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Cesare Bechis
«Taranto ha bisogno di riprendersi le aree militari»
16 Ottobre 2007
Altre città italiane
Intervista all’assessore regionale Angela Barbanente sul dramma di una città, che puà diventarne la speranza. Dal Corriere del Mezzogiorno, 16 ottobre 2007

TARANTO — «Le aree militari sono preziose per programmare interventi di riqualificazione urbana, soprattutto a Taranto che è una città slabbrata».

Angela Barbanente, l'assessore regionale all'Urbanistica, conosce il capoluogo jonico, ne segue le vicende, è in grado di indicare una delle strade da seguire pur, ovviamente, lasciando la totale autonomia di scelta ai tarantini. E' al corrente del tentativo della città di riconquistare aree della Marina situate in posizione strategica, di ottenere beni militari utili allo sviluppo, di liberarsi della schiavitù di due muraglioni che la soffocano per chilometri. E' una grande opportunità per Taranto rientrare in possesso di beni oggi ancora nella disponibilità della Marina ma non più utili ai fini militari. Molti tra questi sono anche abbandonati da anni e inutilizzati. Sono terreni, edifici, strutture, isole, beni immobili sui quali la città può fare leva per disegnarsi un futuro migliore. Di sdemanializzazione si parla da anni, un protocollo d'intesa fu firmato quindici anni fa, ai tarantini sembrava di poter già pensare a un museo galleggiante alla stazione torpediniere utilizzando l'incrociatore Vittorio Veneto e a un acquario realizzato in quell'area in disuso da quando la flotta s'è trasferita in mar Grande. Tutto è ritornato incerto perché la Marina ritiene quelle aree ancora utili ai suoi scopi.

Assessore, Taranto cerca di recuperare aree militari che ritiene indispensabili per il suo futuro. Il rapporto con la Marina, però non segue un percorso lineare.

«Questo capita in tutte le città che intrattengono rapporti con enti militari e che cercano di acquisire le aree strategiche dismesse o da dismettere. Non solo Taranto, ma anche tante altre città in Italia sono alle prese con questo tipo di problematica. Un dato che sembrava acquisito può non esserlo più in seguito. Molte città sono impegnate in negoziazioni intense con il ministero della Difesa per recuperare aree spesso situate in posizioni tali da risultare molto utili allo sviluppo urbanistico. Taranto non è un caso così singolare ».

Al di là dei siti della Marina, i tarantini vorrebbero liberarsi anche dei muraglioni che circondano per ettari insediamenti militari.

«Comprendo. I muri servono a separare, io sono per la ricomposizione».

Di cosa, urbanisticamente parlando, ha bisogno Taranto?

«Taranto ha bisogno, innanzi tutto, di interventi di riqualificazione urbana perché è una città fatta di tante isole tra loro separate».

Si riferisce ai quartieri che sorgono a chilometri di distanza dal centro della città e tra di loro?

«Sì. La città s'è dispersa, i quartieri sono separati. Per questa ragione le opportunità che si aprono con le aree della marina militare devono essere colte subito e nel migliore dei modi. Quelle aree possono servire anche a ricucire tra loro parti di città oggi sconnesse e nascoste ».

Come si può fare?

«Le aree militari vanno innanzi tutto censite per vedere quali sono realmente disponibili. Poi devono essere impiegate per un'operazione intensa di riqualificazione urbana sulla quale i tarantini sono perfettamente in grado di scegliere per migliorare il volto e la funzionalità della propria città».

Quindi serve una nuova progettazione urbana?

«Ne sono convinta. Secondo me la progettazione urbana può imboccare anche la direzione nella ricucitura tra le varie parti della città. I muraglioni che ci sono a Taranto non rendono permeabili le diverse zone, separano ciò che dovrebbe essere riunito».

La Regione in che modo può far parte di questo discorso?

«Com'è consuetudine, la Regione svolge un'opera di accompagnamento e orientamento sui singoli Comuni. Il rapporto è di grande collaborazione, di continuo affiancamento non solo per sostenere le iniziative comunali orientate alla riqualificazione, ma per collaborare a trovare la strada più idonea all'interesse della città. Con la Regione non c'è più un rapporto gerarchico ma di copianificazione».

«In questo settore, la Regione non dispone, ma condivide le scelte e gli orientamenti delle singole amministrazioni comunali. Queste sono completamente libere, le decisioni appartengono all'autonomia delle città, noi mettiamo il peso dell'amministrazione regionale molto volentieri per sostenere lo sviluppo anche urbanistico delle varie realtà comunali».

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