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Franco Girardi
Stiamo tornando all'urbanistica
11 Febbraio 2005
Scritti ricevuti
Un intervento che riprende e annoda vari temi affrontati in questa sezione (e in altre) su urbanistica, paesaggio, politica

Nelle scorse settimane e mesi ci siamo scambiate diverse opinioni sui nostri problemi urbanistici. Da parte mia ho considerato specificamente tre temi: il vuoto di interesse della Sinistra per quei problemi; la nuova legge urbanistica ( di governo del territorio); l’INU e la sua attuale posizione culturale-politica. Le tre questioni sono riassunte nella mia nota 04.09.04, con il tuo commento che “la discussione è aperta”. Poi c’è stato l’intervallo, con l’interesse più sui temi politici, con la tua denuncia di “smontaggio della Costituzione” da parte della Destra, e la sfiducia di Bruno Ballardini nei confronti della Sinistra In una mia successiva comunicazione 04.12.04. ho invitato a “tornare all’urbanistica”, proprio per fare politica “in positivo” sui temi specifici, nostri, e concreti.

Mi sembra che ci stiamo arrivando in pieno e nel modo migliore per la penna (se così ancora si può dire) di Vezio De Lucia.Il nostro amico, sollecitato dal suo impegno con Italia Nostra e il tema del paesaggio, promosso da questa associazione, denuncia (comunicazione 25.01.05) la proposta, che si vorrebbe introdurre nella nuova legge di governo dl territorio, di scorporare la tutela del paesaggio dalla pianificazione territoriale-urbanistica. Dopo di che, è ovvio, la pianificazione si ridurrebbe alla “cantierizzazione” più frenata e al più volgare “decisionismo”. Dopo la denuncia, Vezio De Lucia invita Eddyburg a sviluppare un dibattito sul paesaggio, come fisionomia del territorio, o meglio ancora come sua bellezza, investendo in tal modo il tema della dimensione estetica (parola da lui espressamente citata) nella e della pianificazione territoriale-urbanistica Per me è un invito a nozze; ed è anche l’occasione per tornare all’urbanistica, discuterne i principi fondamentali, consolidarli e (per stare anche nel politico) rispondere, con qualche possibilità di successo, alla guerra che le è stata mossa ed ora si fa più acuta.

Comincio col dire (forse correggendo un poco l’impressione che possono dare le parole di Vezio De Lucia) che la ragione estetica e la ragione economica e politica, nonché non opporsi, anzi si sorreggono reciprocamente. Una città ricca, ben governata e ben funzionante è anche bella; e di ciò sono solito portare a esempio la Siena di Ambrogio Lorenzetti.

Ma c’è di più, e ne ho scritto di recente nella rivista “Relazioni solidali” num. 02, febbr. 2005. L’urbanistica, se vuole essere una cosa seria, deve impegnarsi su un gran numero di questioni e materie vitali, quali i bisogni sociali, l’economia, il diritto e la politica, etc. etc. Ne nasce un problema di rapporti interdisciplinari tra la materia e dottrina urbanistica e quelle che sono specificamente deputate a studiare e praticare le altre materie. Ci si è giustamente chiesto: come può l’urbanista dominare tutte quelle diverse materie, che tutte convergono nel suo operare? Se lo si pensa come un demiurgo, con il compito di operare una sintesi tra i contenuti delle diverse materie, bisogna anche dire che l’urbanista dovrebbe conoscerle almeno quanto i loro cultori; e questo è impossibile, anzi è contraddittorio.Se lo si pensa come semplice registratore di scelte altrui, si svilisce l’urbanistica a mero esercizio notarile (e di qui può ben avere origine la sua presunta neutralità). Al dilemma si deve rispondere, e così si è risposto in pratica, che il compito dell’urbanistica e dell’urbanista è quello, di natura estetica, di dare forma ai contenuti delle varie materie che convergono nella pianificazione territoriale urbanistica, e delle quali l’urbanista deve avere una conoscenza essenziale (dei principi, non delle specifiche formulazioni): deve disegnare il paesaggio del territorio e della città, dando loro ordine funzionale e bellezza. Al dilemma originale se l’urbanistica sia scienza o arte, si deve rispondere con la seconda alternativa. L’urbanistica è l’arte di costruire e insieme tutelare il paesaggio. Nell’esercizio di questa arte l’urbanista procede a fianco dei suoi concittadini, autori materiali e quotidiani del paesaggio. Perciò l’attività dell’urbanista è pubblica, per sua intrinseca natura.

Qui mi fermo: avendo esposto troppo in breve la mia opinione (confortata dalla mia personale esperienza, che credo sia la stessa di molti bravi amici urbanisti) sperando di veder continuare e approfondire il dibattito, felicemente provocato da Vezio De Lucia.

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