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Sugli aeroporti un dibattito pubblico surreale
17 Ottobre 2006
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Due articoli del 17 ottobre 2006 di Manuela Cartosio (il manifesto) e Alberto Statera (la Repubblica) sottolineano indirettamente la faziosità di alcuni megaprogetti insediativi per il nord. Con una postilla (f.b.)

Manuela Cartosio, Alitalia, un hub di troppo. Quale?, il manifesto, 17 ottobre 2006

Oggi Prodi incontra l'ad di Alitalia Cimoli. Non si placa la guerra tra filo Malpensa e filo Fiumicino. Innescata da Rutelli

Ieri in Borsa il titolo Alitalia ha guadagnato 5 punti, la metà di quanti ne aveva persi giovedì scorso, dopo che Prodi aveva definito «fuori controllo» la situazione dell'ex compagnia di bandiera (211 milioni di perdite nel primo semestre dell'anno). Il recupero cade alla vigilia dell'incontro di oggi tra il presidente del consiglio e l'amministratore delegato di Alitalia Giancarlo Cimoli. E nel bel mezzo di un ritorno di fiamma della «guerra degli hub», combattuta tra il «partito» di Fiumicino e quello di Malpensa.

Il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi definisce il faccia-faccia di oggi «un passaggio nodale» per capire l'atteggiammento dell'azienda verso l'iniziativa del governo che si è assunto la «responsabilità» di definire una nuova strategia per far uscire Alitalia dalla crisi. Nuova, nel senso di diversa da quella disastrosa di Cimoli. In sostanza, Bianchi indica la porta all'amministratore delegato. Che, per togliere il disturbo, chiede una congrua ricollocazione, oltre a 8 milioni di buonuscita. Da Madrid ieri Prodi ha smorzato l'allarme rosso lanciato la settimana scorsa: «Le possibilità di ripresa per Alitalia sono ancora molto forti. Credo potrà avere un ruolo in futuro». Da sola o alleandosi con altri compagnie? «Lo decideremo entro il 31 gennaio, mi sono preso tre mesi per riflettere».

Mentre Prodi riflette, il vicepremier Rutelli domenica ha scodellato la sua ricetta per salvare la compagnia aerea in un'intervista a Repubblica che ha fatto il botto per due righe: Alitalia è andata a rotoli «anche» per colpa di Malpensa. A sentir dire che l'hub della brughiera è il tallone d'Achille dell'Alitalia ii sindaco di Milano Letizia Moratti è insorta, con una contro-intervista: «Malpensa non è il problema ma la soluzione ai problemi della compagnia. Se il governo non lo capisce, non fa un dispetto a Milano o a me. Lo fa all'azienda. Un'Alitalia concentrata su Fiumicino sarebbe condanna a una lenta agonia».

E' divampata la guerra (verbale) trasversale ai partiti e ai sindacati: Nord pro Malpensa, Roma pro Fiumicino. «Un derby stucchevole Roma-Milano, un dibattito sconclusionato e superato», l'ha definito Rutelli per disconoscerne la paternità, «io ho posto temi completamente diversi: liberalizzazione di voli, complementarità tra aeroporti e nuove alleanze che guardano a Est». Ma la complementarità rutelliana è a tutto vantaggio di Fiumicino. I «nordici» hanno capito l'essenziale e si sono regolati di conseguenza.

Il presidente lombardo Formigoni chiede «subito» un incontro con il governo per sapere se, come Rutelli, è intenzionato a fregarsene dei «30 milioni di cittadioni e dei 3 milioni di aziende del Nord che hanno bisogno di volare in tutto il mondo». E' «ingeneroso» imputare a Malpensa i guai dell'Alitalia, osserva il presidente della Provincia di Milano Penati (Ds). Per il leghista Maroni, abbandonare Malpensa sarebbe una tragedia per Alitalia, perderebbe tutto il traffico business e diventerebbe una compagnia «laziale». Cimoli «crede» in Malpensa, «per questo vogliono farlo fuori». Sul fronte opposto, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo sottoscrive le dichiarazioni «equilibrate e lungimiranti» di Rutelli. Il sindaco Veltroni, compare di Rutelli, fa il pacifista: «No alla guerra tra Roma e Milano».

In Lombardia i sindacati dei trasporti fulminano Rutelli. A livello nazionale cercano di salvare capra e cavoli, ma sotto sotto pendono per Fiumicino. «Alitalia è un compagnia nazionale, non potrà mai essere una municipalizzata né di Roma, né di Milano», dice Fabrizio Solari, segretario della Filt-Cgil. Il segretario della Cisl Bonanni condivide «alcuni elementi» del piano Rutelli

Alberto Statera, "Basta dualismi Milano-Roma o il Paese va allo sfascio", la Repubblica, 17 ottobre 2006

Veltroni: Alitalia da salvare come fu per l´Iberia. Il sindaco di Roma replica anche a Cacciari: che abbiamo mai tolto a Venezia con la festa del cinema?

Complici gli aeroporti, che sono una cosa seria, ritorna la «questione settentrionale» forse meno seria, con uno spreco di diatribe provinciali degno di miglior causa. Roma o Milano, Milano o Roma? Fiumicino o Malpensa, Malpensa o Fiumicino? Sembra andare in bianco e nero - spettacolo eterno e stucchevole - l´Italietta Anni Cinquanta che vuole il meneghino serio e laborioso, il romano insopportabile e cicalone come il marchese del Grillo; la capitale morale del Nord grigia, seria e negletta, la capitale ufficiale della Repubblica arruffona e ladrona.

Il vice premier ed ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, col suo piano di salvataggio dell´Alitalia, a fin di bene ha riacceso la miccia, il suo predecessore da vice premier e successore da sindaco Walter Veltroni invoca «l´intelligenza complessiva delle cose», usando non a caso un´espressione dell´ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini.

Sindaco Veltroni altro che intelligenza complessiva delle cose, dicono da destra che lei è il vero capo della lobby di Fiumicino, che lavora solo per Roma, che vuole affossare Malpensa, che frega a Venezia il festival del cinema, facendo imbufalire il presidente del Veneto forzista Giancarlo Galan, ma anche il sindaco di centrosinistra Massimo Cacciari.

«Se si continua a ragionare così sa che cosa succede? Che questo Paese va per aria. Non esiste una questione di Milano, di Roma, di Venezia, di Fiumicino e di Malpensa. Non esiste neanche su queste basi una questione settentrionale. Esiste soltanto un´unica grande questione nazionale. Non c´è il meridione, il settentrione e il centro. Smettiamola con questo ottuso conservatorismo, con la sindrome di Vicenza, col dualismo Roma-Milano che fa sorridere in tempi di globalizzazione».

Ci dica della lobby di Fiumicino, sindaco Veltroni.

«Dico che se si fa la guerra tra Malpensa e Fiumicino, la sola vittima sarà l´Alitalia. Ciò che non deve accadere, perché non c´è grande Paese che non abbia una compagnia di bandiera».

Compagnia di bandiera? Ma come, mettiamo ancora in mezzo la bandiera? Non cerchiamo, a parte la bandiera, di fare una società che abbia i voli necessari, a prezzi civili, che arrivi in orario e che magari sia privatizzata?

«Dico compagnia di bandiera per ragioni diciamo sentimentali. Nel senso che un grande Paese come il nostro non può fare a meno di una grande compagnia aerea. L´Alitalia purtroppo è scesa da una quota di mercato del 55 per cento al 41 per cento, mentre l´Iberia è stata salvata e rilanciata. La Spagna, più di noi, si dimostra un Paese che ha voglia di futuro, non ha paura di cose nuove. E´ una nazione che riesce a ragionare in modo sistemico, in termini di Paese, non di città o di aree geografiche. Noi continuiamo invece a incagliarci spesso in qualche amenità».

Sindaco, la prego: torniamo su Fiumicino e Malpensa.

«Milano e Roma hanno vocazioni diverse. Roma più turistica, Milano più business. Milano ha un problema grave tra Malpensa e Linate, anche perché è Linate con le rotte internazionali che frega Malpensa. L´Alitalia, da parte sua, non ha saputo distinguere tra dimensione turistica e business. Ci sono due milioni di passeggeri che vanno su hub non nazionali per le destinazioni africane. Peggio: l´Alitalia ha cancellato i voli per San Paolo del Brasile che erano al 78 per cento, per Chicago al 76, per Sydney all´85, per Manila all´81. Il mercato potenziale da Roma non servito attualmente è pari a 3.100.000 passeggeri. Pensi poi che oggi ho partecipato a una riunione che aveva lo scopo di spostare un po´ di traffico da Ciampino a Fiumicino, perché Ciampino non ce la fa più con i voli low cost. Se poi la clientela del Nord non va a Malpensa, ma a Francoforte o a Parigi, di chi è la colpa?».

Lei, sindaco, dicono che voglia diventare una specie di zar del turismo italiano.

«L´affluenza turistica a Roma è aumentata del 25 per cento in tre anni e del 10 per cento nell´ultimo anno. Abbiamo già firmato un protocollo con Alitalia, Aeroporti di Roma e Camera di commercio per garantire un afflusso sui 3 o 4 milioni di passeggeri aggiuntivi su Roma».

Complimenti, ammesso che Alitalia esista ancora, lo vada a spiegare ai piccoli imprenditori del lombardoveneto, che vi accusano di volergli togliere pure Malpensa oltre a tutte le infrastrutture promesse, mentre loro faticano con l´industria e voi ve la cavate col turismo.

«L´Alitalia esisterà ancora perché noi abbiamo a cuore il destino dei lavoratori e crediamo nella responsabilità dei sindacati. Non voglio invece soffermarmi sugli errori commessi tra Roma, Linate e Malpensa, dove tra l´altro si perde il doppio dei bagagli che si perdono a Fiumicino. Dico solo che Roma ha un prodotto interno lordo pari a quello dell´Ungheria o della Repubblica Ceca. Non accetto perciò una polemica piccina di questo genere. La questione, ripeto, non è Roma e Milano, o Nord e Centro, o Sud. Roma e Milano possono e devono svolgere il ruolo più forte per tirare il Paese, non possono dividersi su Fiumicino o Malpensa. Io voglio ragionare sul Paese, non instillare nuove paure. Roma ha quello che ha. Milano ha la Scala, il Piccolo, l´arte contemporanea. Con Letizia Moratti ce lo diciamo sempre e siamo d´accordo».

Scusi, sindaco Veltroni, lo sappiamo che lei è per definizione buonista e vuole sempre mettere tutti d´accordo, ma qui la questione è un po´ complicata, è il Nord che dice di non capirvi più e che voi non capite loro. Un cortocircuito?

«Questo è un Paese di società veloce e di democrazia lenta, un Paese che ha bisogno di decisioni sulle infrastrutture, lo sa il Nord e lo sa il Sud. Sugli aeroporti, sulle strade. Non ci si può perdere su questioni territoriali o di campanile. Ma purtroppo abbiamo assorbito i veleni della Lega di Bossi, di tutti quelli che volevano bruciare il Colosseo. La Lega ha meno successo del passato, ma gli epigoni di centrodestra, pur un po´ meno scortesi, sono uguali a loro».

Massimo Cacciari dice che il centrosinistra con il Nord ormai ha chiuso, soprattutto dopo la storia Fiumicino-Malpensa. Si lamentano anche per la festa del cinema di Roma, una sua invenzione che vivono come un furto a Venezia.

«Ma che cosa abbiamo mai tolto a Venezia? Abbiamo avuto a Roma decine di migliaia di persone, successo, affari. Cos´è questo conservatorismo diffuso, ormai fuori tempo, localistico e non nazionale?».

Lo dica a Cacciari.

«No, lo dico a me stesso. Dico che l´idea che la sinistra parlamentare sia bella e il governo brutto non funziona, salvo che l´esecutivo non diventi una dittatura, o quasi, come è capitato nell´epoca Berlusconi. Il nostro è un sistema politico fragile, a causa della legge elettorale. Bisogna introdurre un´accelerazione e un compattamento delle coalizioni, un punto apicale in cui si assumano le responsabilità, con un bilanciamento democratico».

Serve forse la bella Repubblica presidenziale o la monarchia, sindaco Veltroni, per decidere il destino di Malpensa o di Fiumicino?

«Forse serve un sistema politico meno debole di quello attuale».

Cacciari dice che occorre il Partito democratico come panacea di tutti i mali, compresa la questione settentrionale. Ma che c´entra il Partito democratico con la questione settentrionale?

«Cacciari ha ragione, se si riferisce al bisogno di uno schieramento coeso, a precise indicazioni programmatiche e a forti elementi di stabilità nel governo. Così, Malpensa o non Malpensa, con il Nord non avremo chiuso».

postilla

A qualunque dei variegati punti di vista riassunti sopra si voglia aderire, o meno, dovrebbe saltare agli occhi la grande incertezza di prospettive entro cui ci si sta muovendo. Il che mette ancora più in rilievo le sciagurate (a dir poco) scelte recentemente documentate da Eddyburg di articolazione e sviluppo quantitativo, da un lato delle polarità aeroportuali dell’area padana, dall’altro della ben più corposa rete di opere e insediamenti che si portano fatalmente appresso. Basta ad esempio confrontare le prospettive della ineluttabile crisi di Malpensa come esposte qui sopra, con l’urgenza che Lega e Forza Italia lombarde mettono nell’accelerare le procedure del Piano d’Area per Montichiari, secondo hub per accogliere fantomatici traffici smistati dal “sovraccarico” di Malpensa. E nella relazione del Piano d’Area per Montichiari si spiega chiaramente che con la stazione Alta Capacità ferroviaria lo scalo si troverebbe a solo un’ora da Venezia, quindi in grado di fungere pure da “porta dell’est”.

Peccato che, in contemporanea, a Venezia vengano presentati gli altrettanto faraonici progetti per “Marco Polo City”, altro mega-polo aeroportuale con cementificazione annessa, che si rivolge al medesimo bacino di utenza (magari nella relazione c’è scritto che con la TAC si arriva a Montichiari in un’ora …).

Ciò premesso, si vedano per Montichiari, gli articoli HUB? BURP! sul Piano d’Area , la cronaca di Francesco Di Chiara da Bresciaoggi della prima assemblea VAS sul progetto , e una mia nota pubblicata dal sito Megachip.info col titolo L’ombelico della Megalopoli Padana; per Marco Polo City il riferimento è all’ampia rassegna di articoli raccolti recentemente qui su Eddyburg (f.b.)

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