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Jane S. Kenneth C.; Shaw Orski
Smart Growth?
13 Luglio 2005
Consumo di suolo
Suburbanizzazione e consumo illimitato di suolo continuano, sostenuti da nuove leggi. E lo U.S. Census istituisce la categoria dell'area "micropolitana". Rocky Mountain News, 9 luglio 2005 (f.b.)

[Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini]

Le politiche di “Smart-growth” diffuse negli anni ‘90, sono sistemi di regole pensati per ridurre lo sprawl suburbano e governare la crescita. Tendono a incoraggiare le persone ad abitare più vicine, a distanze percorribili a piedi da negozi e uffici. Uno degli scopi è quello di ridurre l’uso dell’automobile. Un altro di creare quartieri ricchi di interessanti “paesaggi stradali”. Un terzo di raggruppare gli abitanti entro densità maggiori per mantenere ampie zone di spazi aperti. Oggi, queste politiche di smart-growth appaiono in regresso. Si sono verificati arretramenti in Maryland, Virginia, Oregon, e nuovi dati statistici fanno pensare che il pubblico non abbia realmente adottato uno stile di vita smart growth.

Maryland: nessuna discontinuità nell’uso dello spazio

Uno dei segni di debolezza della smart growth viene dal Maryland, dove l’ex governatore Paris N. Glendening nel 1997 aveva annunciato un’azione a livello statale per governare la crescita. L’idea era di limitare l’uso di risorse pubbliche per l’urbanizzazione alle aree già dotate di infrastrutture. Le contee dovevano presentare allo stato piani indicanti gli ambiti entro cui sarebbe avvenuta la crescita. Queste “zone di finanziamento prioritario” erano passibili di sostegno finanziario statale per le infrastrutture, mentre i progetti esterni a queste aree non lo erano. Queste norme hanno segnato una pietra miliare. Ma come ha raccontato Peter Whoriskey in una serie di articoli dello scorso autunno sul Washington Post, l’iniziativa di Glendening deve ancora iniziare, a produrre qualche significativa discontinuità nei modi di urbanizzazione diffusa del Maryland.

”Un esame dei dati fondamentali urbanistici a livello statale e locale non mostra significativi spostamenti nelle modalità di urbanizzazione dopo l’approvazione del pacchetto smart growth di Glendening”, ha critto Whoriskey. “La crescita avviene ancora dove non c’è nulla, come è sempre accaduto”.

Nonostante non avesse a disposizione dati recenti, Whoriskey ha notato che nel 2001 il 75% del suolo consumato dalla costruzione di case in Maryland è stato sottratto a boschi, pascoli e altre zone esterne alle smart-growth areas: quasi la stessa percentuale di prima del lancio del programma, secondo i dati del Maryland Department of Planning. Uno dei possibili motivi del fallimento della politica smart-growth di Glendening è che forse mancava di strumenti attuativi efficaci. Lo stato poteva rifiutare il finanziamento delle necessarie infrastrutture, ma non poteva mettere un veto sui progetti. I grossi costruttori e i giganti del commercio come Wal-Mart hanno comunque edificato, finanziandosi da soli le strade e fogne necessarie. Le amministrazioni locali si sono rifiutate di intervenire.

In più, alcuni amministratori vedevano nell’azione di Glendening un’eccessiva interferenza statale, e così hanno aggirato la legge. In alcuni casi sono state classificate come zone di crescita aree di gran lunga superiori all’effettivo fabbisogno per i prossimi vent’anni.

Per esempio, la Howard County, che si aspettava una rapida urbanizzazione, ha preso tutta l’area già destinata all’edificazione, dichiarandola propria zona smart-growth. Cosa forse più importante, i programmi di aumento delle densità all’interno di queste zone hanno incontrato una decisa opposizione di base. I tentativi per realizzare tipologie residenziali urbane attorno alle stazioni Metrorail nella fascia suburbana della Montgomery County – considerate i luoghi più logici per l’alta densità, vicine al trasporto collettivo – sono stati spesso respinti, o ridimensionati a causa dell’opposizione dei residenti.

Loudoun County: uno zoning di esclusione?

Un altro arretramento è quello in cui la Corte Suprema della Virginia Supreme ha respinto le norme di zoning della Loudoun County, che avevano bloccato la costruzione di case nella parte occidentale dell’area a crescita più rapida del paese.

Loudoun County, alla periferia dell’area metropolitana di Washington, D.C., è da anni un campo di battaglia tra le forze dell’urbanizzazione e i sostenitori della smart growth. La popolazione è quasi triplicata in 15 anni, dagli 86.000 abitanti del 1990 ai 248.000 nel 2005. Questa crescita ha stimolato l’elezione di un gruppo di amministratori “ smart growth” nel 1999. Tradizionalmente, le norme di zoning della Loudoun richiedevano circa 1,2 ettari per ogni nuova abitazione nella fascia semirurale occidentale della contea. Il consiglio ha votato nuove norme nel gennaio 2003, che richiedevano 4, 8 e in alcuni casi anche 20 ettari per ciascuna abitazione, a seconda dell’area.

L’idea era che la crescita avrebbe dovuto avvenire nei centri esistenti, nella porzione orientale della contea. Ma i critici hanno accusato queste scelte come semplicemente esclusive, solo mascherate da tutela degli spazi aperti: a proteggere i proprietari facoltosi e le loro tenute arcadiche dalla suburbanizzazione invadente. Altre critiche hanno sottolineato come le nuove norme di zoning non impedissero lo sprawl, semplicemente spalmandolo su un’area più vasta.

Il nuovo consiglio eletto nel 2003 tolse molti dei limiti alla crescita, lasciando però le norme restrittive di zoning, che sono state soggette a numerosi ricorsi legali da parte di proprietari colpiti. Il 3 marzo del 2005, la corte suprema statale della Virginia ha dichiarato non valide le norme di zoning. Lo ha fatto non in base a questioni di diritto proprietario, ma su base procedurale. Gli amministratori della Loudoun, ha detto la corte, non avevano pubblicizzato adeguatamente le udienze di zoning e non avevano specificato in modo chiaro i confini delle aree da riclassificare.

Potenzialmente, il verdetto apre la strada a più di 50.000 nuove abitazioni, sui quasi 800 chilometri quadrati della fascia occidentale della Loudoun County prima esclusi dall’insediamento denso.

Nuovo corso in Oregon

Una delle trasformazioni più sorprendenti è quella del novembre 2004. Con una maggioranza del 61%, gli elettori dell’Oregon hanno approvato con referendum la Measure 37. Stabilisce che il governo statale deve risarcire i proprietari nel caso in cui imponga restrizioni tali da ridurre il valore della proprietà. Se lo stato non può o non vuole pagare, i proprietari possono costruire come credono sui propri terreni. Per usare le parole della scheda, “Il governo deve compensare i proprietari, o rinunciare all’imposizione della norma, quando i vincoli nell’uso del suolo riducano il valore della proprietà”.

Dato che lo stato di fatto non ha denaro per indennizzare i proprietari, si teme che la Measure 37 porterà in Oregon a una corsa a lottizzazioni suburbane fuori dai confini urbani.

Molti funzionari urbanisti delle amministrazioni locali vedono nella nuova measure la distruzione del sistema di pianificazione nello stato, che sinora ha diretto l’urbanizzazione entro zone di crescita chiaramente definite, e protetto gli spazi aperti dalla suburbanizzazione rampante. È un fatto che probabilmente avrà riflessi oltre i confini dell’Oregon. I sostenitori della smart-growth temono che la nuova legge rafforzi il movimento per i diritti dei proprietari in tutto il paese.

E di certo la legislazione anti- sprawl ha già perso parte del suo slancio politico. Nei primi anni ’90 alcuni stati – Florida, Texas, Louisiana e Mississippi – avevano approvato leggi sulla proprietà per proteggere dalle perdite monetarie causate da norme restrittive di zoning. Ma nessuna di queste iniziative ha avuto l’impatto politico e psicologico di quella dell’Oregon. Il Seattle Times pensa che la Measure 37 “possa aver ferito mortalmente il solido sistema di pianificazione del territorio dell’Oregon”. Altri la considerano una rinuncia dell’ente pubblico al principio di governo della crescita, una politica di cui l’Oregon si è fatto pioniere da trent’anni a questa parte.

”Se può accadere in uno stato progressista come l’Oregon, può accadere ovunque”, ha sottolineato un funzionario urbanista.

E è certo, ci sono segni che la rivolta dei diritti proprietari sta montando. Gruppi di cittadini nel vicino stato di Washington sono al lavoro per organizzare un referendum simile a quello dell’Oregon. In Montana, è stata introdotta una norma quasi identica da parlamento statale. Secondo il Seattle Times, Dave Hunnicut degli Oregonians in Action – i sostenitori della Measure 37 – collabora con gli attivisti di Florida, Wisconsin e South Carolina.

Aree micropolitane crescono

Un altro segno dei tempi duri che attendono le politiche di smart-growth viene dalla nuova categoria censuaria introdotta nel 2003 dallo U.S. Office of Management and Budget. Sono le “ Aree Micropolitane”, fra quelle metropolitane e rurali. Queste Micros non hanno la città centrale di oltre 50.000 abitanti che rappresenta il criterio della standard metropolitan area, ma sono “troppo urbane per essere rurali” come le ha definite un demografo. Sono una nuova forma di insediamento semi-urbano: comunità definite a bassa densità, da 10.000 a 50.000 abitanti, al di fuori dell’influenza geografica delle aree metropolitane. Ci sono quasi 30 milioni di americani, uno su dieci, che vivono nelle aree micropolitane.

Secondo gli ultimi dati demografici (Lang, Dhavale, Haworth, 2004), queste aree, insieme a quelle delle contee esurbane (suburbane esterne), sono tra le zone in crescita più rapida del paese. Gran parte di questa crescita si deve alla continua migrazione verso l’esterno delle giovani famiglie in cerca di case a prezzi accessibili e di un ambiente dove poter crescere i figli.

Alcuni dei livelli più elevati di crescita possono essere attribuiti anche ai tassi elevati di fertilità fra gli abitanti delle zone micropolitane. Come sottolinea il commentatore Steve Sailer, le basse densità sembrano non solo attirare famiglie con figli, ma anche incoraggiare ad averne di più.

E in effetti Portland, Oregon – la città simbolo degli smart-growthers – si fa notare per la sua carenza di bambini, come ha scritto lo scorso marzo il New York Times. “Gli amministratori sostengono che le cose che attirano gente che rivitalizza le città – abitazioni dense sviluppate in altezza, ristoranti e negozi alla moda, trasporti pubblici che rendono inutile l’auto – respingono i bambini, perché rendono i quartieri troppo costosi per le giovani famiglie”.

Altre mecche della smart-growth – San Francisco, Boston, Seattle – hanno lo stesso problema: troppo pochi bambini “per far funzionare le scuole e rendere i parchi vivi di giovani voci”, scriveva l’articolo del Times.

Nessuno sa per certo come sarà il panorama urbano/suburbano dei prossimi decenni. Ma gli ultimi segnali, compresi i dati dello U.S. Census Bureau che documentano le tendenze demografiche dopo il censimento del 2000, fanno pensare che il movimento per la smart-growth abbia poca influenza nella definizione del panorama urbano d’America. Le forze economiche e demografiche che guidano l’espansione metropolitana sembrano troppo potenti per essere imbrigliate dalle sollecitazioni della smart-growth.

Nota: il testo originale al sito del Rocky Mountain News (f.b.)l

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