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Giuseppe Strappa
Soppesando parole e mattoni
11 Giugno 2008
Articoli del 2008
“Valorizzare” che cosa, per chi? Due esempi romani chiariscono l’impiego moderno del termine. Il Corriere della sera, Roma, 26 febbraio 2008

Per decenni termini come «industria delle costruzioni», hanno contribuito a mascherare, evocando l'idea di progresso, un disastroso consumo di territorio. Costruire una casa, abbiamo imparato a nostre spese, non è come fabbricare una macchina: produrre un edificio è, di fatto, un'operazione irreversibile che va valutata come tale.

Le parole, a volte, servono a confondere il senso delle cose.

Oggi il termine «valorizzazione», ad esempio, associato ad aree ed edifici pubblici, sembra indicare un loro futuro recupero sociale: nuovi parchi e servizi per i cittadini. Ma si veda l'esito dei concorsi per la trasformazione di due vecchie rimesse Atac che invitava gli architetti a proporre, con un preoccupante neologismo, «nuovi mix funzionali». L'iniziativa è di per sé opportuna perché riguarda spazi che potrebbero costituire una risorsa per i quartieri: il primo nel nodo vitale di piazza Bainsizza, il secondo nel relitto urbano, a ridosso della soprelevata, tra la ferrovia e la Prenestina. Eppure uno dei progetti prevede, oltre ad alcuni servizi di quartiere, un serpentone di sette piani lungo via Monte Santo e un blocco di dieci su viale Angelico (16.000 mq tra abitazioni e servizi privati), l'altro tre fabbricati lungo via del Pigneto con enormi balconi che si protendono nel vuoto.

A parte la qualità dell'architettura, il vero problema, oggettivo e allarmante, sono le migliaia di nuovi metri cubi, in gran parte residenziali, che minacciano di riversarsi su aree della città già troppo dense. E mentre altre diciotto aree di proprietà Atac sono in attesa di trasformazione, la parola «valorizzazione» diviene incerta: qualche spazio pubblico scambiato con il permesso di costruire nuova edilizia privata.

Nei municipi è in corso un acceso dibattito sulle idee proposte dai due concorsi. Ma non sarebbe una buona idea interpretare il termine «valorizzazione» come semplice esecuzione del nuovissimo piano regolatore che qui prevede, saggiamente, servizi pubblici?

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