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Fabrizio Bottini
Terre di mezzo: i comitati del territorio Scrivia
16 Maggio 2004
Padania
Un coordinamento di comitati in un territorio vasto e complesso, con un metodo di azione altrettanto articolato (fb)

Premessa a un link - di Fabrizio Bottini

Tra gli infiniti punti di vista che offre la valle del Po, forse le confluenze dei corsi d’acqua minori nel grande fiume sono i più significativi. Eugenio Turri, descrivendo la Megalopoli Padana, ci invitava a leggere una lezione di geografia direttamente sul testo del paesaggio, ad uno di questi nodi, dove le acque limpide e azzurre di un affluente di origine alpina formavano una netta “V” con quelle giallastre del Po, frutto degli affluenti limacciosi torrentizi del versante sud. Tra questi particolarissmi snodi, spicca certamente quello in cui nel giro di poche centinaia di metri mescolano le acque nel grande fiume il Terdoppio, sceso dalle alture novaresi attraverso la Lomellina, e lo Scrivia, che dall’Appennino Ligure scende, attraverso le province di Alessandria e Pavia, fino a un larghissimo tratto del Po, attraversato dal bel ponte ad arcate metalliche della strada Sannazzaro dei Burgundi-Casei Gerola.

L’area definita dal corso dello Scrivia, che comprende tre regioni e tre province diverse, non contiene grandi centri metropolitani (a meno che si vogliano considerare tali, che so, Voghera o Alessandria, che tra l’altro sono ai margini del bacino vero e proprio), ma fa storicamente parte sia del “triangolo industriale”, sia di due grandi corridoi di traffico padani: il Voltri-Sempione e la fascia di bassa pianura Torino-Adriatico, che a Piacenza si articola tra i percorsi pedecollinare (Emilia) e padano vero e proprio (Cremona-Mantova-bassa padovana). Ed è, quella del bacino Scrivia, una centralità relativa che si esprime soprattutto per difetto, ovvero nell’essere questa terra luogo di passaggio, scambio, deposito. Anche e soprattutto di schifezze, a quanto pare.

Niente di particolarissimo, visto che ogni territorio ha le sue belle gatte da pelare in termini di grandi progetti e grandi oggetti buttati qui e là senza badare molto a dove cascano, ma qui la varietà, dimensione media e concentrazione sembrano davvero rilevanti. Soprattutto se paragonate al contesto geografico, ambientale, socioeconomico, tutto sommato da territorio di campagna o poco più, con ricchezze paesistiche notevoli e diffuse, e dove la ragnatela di impianti, reti, buchi, tubi, montarozzi, cinture, bretelle eccetera, spicca davvero più del “normale”. E le poche cose della zona di cui ci siamo già occupati sulle pagine di Eddyburg, ovvero le strutture commerciali a Serravalle e Montebello della Battaglia, sono davvero poca cosa rispetto al panorama generale.

Una cosa particolare, è la forma assunta qui dai comitati per il territorio, e dal sito web che ne rappresenta l’espressione: niente di più lontano dall’idea di NIMBY. Il concetto di NIMBY va infatti ben oltre l’acronimo facile da ricordare. Not In My Back-Yard (fatelo altrove, ma non nel mio cortile) rinvia infatti, quasi sempre e a tutto vantaggio dei soliti noti, ad un’idea tutta localistica, passatista, di pura resistenza passiva alla modernizzazione. In questo caso come in altri, a ben vedere basta cercarle nella realtà (o solo nel sito web) quelle parole, per scoprire che proprio non ci sono. Manca il NOT perché i comitati esprimono idee e proposte, non barricate in difesa di un vago passato felice. Manca il MY perché l’identità espressa è articolata, culturalmente, socialmente, e sul piano geografico-amministrativo. Infine quel BACK-YARD, il “cortile”, beh: quello è abbastanza grande da far passare a chiunque la voglia di pensare a prospettive anguste. Basta guardare la cartina, e vedere che il cortile comprende molte realtà amministrative, insediamenti, sistemi infrastrutturali. Insomma un bel modello di complessità.

E se si entra nel sito si scopre la faccia comunicativa di questa complessità, tematica e territoriale. Innanzitutto l’indice è doppio, appunto tematico e territoriale, e così si può scorrere la serie dei guai derivanti, che so, dall’Alta Velocità ferroviaria, oppure la serie completa dei guai che affliggono l’area di Tortona. Ed è solo l’inizio, perché i testi che si aprono dagli indici sono molto più (e molto altro) che segnalazioni, polemiche, appelli. Pur lontano da qualunque velleità o scimmiottatura “professionale”, il sito offre un’ampia tipologia di contributi, che attraversano tutto lo spettro, dalla locandina di convegno, alla nota locale, alla notizia di carattere più generale/disciplinare, all’informazione tecnico-scientifica ecc.

Alla faccia di chi, anche in buona fede, è convinto che dai comitati non si possa cavare altro che una confusa forma di esagitata partecipazione, che poi lo specialista dovrà distillare ... Beh, il resto potete immaginarvelo.

Naturalmente il lettore può non essere d’accordo con la mia opinione. Ma non posso farci niente, salvo invitare chi non lo conosce a farci un salto, al sito dei Comitati Scrivia. Pro o contro, per metodo o merito, ne vale certamente la pena.

Link al sito a cura dei del Comitati Scrivia

(foto f.b.)

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