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Philip Langdon
Tre anni dopo l’11 Settembre, l’ossessione della sicurezza minaccia la qualità urbana
11 Dicembre 2005
Articoli del 2004
Con (ahimè consueta) ambivalenza fra giudizi negativi e pragmatismo professionale, la cultura new urbanism offre uno spaccato interessante sulle più recenti tendenze nella progettazione urbana connessa alla "sicurezza". Dal numero di settembre 2004 di New Urban News (fb)

Vorrei solo, a brevissima premessa, riportare una citazione dall’ultima parte di questo articolo, che mi infastidisce: “La maggior parte degli elementi di sicurezza correnti sono semplicemente inappropriati per un ambiente urbano. Sono stati sviluppati per paesi stranieri, ambasciate, il Terzo Mondo, ecc.”. Certo non riassume né le culture del new urbanism, né il contenuto del testo, ma c’è e sarebbe sbagliato non prenderne atto. Ai lettori di Eddyburg, ovviamente, il giudizio. (fb)

Titolo originale:Three years after 9/11, security mindset threatens civic design – traduzione di Fabrizio Bottini

Dopo che quasi 3.000 persone hanno perso la vita al World Trade Center tre anni fa, nessuno dubita che ci siano gravi rischi in terra americana, e che le agenzie governative debbano fare qualcosa a proposito. Ma alcuni progettisti credono che le soluzioni raccomandate dagli esperti – e adottate da governo federale – rischino di danneggiare l’ambito pubblico isolando inutilmente gli edifici collettivi.

Si sta iniziando a sviluppare una reazione, a questi eccessi del regime di sicurezza federale. Uno dei suoi principali esponenti è David Dixon, responsabile per l’urbanistica e la progettazione urbana dello studio Goody, Clancy & Associates di Boston. “La guerra al terrorismo rischia di diventare guerra alla vivibilità delle città americane” afferma Dixon. “Nella fretta di rispondere alla minaccia dei terroristi, un diffuso gruppo di funzionari, architetti, costruttori, ingegneri, avvocati, urbanisti, consulenti per la sicurezza, e altri in grado di influenzare le regole urbanistiche e edilizie, sta creando una nuova generazione di norme e regolamenti di progetto”.

La preoccupazione degli urbanisti si concentra su istruzioni come quelle riportate di seguito, che sono state applicate a edifici come i tribunali:

Da quando un camion-bomba ha distrutto i nove piani dell’Alfred P. Murrah Federal Building a Oklahoma City nel 1995, uccidendo 167 persone, le risposte federali sono state di rendere gli edifici più difficili da attaccare. A prima vista si trattava di una strategia indiscutibile. Gli occupa edifici federali ha diritto alla protezione contro gli estremisti antigovernativi come Timothy McVeigh. Ma dopo che Al Qaeda ha distrutto il World Trade Center e danneggiato il Pentagono, è diventato chiaro che il programma di sicurezza sarebbe stato molto più esteso. Qualunque edificio o spazio dotato di valore simbolico, ora può essere considerato un potenziale obiettivo del terrorismo. Gli scopi di sicurezza possono modificare non solo le caratteristiche degli edifici federali, ma anche di quelli statali, dei municipi, università, musei, monumenti storici, chiese: la lista è infinita.

Una consapevolezza crescente

Alcuni specialisti della sicurezza stanno maturando l’idea che gli edifici, o almeno il sistema di barriere sul loro perimetro, debba evitare di creare un’impressione di durezza. Michael Chipley, program manager per la sicurezza interna e i problemi geospaziali per lo studio di ingengeria civile PBS&J, afferma che nell’ultimo anno e mezzo un certo numero di funzionari e professionisti, pianificatori urbani, paesaggisti, ingegneri, architetti, personale di polizia, hanno iniziato a “cercare di eliminare la mentalità delle orrende barriere New-Jersey”. Chipley, co-autore del manuale Federal Emergency Management Agency Report 426, per l’attenuazione degli effetti dei potenziali attacchi terroristici agli edifici, dice che “Si sta verificando un notevole cambiamento di filosofia”

Questo cambiamento trova riflesso in un sistema di barriere anti intrusione di veicoli a “kit componibile” della General Services Administration. Una volta installato, crea un margine stradale più gradevole e “definisce più chiaramente i percorsi destinati ai pedoni”. Così scrivono Caroline R. Alderson, della General Services Administration, e Sharon C. Park, del servizio Heritage Preservation, in Building Security, un nuovo libro curato da Barbara A. Nadel. Alderson e Park prevedono che il “kit” produrrà un “confortevole senso di protezione dei percorsi” e un sollievo rispetto alla larghezza della strada.

Ma progettisti come Dixon – le cui critiche all’urbanistica della sicurezza federale sono contenute in First to Arrive: The State and Local Responses to Terrorism, pubblicato dalla MIT Press a cura di Juliette N. Kayyem e Robyn L. Pangi – restano perplessi dai requisiti di localizzazione degli edfici governativi, dall’obbligo di relegare i parcheggi su piazzali all’aperto o sopraelevati, alla difficoltà di incorporare attività commerciali e altri usi negli spazi perimetrali del pianterreno. L’edificio Joseph Moakley che ospita il tribunale, inaugurato nel 1998 a Boston sul waterfront, secondo la linea di pensiero post-Oklahoma City, “fiancheggia le principali connessioni pedonali dal centro al nuovo distrettto Seaport, con 120 metri di pareti cieche” sottolinea Dixon. Se il tribunale fosse stato progettato dopo l’11 settembre il risultato – dice – avrebbe potuto anche essere peggiore: “Una barriera fra il centro città e Seaport”.

Gli studi professionali che aderiscono al new urbanism, si stanno sforzando di adeguarsi agli obiettivi di sicurezza, mantenendo tuttavia un ambiente confortevole per i pedoni. Quando è stato proibito allo studio Robert A.M. Stern Architects di far occupare a un tribunale federale di Richmond, Virginia, la maggior parte del lotto, si è arrivati a un compromesso. I due lati principali dell’edificio saranno lunghe curve, in modo da adeguarsi al richiesto arretramento di 15 metri da bordo stradale. Ma due pareti terminali saranno comunque arretrate di soli 6 metri dal bordo, adattandosi alla griglia stradale del quartiere. Le parti dell’edificio situate a meno di 15 metri dalla strada conterranno “elementi strutturali ridondanti” in grado di assorbire l’urto di una bomba senza collassare, secondo il parere Grant Marani, socio responsabile del progetto per lo studio Stern.

Anche le parti pubbliche saranno progettate per sopportare esplosioni. “Le vetrate fino a 5 metri dal suolo saranno garantite sia balisticamente che per esplosioni” secondo i responsabili dello studio. Una parete-barriera mascherata a verde si estenderà tutto attorno alla zona, come deterrente ai veicoli. Anche con tutte queste precauzioni, il parcheggio lungo la strada, che è sia una comodità per i visitatori che un elemento di separazione dalla via per i pedoni sul marciapiede, sarà eliminato su tutti i lati dell’edificio. La completa realizzazione progetto, a cui partecipa la HLM Design di Bethesda, Maryland, è prevista per il 2006. Ma nel frattempo, forse è lecito chiedersi: qual’è la probabilità che Al Qaeda o un estremista di casa nostra attacchi un tribunale di Richmond? Privatamente, alcuni funzionari federali si chiedono se abbia senso spendere tanti soldi per fortificare gli edifici, quando il rischio è tanto difficile da calcolare.

Michael Chipley, dello studio PBS&J, dice che al momento c’è una tendenza verso metodi secondo cui cliente e progettista identificano le potenziali vulnerabilità di un edificio, e successivamente scelgono il livello adeguato di protezione. Teoricamente, questo incoraggia un approccio flessibile. “Il problema” riconosce Chipley “è che tutti prospettano lo scenario peggiore. Quindi si massimizzano le distanze”.

La cautela burocratica ha aggravato la tendenza a decisioni anti-urbane. Christine Saum, direttore per la progettazione urbana e la revisione dei piani alla National Capital Planning Commission (NCPC), che esercita parziale autorità sui progetti di edifici federali nella regione di Washington, nota che non esistono regolamenti specifici a proibire attività commerciali al pianterreno degli edifici pubblici. Certo, quando si propone questo tipo di uso, “spesso il personale del Federal Protective Service [Sicurezza Interna] non è a suo agio”. Gli usi misti non sono formalmente esclusi, “A loro, semplicemente, non piacciono”. L’aspetto positivo, il portavoce della NCPC Denise Liebowitz sottolinea che le risposte federali non sono fisse e immutabili. “Questi regolamenti e standards sono ancora in fase evolutiva, in risposta alle valutazioni di rischio”.

Gli effetti sull’attività dei privati

È inevitabile che i requisiti di sicurezza interesseranno anche strutture diverse da quelle degli edifici governativi. La General Service Administration, oltre a possedere 1.700 edifici per 18 milioni di metri quadrati, utilizza in affitto altri 15 milioni di metri quadri in 6.200 edifici di proprietà privata. Quando arriva il momento di rinnovare i contratti, a molti di questi edifici viene richiesto di adeguarsi agli arretramenti, o di “rafforzare” il grado di protezione dalle esplosioni. Un rafforzamento che può comprendere nuovi sistemi di finestre e alte modifiche, e che è costoso.

“È quasi sempre più economico trovare un nuovo spazio e costruire un altro edificio”, continua Anderson. “C’era una concreta preoccupazione che le attività governative abbandonassero le città”. L’esodo non è avvenuto. Ma progetti come quello per un nuovo edificio privato al Southeast Federal Center di Washington, da affittare al Dipartimento dei Trasporti, non promettono molto bene, con gli arretramenti di 15 metri, e la scarsità di usi diversi al pianterreno. “Si creano molti spazi morti” ci dice Elizabeth Miller, coordinatrice per l’urbanistica e la progettazione alla NCPC. In alcuni casi gli arretramenti possono avere qualche buon aspetto visivo, come accaduto per due secoli e oltre con le piazze dei tribunali americani. L’idea della sicurezza “può far tornare gli edifici governativi verso l’immagine del monumento sulla collina: una costruzione dall’aspetto imponente”. Rob Goodill, socio dello studio Torti Gallas & Partners di Silver Spring, Maryland, ha proposto di sviluppare portici, piazze, pareti di recinzione, giardini, e altri elementi che consentano agli edifici di distanziarsi dalla strada e contemporaneamente occupare lo spazio in modo armonioso.

Rob Rogers, socio alla Rogers Marvel Architects di New York, propone uno standard per giudicare un sistema di sicurezza: non è valido “a meno che non aggiunga bellezza, o accessibilità, o altri benefici” oltre a provvedere alla protezione. “Spendere tanti soldi a non avere altro che qualche spartitraffico è una cosa da sciocchi” dice Rogers. “La maggior parte degli elementi di sicurezza correnti sono semplicemente inappropriati per un ambiente urbano. Sono stati sviluppati per paesi stranieri, ambasciate, il Terzo Mondo, ecc.”.

Rogers aggiunge che sono necessari approcci più fantasiosi. Invece di barriere convenzionali, il suo studio sta progettando quello che descrive come “una panca luminosa di vetro, che accende un percorso pedonale dal molo del traghetto sull’Hudson al sito del World Trade Center”. Offrirà un sedile, una lieve e pervasiva illuminazione, e presumibilmente qualche godimento estetico, il tutto tenendo a distanza le insidie dei veicoli. Sarà più bassa delle classiche barriere, perché di fronte al sedile sta un materiale di riempimento che sostiene i pedoni, ma farebbe sprofondare un automezzo. Innovazioni del genere sono piuttosto rare.

David Dixon ritiene che l’attuale approccio dominante alla sicurezza sia mal orientato. “La cosa più curiosa a questo proposito” continua Dixon “è che negli ultimi decenni si sia tolta tanta parte dell’ambiente urbano dalla sensazione di paura (rendendo più sicure le città e la società) creando consapevolmente edifici più aperti, diluendo la separazione fra spazio pubblico e privato, promuovendo le attività collettive e riportando la gente nelle strade e piazze. Il solo e unico scopo della difesa dal terrorismo minaccia tutte queste sudate conquiste”.

Nota: qui il link alla rivista New Urban News (fb)

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