercettazioni e i 350 mila dossier; o eventualmente, come qualche giorno fa, l’opa ostile del Manchester City su Kakà. Per il resto, Berlusconi compie ogni sforzo per dilatare il suo format da Mulino Bianco in modo che possa contenere tutto, dalle promesse mancate alle garanzie nuove.

Talvolta senza celare un senso di delusione verso questa Italia così difficile da governare. Perché Berlusconi è l’uomo dei cieli azzurri. Se la realtà incrina il sogno, occorre un atto ipnotico, parole sommesse per ricominciare a dormire e a sognare. Ecco allora il rap lento sull’incomprensibilità della crisi economica. Da risolvere come si dissolvono i cattivi pensieri, con un Prozac commerciale, con lo spontaneismo di uno shopping: «Spendete, spendete». Cede il Pil, con un arretramento del 2 per cento? Sarà come tornare a due anni fa, «e non si stava male». Con un’occhiata di mal trattenuta recriminazione verso gli impiegati pubblici, che riluttano ai consumi «pur avendo un reddito fisso».

E lasciamo pur perdere le barzellette spettrali sui Lager, e l’astiosa, risentita campagna elettorale contro Renato Soru. Questo fa parte dello stile classico del Cavaliere, l’anticonformista che dice pane al pane e chiama gli avversari falliti. Mentre colui che vediamo adesso è il Berlusconi "minimal", evidentemente preoccupato dello sfaldarsi delle misure sulla sicurezza, tonanti nell’annuncio e irrilevanti nella pratica.

Come uomo di governo non può più agitare gli allarmi contro la criminalità: per questo l’insurrezione dei clandestini a Lampedusa è stata ridimensionata a una specie di gita in centro «per una birra». Se proprio la situazione si facesse più preoccupante, il premier sguinzaglierebbe nelle città 30 mila soldati, che invece di «fare la guardia contro il deserto dei Tartari» andrebbero a fronteggiare «l’esercito del Male». Quella dell’esercito del Male è una delle invenzione più recenti, e non è detto che sia di buon auspicio, dato che proietta sull´Italia una luce livida, come se sul territorio urbano si fronteggiassero due eserciti, in lotta a palmo a palmo.

No, l’immagine non va bene. Poteva funzionare per provocare ansia nella società e convincere i cittadini che ci voleva la mano dura della destra. Ma se questa mano dura si rivela molliccia, conviene proprio alzare di nuovo l´allarme spaventando i bravi cittadini? Sarà stato un lapsus. Ogni parola va concentrata sull’obiettivo di ridurre la tensione, moderare l’inquietudine, respingere le critiche colorando di colori pastello il presente e il futuro.

L’importante è che non venga in mente a nessuno di giudicare la qualità della politica economica, verificare la tenuta dei provvedimenti legislativi, controllare il risultato di trovatine fallimentari come la social card e gli effetti reali dell´idea puerile che problemi complessi si possano risolvere con scorciatoie tecniche o colpi di scena mediatici. Cioè occorre evitare a ogni costo che l’opinione pubblica si interroghi sulla mediocrità del governo in carica: con il rischio, non si sa mai, che giunga alla conclusione che l’uomo più potente d’Italia, questo Berlusconi minimalista e minimizzatore, è davvero un Re minimo.

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