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Tre commenti al primo atto dell’apoteosi
28 Marzo 2009
Articoli del 2009
Valentino Parlato su il manifesto, Enzo Mauro su la Repubblica e Concita De Gregorio su l’Unità, tutti il 28 marzo 2009

il manifesto

Lo spettro comunista

di Valentino Parlato

Dopo avere sopportato il lunghissimo discorso di Berlusconi, il primo giudizio che viene in mente è un'autoglorificazione senza costrutto. Di solito all'apertura di un congresso, in particolare di unificazione, il relatore dovrebbe esporre il programma, sul quale i delegati possano discutere e decidere. Questo discorso programmatico Berlusconi lo ha rinviato a domenica, cioè a congresso concluso. Il Pdl, come ha scritto ieri sul Corsera Sergio Romano, è un «partito padronale» e quindi è del tutto logico che ci sia la glorificazione del padrone. E - sempre a stare a sentire Berlusconi - non si capisce come questo partito possa sopravvivere ora che non incombe più la minaccia del terribile comunismo, il cui spettro aleggiava di continuo nella sala del Congresso. Il populismo di destra specie nella situazione presente, non basta più a dare alimento ai successi (indubbi) che il Cavaliere ha ottenuto nel passato.

Proprio la celebrazione del trionfo nasconde, ma non elimina, i problemi che al nuovo partito si porranno, innanzitutto con l'unificazione con An, che, invece, è un partito. Certo, anche tra quelli di An ci saranno (ci sono già) i berluscones, ma non bastano; la conduzione padronale del partito sarà molto più difficile. E dunque «Berlusconi dovrà dedicarsi d'ora in poi a qualcosa che probabilmente non gli è congeniale: l'avvento del successore». Problemi con An (già sono emersi) ci saranno e non semplicissimi.

Dette queste poche cose sul ripetitivo discorso di Berlusconi, quel che interessa è vedere che cosa intenda o sia capace di fare l'opposizione, non solo del Partito democratico, ma anche delle altre componenti della sinistra. Certo se ci si limita a ripetere la solita e inutile solfa contro il Cavaliere c'è poco da sperare, e ben poco da aspettare dal discorso conclusivo di domenica prossima. Il padronal-populismo di Berlusconi continuerà e farà ulteriormente degenerare il tessuto sociale e culturale del nostro paese, per passare dal decantato bipolarismo al monopolarismo. La sinistra deve capire che l'attuale crisi dà armi di massa al berlusconismo: la legge sull'edilizia, che stimola i desideri e le ambizioni di tanta parte del ceto medio che è proprietaria di un pezzo di casa, non è cosa da ridere o solamente da denunciare perché può guastare l'intero Belpaese. Le sinistre devono e possono avere iniziative che promuovano movimenti di opinione e di lotta. Altrimenti per un altro po' d'anni - salvo possibili implosioni - continueremo a sorbirci il partito della libertà, ovviamente quella di «lor signori» come scriveva Fortebraccio su l'Unità.

La Repubblica

Principe e popolo

di Ezio Mauro

Concepito come una "cerimonia" (lo ha detto Emilio Fede) più che come un congresso, l’atto fondativo del Popolo della Libertà è tutto nel profilo biografico dell’avventura politica berlusconiana che il Cavaliere ha celebrato ieri dal palco, consacrando se stesso non soltanto nel fondatore della destra moderna ma nel destino perenne del Paese, o almeno del 51 per cento degli italiani.

La rivisitazione eroica degli ultimi quindici anni consente al paesaggio politico e retorico attorno al Cavaliere di rimanere immobile, tutto ideologico come nel ‘94. Così per il Premier la sinistra resta ancora e per sempre comunista, il Pd è un bluff, il riformismo è un’illusione, anzi la sinistra sta addirittura uscendo di scena, e la stessa parola "non piace più". Un ideologismo coatto, che vuole tenere l’Italia dentro uno schema vecchio e impaurito, mentre rinuncia a parlare all’intero Paese.

Non è infatti al Paese che guarda Berlusconi, ma al "popolo", vero soggetto politico del nuovo movimento, strumento di consacrazione quotidiana del carisma egemone, che nel popolo più che nelle istituzioni cerca la sua forza e la sua legittimazione. Anche il concetto di libertà è giocato in questa chiave, con una diffidente separazione-contrapposizione tra il cittadino e lo Stato, come se la politica - adesso che Berlusconi ha compiuto la sua rivoluzione "liberale, borghese, popolare, moderata e interclassista" - si riassumesse nella delega al Principe, con la fine del discorso pubblico così come lo abbiamo finora conosciuto in Occidente.

La Costituzione resta sullo sfondo, citata dopo il Papa, sovrastata da un moderno "patriottismo della nazione", della tradizione, delle radici cristiane dell’Italia in cui si recupera anche la "romanità". È il profilo classico di una destra carismatica che può forse illudere il Paese di semplificare la complessità della crisi ma che rischia di non governarla: perché il vecchio populismo non può reggere a lungo la sfida della modernità nel cuore dell’Europa.

L’Unità

L’uomo del passato

di Concita De Gregorio

Ai delegati arrivati dalla provincia coi figli per mano hanno dato un attestato con scritto «io c’ero», tipo cartolina ricordo della visita al Papa per l’anno santo. A differenza dei pellegrini questi hanno avuto trasporto vitto e alloggio pagato per l’intera durata del soggiorno, sono stati trasferiti non a San Pietro ma in un posto in mezzo al nulla della periferia romana, seduti col kit del delegato davanti a un palco tipo concerto degli U2. Votazioni per acclamazione. Colonna sonora di Domenico Modugno, intermezzi di Apicella. A metà strada fra gli anni Sessanta e la fantascienza politica: il futuro come lo si immaginava mezzo secolo fa. Eccolo, dunque: un posto di mezzo fra il villaggio globale e lo strapaese. L’isola del Famoso. Il Grande Fratello Silvio Berlusconi punta al 51 per cento dei consensi e la notizia è che moltissimi ci credono, gli credono. L’Italia è sul punto di assecondarlo. Siamo già al 43,2, dice. Entusiasmo in platea e del Paese in diretta quasi unificata tv. Una sorta di incantamento collettivo per un uomo senza età, nemico del passare del tempo, rimasto fermo con ostinazione non solo grazie agli artifici chirurgici ai suoi trent’anni. L’ossessione per il comunismo, Stalin e Pol Pot, l’amico Craxi. Il sorriso da venditore. Il disprezzo del dissenso, del confronto. Le frasi sussurrate nell’orecchio ad Annagrazia Calabria, vestale ventisettenne, e alle donne tutte, di ogni età. Il vero uomo, l’eroe. Così lo ha chiamato uno dei quattro giovani saliti sul palco: un eroe. Le parole di Berlusconi le leggerete nelle nostre pagine. Qui ecco quelle dei ragazzi chiamati a rappresentare il futuro. Giada dice ci arruoliamo nel popolo della libertà. Ci arruoliamo. Più donne al lavoro e meno femministe in tv, dice anche. Alessia, 19 anni: non mi piacciono i compagni di scuola di sinistra, per fortuna abbiamo Silvio. Il ragazzo di Acerra lo ringrazia per il termovalorizzatore e lo chiama eroe. Annagrazia Calabria, deputata junior, quasi piange di emozione. Berlusconi saluta Stefania Craxi, «figlia e degna erede di un mio carissimo amico». Poi parla un’ora, discorso rodato. Poi chiama gli alleati e i soci: De Gregorio, Dell’Utri, Mussolini, Giovanardi, La Russa. In prima fila applaude Fini. Si resta, a fine discorso, con la sensazione di aver assistito a uno show preparato con cura da professionisti dello spettacolo che vivono in un paese diverso da quello in cui viviamo noi. È davvero questo il destino che ci aspetta? Finire tutti a far da comparse nel reality delle illusioni e delle menzogne? È davvero pronta la maggioranza degli italiani a farsi incantare, domandano sbalorditi i colleghi della stampa straniera. La risposta non è degli editorialisti. La risposta è a voi. L’avete visto, sentito? Daremo ai nostri figli un futuro così? E cosa gli diremo, poi: dove gli diremo che eravamo stati nel frattempo?

Il governo ha varato il nuovo testo sulla sicurezza sul lavoro nel segno della deregulation: fate un po’ come vi conviene e pazienza per i poveracci che ci restano secchi. I salari sono fermi al 1993, proprio come il premier che nel frattempo però ha avuto diversa fortuna. Pietro Ingrao compie 94 anni, dice: «Berlusconi ha vinto soprattutto per la debolezza e gli errori dei suoi avversari. È un uomo del passato la sua è una destra vecchia». Leggete l’inchiesta di Roberto Rossi su Scientology. È il giorno giusto.

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