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Claudio Tito
"Tagliamo costi e privilegi o la democrazia è a rischio"
10 Settembre 2007
Articoli del 2007
In un’intervista Rosy Bindi ragiona sul significato del successo di Beppe Grillo. La Repubblica del 10 settembre 2007

ROMA - «Il problema non è solo la manifestazione di Bologna. Ma le tante firme, la gente che ha fatto la coda per aderire. E se uniamo il tutto alle copie vendute dal libro "La casta", allora bisogna capire che siamo di fronte ad una ribellione contro la politica che va presa sul serio. Non possiamo far finta di niente». Beppe Grillo, il Vaffa-day, i privilegi della politica, gli stipendi dei parlamentari. Rosy Bindi li mette tutti in fila come anelli di un´unica catena che rischia di stritolare nella culla il nascente partito Democratico. Per questo «dobbiamo dare una risposta». Non si può tacciare quel che accade come «qualunquista e demagogico». «Quando vado ai dibattiti, alla fine le domande della gente sono sempre le stesse: "perché noi non arriviamo alla fine del mese e voi vi arricchite?". E me lo chiedono anche alle Feste dell´Unità, perché il messaggio di austerità di Berlinguer è ancora vissuto sulla pelle da una parte del popolo della sinistra. E certe cose non vengono digerite». La sua risposta, allora, il ministro della famiglia già ce l´ha: abolizione del Senato, Camera con 450 deputati, dimissioni dei condannati, stop agli aumenti degli stipendi dei parlamentari, rimborsi spese sottoposti al controllo di una agenzia indipendente.

Ma perché la protesta di Grillo va presa così tanto sul serio? E soprattutto perché adesso?

«Perché o diventa una seria occasione di rinnovamento della politica o è chiaro che sarà l´anticamera dell´antipolitica».

Non lo è già?

«Non voglio usare toni apocalittici. Io ho vissuto in prima linea la stagione di tangentopoli. C´era una grande rabbia contro i corrotti, la rabbia ora è nei confronti di tutta la politica. So che nelle parole di Grillo ci sono venature qualunquiste e anche un po´ di volgarità, ma prima di liquidarle come ribellione antipolitica forse è il caso di chiederci se non sia una domanda di buona politica».

Eppure i suoi colleghi dell´Unione tengono a distanza il fenomeno Grillo.

«C´è sempre la tentazione di rimuovere».

E invece?

«E invece credo che il nostro 14 ottobre debba essere una straordinaria occasione per chiamare le persone a firmare per la buona politica e non contro la politica. Altrimenti - dopo aver suscitato attese - l´effetto non potrà che essere devastante».

Se vuole rispondere alla piazza bolognese, dovrà allora recepire le sue istanze.

«Siamo ancora in tempo a non legittimare il passato. Il governo, ad esempio, ha cominciato a ridurre le indennità dei ministri. Ma bisogna imprimere un forte cambiamento».

Nel concreto che vuol dire?

«Ecco le mie proposte: i parlamentari del Partito Democratico si dovranno impegnare a modificare la legge elettorale fino a dichiarare che non si candideranno con quella attuale. Immediata attuazione del nuovo titolo V della costituzione con la soppressione del Senato e l´istituzione di una Camera delle regioni. E così avremo 315 parlamentari in meno».

Ma ci saranno i membri di questa nuova Camera?

«Sì, ma si tratta di un´assemblea di secondo livello. E comunque ci dovremmo impegnare a ridurre del 30% anche i componenti della Camera dei Deputati. Ma non mi fermo qui».

Cioè?

«Dimissioni di chiunque abbia avuto problemi con la giustizia e quindi massima trasparenza per le liste elettorali del futuro. Interruzione immediata dell´indicizzazione delle nostre indennità. Solo noi e i magistrati abbiamo questo privilegio. Separazione netta tra indennità personale e rimborsi spese. Uno stipendio di 5000 euro va bene, i rimborsi vanno affidati ad una agenzia indipendente che valuti le finalità della spesa, verifichi se risponde ad un´attività politica o meno. Stesso discorso per la gratuità dei mezzi pubblici: vale per l´attività politica e non per i viaggi privati. Bisogna anche limitare i mandati e prevedere le primarie per tutti gli incarichi politici».

I suoi «colleghi» non saranno tanto contenti. Anche perché per fare la riforma elettorale serve un consenso che va oltre il Pd.

«Veniamo considerati dei privilegiati e quasi inutili per la comunità. Per questo ci chiedono quanto costa la politica. Dobbiamo spogliarci dei nostri privilegi. Il vitalizio, ad esempio, va dato a 65 anni e deve essere un´assicurazione privata. Va rivista anche la legge sui rimborsi elettorali e sui giornali di partito. Anche la vita "finanziaria" dei partiti andrebbe controllata di una agenzia indipendente. E sa perché faccio queste proposte? Perché ritengo che il finanziamento pubblico della politica sia necessario».

Sembrava il contrario.

«Per difendere il finanziamento pubblico bisogna correggere le distorsioni. Lo difendo perché altrimenti faranno politica solo i ricchi o quanti trovano dei finanziatori che però, prima o poi, presentano il conto».

Sembra quasi che lei voglia dire: attenzione se non sarò io il leader del Pd, tutto questo non accadrà.

«Mi auguro che nel Pd saremo in molti a pensarla così».

E se il Pd non seguirà questa linea?

«Guardi, Grillo può anche essere un provocatore, ma se ottiene questo consenso, seppure con accenti di qualunquismo, non si può pensare che tutto resti come prima. Io farò la mia battaglia su questo, in ogni caso».

Però anche nel Pd potrebbero risponderle che è facile richiamare la gente con il qualunquismo e la demagogia.

«Senza una politica autorevole la vita democratica di un Paese può correre dei rischi. La nostra sfida è quella di restituire dignità alla politica costruendo un partito nuovo. Un grande partito popolare e nazionale che non sia emanazione solo di una persona. Per questo va approvata una legga sulla regolamentazione dei partiti in attuazione dell´articolo 49 della Costituzione».

Lei chiede le dimissioni di chi ha avuto problemi con la giustizia. Ce ne sono anche nel centrosinistra. Vincenzo Visco è stato condannato per abuso edilizio. Dovrebbe dimettersi per questo?

«Io parlavo di corruzione e concussione. Il giustizialismo per me non è un valore, ma nel ‘92-´94 quando la politica si rifiutò di autoriformarsi e si affidò alle aule dei tribunali, il risultato fu che arrivò Berlusconi. Come allora sono convinta che debba essere la politica a riformarsi».

Questa dunque dovrebbe essere la piattaforma del PD?

«Io penso che su questo si fonda il nostro futuro».

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