loader
menu
© 2022 Eddyburg
Alberto Statera
Soru: "Tremonti ci deve 4,5 miliardi gli faccio pignorare la scrivania"
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
In un’intervista al Presidente della Sardegna l’abisso che separa due modi di pensare la politica. Da la Repubblica del 28 ottobre 2005

CAGLIARI - La scrivania di Quintino Sella? A rischio imminente di sequestro per pignoramento. Magari con tutto il palazzo umbertino nel quale ha sede il ministero dell’Economia, ammesso che si salvi Palazzo Chigi, lasciando tranquillo Berlusconi fino al prossimo aprile, quando si prevede che dovrà lascialo a Prodi. Giulio Tremonti, che dinanzi a quella storica scrivania selliana siede, non ha ancora capito bene in quale guaio si è cacciato prendendo di petto mercoledì sera a Palazzo Chigi Renato Soru, governatore della Sardegna, con il quale ha rischiato addirittura lo scontro fisico.

Aduso al codice barbaricino, che vige tra Oliena e Dorgali e che difficilmente perdona, il governatore sardo è ancora furibondo per l’arroganza con la quale è stato trattato da Tremonti - con Berlusconi impacciato paciere - e annuncia, con lampo barbaricino negli occhi, ricorsi alla Corte Costituzionale, pignoramento di beni di Stato, persino l’applicazione dell’articolo 51 dello Statuto regionale che prevede la sospensione di leggi dello Stato "lesive dell’interesse della Regione", come lui ritiene la finanziaria di Tremonti.

Presidente Soru, col governo di Roma finirà come in Catalogna nel 1640, quando ci fu una sollevazione contro il duca Olivares per il taglio delle risorse finanziarie? O come in Scozia nel 1978, quando ci fu la ribellione contro una devolution un po’ tirchia?

«In Sardegna c’è uno spirito di ribellione, di irredentismo ben noto, ma noi ci riteniamo un pezzo dello Stato italiano e lo Stato lo rispettiamo. Ma lo Stato deve rispettare noi».

Non lo fa?

«No. Il ministro Tremonti ed io siamo due servitori dello Stato. Lui deve capire che chi ha queste responsabilità non può essere così arrogante».

Cosa le ha fatto esattamente?

«E’ stato poco rispettoso. Io gli ho detto che rivendico il diritto di essere ascoltato e possibilmente non in piedi».

Solo una questione di cerimoniale o di villania?

«Neanche per idea, una questione assolutamente sostanziale».

Ce la spieghi bene.

«Semplicissimo: chiediamo la corretta applicazione delle norme del 1948. Lo Stato incassa l’Irpef e sette decimi, in base alla legge, li deve dare alla Sardegna. Negli ultimi dodici anni lo Stato ha dato solo i quattro decimi. Per l’Iva, invece, è prevista una quota variabile, da negoziare ogni anno. Nel ‘91 avevamo i quattro decimi. Da allora l’Iva dello Stato è aumentata dell’82% e la nostra è diminuita dell’11%».

Risultato?

«La Sardegna nel 1999 aveva 250 milioni di debiti, ora ne ha 3 miliardi, uno squilibrio strutturale di bilancio certificato dalla Ragioneria generale dello Stato, che ha recepito le nostre ragioni. Ma lo Stato è moroso con noi per almeno 4,5 miliardi di euro per le quote di tasse che non ci ha versate».

E Tremonti?

«Mi ha assolutamente sgomentato il comportamento strumentale di un ministro della Repubblica. Un signore che non vuol sentire ragioni e trova scuse. Uno che non vuole affrontare i problemi per portare a casa chissà quale finanziaria, per il resto "chissenefrega". Uno che non conosce le leggi. La sua tesi era che la Sicilia ha trattato i dieci decimi dell’Iva e delle altre imposte in varie sedi e nella sede della Conferenza Stato-Regioni. Gli ho spiegato, che il nostro caso è diverso e che quella Conferenza di cui lui parlava è nata ben dopo lo Statuto sardo. Quel signore crede di essere andato a scuola solo lui. Nei confronti della Sardegna, in realtà, è in atto una malversazione. Noi non chiediamo nuove condizioni, come la Sicilia, ma il rispetto di norme già chiare e precise. Chiediamo soltanto quello che ci spetta. La legge finanziaria dello Stato deve, sottolineo deve, prevedere il pagamento della quota di tributi che ci spetta per legge. Altrimenti si tratta di risorse trattenute indebitamente, per usare un eufemismo».

Figli e figliastri, presidente Soru, tra regioni di centrodestra e di centrosinistra?

«Capisco le difficoltà del paese, ma io non posso indebitarmi per 500 milioni di euro per coprire parte del disavanzo di un solo anno, mentre la Lombardia di Formigoni accende mutui per soli 18 milioni di euro».

Ma Berlusconi ha detto che siete tutti suoi figli e che i figli vanno trattati equamente.

«Altroché. Io non posso fare il bilancio 2006 senza i soldi che mi spettano per legge e li rivendico in tutti i modi possibili. Userò tutti gli strumenti consentiti dalla legge».

Pignorerà il tavolo di Quintino Sella dinanzi al quale siede Tremonti?

«Spero di no, ma se occorre lo farò, ricorrerò alla Corte Costituzionale e a tutti i possibili gradi di giudizio».

Compreso il rigetto della finanziaria di Tremonti?

«Sì, il nostro Statuto dice all’articolo 51 che possiamo chiedere la sospensione delle leggi gravemente lesive degli interessi della regione. E’ ciò che faremo per la finanziaria di Tremonti, per una legge gravemente lesiva».

Capisce che creerebbe una crisi istituzionale senza precedenti?

«Lo capisco benissimo, solo Tremonti pensa che io non capisca. Lui magari prenda atto che noi, che abbiamo a cuore il paese, abbiamo tagliato del 52% il disavanzo, cancellati 50 tra enti, consorzi e comunità montane, 600 o 700 posti di consiglieri d’amministrazione, tagliato fondi a tutti. La Sardegna fa il suo dovere. Lui può dire lo stesso?».

Il governo dice che voi fate shopping.

«Ma quale shopping. Capisco che Tremonti, come dice, non abbia i soldi per pagare le pensioni, ma cerchi almeno di avere rispetto per una regione come la Sardegna che con il 2,5% della popolazione sopporta l’80% delle bombe che ogni anno scoppiano in Italia. Una regione nelle cui miniere volevano mettere tutte le scorie nucleari. Una regione che dopo 33 anni sopporta i sommergibili nucleari americani in base ad accordi secretati. Ci dica Tremonti, ci dica Berlusconi, ci dica chiunque sia responsabile, chi mai ha autorizzato la triplicazione della base americana della Maddalena. E’ abnorme, c’è qualcosa che non va nella democrazia italiana».

Governatore, si dice che lei sia talmente infuriato che vuole mettere una tassa su villa Certosa e sulle altre innumerevoli ville sarde del nostro premier. E’ uno scherzo?

«Bisogna che i sacrifici siano fatti con equità. Ma prima di tagliare i fondi per le politiche sociali, io penso che si possano aumentare le tasse sulle plusvalenze, sulle rendite finanziarie, sul fortissimo incremento del valore degli immobili e persino sul soggiorno. Chiederemo altri sacrifici ai nostri cittadini, ma useremo la leva fiscale anche con gli altri. In questi anni che plusvalenze hanno avuto i proprietari di immobili in Costa Smeralda? Quanta gente s’è arricchita? Che cosa hanno lasciato qui da noi, se non metri cubi di cemento? Ci sono 500 mila seconde case. Se le occupano per tre mesi l’anno siamo felici, ma pagano le loro tasse? Se le pagano in altre parti d’Italia perché non qui?».

Ma allora ha ragione Tremonti quando dice che voi sardi piangete sempre?

«Io non piango mai, se piango lo faccio per ben altro, non per Tremonti. Figurarsi se chiedo l’elemosina a uno come lui. Chiedo solo il rispetto dei diritti acquisiti dallo Statuto del 1948, che noi difenderemo oltre le nostre forze. Quei diritti nacquero con la guerra del ‘15-’18 nella quale lasciarono la vita 60 mila sardi. Da lì nasce la specialità che io ho il dovere di difendere, Tremonti o non Tremonti.

ARTICOLI CORRELATI
19 Ottobre 2016
31 Dicembre 2008
6 Dicembre 2007

© 2022 Eddyburg