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Terza pista a Malpensa? E se due fossero già troppe?
20 Luglio 2008
Padania
Le ragioni del territorio nel documento dell’Unione Comitati Comprensorio Malpensa, 19 luglio 2008 (f.b.)

Con le presentazioni a Palazzo Mezzanotte ed ai Sindacati, in pubblico e, osiamo supporre, ai Sindaci amici in privato, la strategia di SEA è uscita allo scoperto ed i piani sono chiari, oltrechè i soliti: crescita e terza pista non sono certo novità.

Coperta rimane la questione ambientale che noi, invece, vogliamo ricordare: parlare di 50 milioni di passeggeri a Malpensa è terrorismo ambientale.

Vogliamo evidenziare, a questo proposito, che Malpensa sta nel Parco del Ticino, non in un deserto, e che tutta l’area è fortemente antropizzata.

É facile verificare che, nel raggio di 10 km dalle piste, esistono 38 Comuni con oltre 250.000 abitanti.

Allargando a 15 km si contano in totale 88 Comuni e 500.000 abitanti.

É qui che vogliamo far crescere un aeroporto che è già oltre il doppio del limite stabilito dal proprio P.R.G.A?

Nulla di nuovo anche sul fronte sindacale: a parte qualche esponente incredulo (dove troveranno i soldi?) il plauso è generale. Gli allarmi occupazionali (esagerati!!!) sono già rientrati, sono già ricominciate le assunzioni, si riparla di crescita e l’esperienza appena vissuta con il dehubbing e tutte le falsità relative non ha insegnato nulla.

Se Malpensa torna a crescere, l’elevata concentrazione di voli (forzando il mercato) e di lavoratori costituirà di nuovo una bolla destinata a scoppiare. E quando scoppierà (e sarebbe già la terza volta) pagheranno come al solito i più deboli o, nella migliore delle ipotesi, i contribuenti, per gli errori di politici, amministratori e sindacati.

Politici, amministratori e sindacati che, quando Malpensa cresce, si fregano le mani tutti contenti, senza pensare all’ambiente, quando scoppia, strillano e cercano altrove il capro espiatorio su cui rovesciare le proprie responsabilità.

In merito alle dimensioni aeroportuali è interessante ricordare che Linate, con una sola pista, gestiva, fino al ’98, 16 milioni di passeggeri/anno: perchè Malpensa, che doveva gestire al massimo 12 milioni di passeggeri, ha due piste?

Allora la proposta è: rispettiamo il P.R.G.A. e l’ambiente e, invece di fare la terza pista, chiudiamo una delle due attuali.

Si noti inoltre che due piste parallele consentono, ad esempio a Londra Heathrow, una capacità operativa superiore a quella che sarebbe possibile a Malpensa con tre piste.

Questo studio, infatti, redatto per S.E.A. da Mitre Corporation di Washington, e noto per essere stato presentato ad alcuni Sindaci e per descrizioni circolate, invece di risolvere i principali problemi di Malpensa, ne crea altri.

Attraversamento di pista con rischio di collisioni e ridotta capacità operativa (ridotta per un hub, in realtà, per l’ambiente è esagerata) sono attualmente i principali problemi.

Con la terza pista secondo Mitre l’operatività aumenterebbe un po’, ma anche i problemi, poichè gli attraversamenti di pista ci sarebbero ancora e la dipendenza tra le piste diventerebbe un gioco a tre (piste), quindi ancora meno sicuro.

Poi, particolare non trascurabile, si dovrebbe demolire e ricostruire la torre di controllo (costata 15 milioni di €) perchè nell’attuale posizione interferirebbe con i movimenti sulla nuova pista.

Ricordiamo la nostra proposta, il “Sistema Aeroportuale del Nord Italia”, dove ci sono 13 aeroporti con 15 piste ed una capacità di ca. 100 milioni di passeggeri/anno, il traffico reale è meno di 40 milioni e quindi non serve alcun ampliamento, neppure a Malpensa.

Ma non è ora di smetterla con questo aeroporto?

Gallarate, 19 luglio 2008 http://unicomal.blogspot.com/

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