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"Territorio e Parlamento"
19 Aprile 2004
Lettere e Interventi
Mariangiola Gallingani (Bologna), 15.05.2003

lo spazio giustamente ampio che Repubblica di oggi, 15 maggio, dedica ai prevedibili contenuti che va assumendo il testo della legge-delega in materia ambientale, oltre che generare preoccupazione e spavento, oltre che rendere ordinaria la prassi dei disastri "annunciati", oltre a contrastare perfino con il comune buon senso, mi sembra che richiami anche un'appiglio di tipo giuridico.

Con le nuove leggi sugli enti locali, ci sono tre grandi gruppi di materie su cui si riconosce la competenza esclusiva dei consigli, e dunque del potere legislativo/deliberativo, e non di quello esecutivo espresso dalle giunte; queste materie sono: statuto e regolamenti; bilanci e provvedimenti connessi; piani territoriali e urbanistici.

Nel caso del Parlamento, e dunque del massimo livello legislativo dello stato, la competenza esclusiva è, paradossalmente, più ristretta; riguarda infatti le materie costituzionale ed elettorale, l'autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali, l'approvazione di bilanci e consuntivi, e, ovviamente, la delegazione legislativa (art.72).

Io continuo ad essere convinta che le materie che riguardano il territorio e l'ambiente debbano in Italia conquistarsi una dignità (e allo stesso tempo una "rete difensiva") di livello costituzionale; perché non estendere al parlamento - il quale peraltro si occupa dell'intero territorio nazionale, e non solo di una sua parte - prerogative che sono già patrimonio di altre assemblee elettive?

Per fare questo, però, occorrerebbe che l'insieme dei movimenti e delle associazioni che lavorano/combattono su queste materie (si pensi per esempio alla privatizzazione dell'acqua, già all'attenzione di movimenti no global, come per esempio Attak) , e anzi soprattutto proprio i movimenti no/new/global si mobilitassero, assieme ad associazioni più tradizionali, come Italia Nostra, il WWF, Legambiente, ecc., per promuovere tutto quel che ci vuole per mettere in grado il popolo di promuovere una legge costituzionale, e cioè raccogliere almeno 50.000 firme (art 71 cost.) innescando, se ci si riesce, un processo di revisione costituzionale (art 138); peraltro già ora tutto ciò che viene fatto, in termini legislativi, in violazione delle direttive europee si configura come violazione di un trattato internazionale - e già questo fatto, se correttamente interpretato potrebbe sostenere il diritto del parlamento a legiferare su tali materie.

Nell'immediato, penso che gli stessi soggetti evocati (comitati, associazioni, movimenti, ecc.), abbiano in certo modo l'obbligo morale d'invitare il presidente ciampi a non firmare questa legge delega. Vedremo se sono effettivamente sensibili alla materia, ma io spero di sì.

Lo spero anch’io. Per conto mio, manderò questa lettera a Gaia Pallottino (Italia Nostra), Fulco Pratesi (WWF), Ermete Realacci (Legambiente), Paolo Avarello (INU), e informerò delle risposte.

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