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Fausto Pani
Sogno bruciato in un pomeriggio di mezza estate
28 Luglio 2009
Scritti ricevuti
L’accorata testimonianza, per eddyburg, di un geologo che nell’incendio dei boschi della Sardegna c’è stato, e ne parla ai suoi conterranei

Il 23 luglio 2009, in Sardegna, sono bruciati 15000 ettari. Non è facile immaginare una superficie incendiata così vasta, qualcuno pensa che tutto questo porti a risultati positivi. Oggi siamo tutti più poveri economicamente, abbiamo meno boschi, paesaggio e possibilità, è come se qualcuno in borsa avesse bruciato i vostri investimenti, i vostri risparmi di 50 anni.

Tuttavia, chi lo ha fatto, deliberatamente, Vi ha sottratto un pezzo di futuro.Non sono certo dei ragazzini annoiati o degli idioti che vogliono liberarsi dei turisti. A Torralba, sul monte Arci, a Arenas, a Loiri, a San Teodoro, no!! Qualcuno, lo fa pensando che qualcosa volga a suo favore, e non è facile capire quale è il ragionamento.

Se entro 15 anni non si può cambiare da una destinazione d'uso ad un'altra, un terreno incendiato, se entro 10 non si può costruirci, e per 5 non ci si può pascolare, a che serve?

Se l'antincendio è professionalizzato e non si assume gente in funzione degli incendi e magari si compensa il servizio per il conseguimento di risultati, a che serve?

Può essere utile per allontanare i già pochi turisti, oppure può essere utile per costruire tra 10 anni, degli agriturismi nelle campagne bruciate. Il bosco non torna in 10 anni, non torna nemmeno in 25, ne, forse, in 50!

Noi tuteliamo gli arginelli dello Stagno di Molentargius per il fenicottero, i Sette Fratelli o il Monte Lora per 4 aquile, la costa di Bosa per i grifoni o l’area di Piscinas per i cervi, e poi, in 10 ore sono bruciati 100 siti di interesse comunitario, 3 parchi, protetti per anni dalle azioni pericolose, puntuali, minute.

Forse molti pensano che questo produca qualcosa di positivo e probabilmente non si rendono conto che non lo porta, che non è possibile e che comunque, tutto ciò, ci condurrà a vivere peggio, noi, loro ed i loro figli e nipoti.

Quando sparisce l'ombreggio, aumenta l'irraggiamento del suolo, i suoli si asciugano prima, l'aridità estiva arriva prima. I suoli asciutti sono più difficili da imbibire, sono meno permeabili, le piogge estive ed autunnali erodono più velocemente lo strato di alcuni cm, superficiale, quello più fertile, che sparisce, scompare e riprende seriamente solo quando la vegetazione è ricca, a foglie larghe (corbezzolo, querce, etc.).

Facendo così aumentiamo le possibilità di inondazione a settembre, ottobre, novembre, e non servono i soldi dell’Unione Europea, non servono i metodi di tutela idrogeologica, e molti morti possibili sono in agguato per frane o inondazioni.

Qualcuno si sentirà in dovere di far tutela, sistemare alvei e regimare corsi d’acqua, privarci di naturalità, di quanto rende più ricca la Sardegna, la naturalità superstite intimamente permeata di vita rurale.

Il recupero da tali situazioni è lento ed intanto noi, autolesionisti, siamo qui a dire che è arido, ma se il suolo è arido, c'è meno condensa e si formano e fermano meno nuvole e piove meno. Noi tagliamo gli alberi, cancelliamo i filari di ombreggio lungo strade e ferrovie, gli eucalipti nelle aree della bonifica e della riforma, abbassiamo il vento al suolo, riduciamo le zone d’ombra, le siepi, gli alberi in città e nei paesi, diminuiamo il fresco, aumentiamo il calore al suolo e l’evaporazione. Il bestiame figlia di meno, ha latte meno ricco e gli allevatori guadagnano meno, i coltivatori anche.

Il caldo non consente di vivere, non consente di pensare, di avere pensieri liberi e incrementare il caldo, la temperatura, vuol dire dover indirizzare risorse per ridurla. Questo è un modo per limitare la libertà di tutti, ognuno vedrà ridotte le possibilità dei propri figli e le proprie, sia economiche che di pensiero.

I morti non sono solo due, i morti sono tanti, ma i non nati sono molti di più perché l’impoverimento sociale e culturale sottrae più vite del fuoco.

Un ettaro non bruciato è vita, vita guadagnata, vita attuale e vita futura, libera, ricca di pensieri, di verde, di fresco, di possibilità.

Le possibilità cancellate in un momento dal fuoco, per 5, 10, 15 anni, sono pari alla durata dell’infanzia di 2 generazioni, che, dove è bruciato, non conosceranno la macchia, il bosco, la sua vegetazione, la sua ricchezza e saranno più poveri, di vita, di pensieri e di possibilità economiche, condannati da qualcuno che aveva pensato che il fuoco è meglio, il fuoco è grande.

Siate intelligenti, ogni ettaro non bruciato sono vite future, benessere e libertà ed una buona premessa per la felicità.

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