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Claudio Del Frate
Siluri e pirati, il Po è senza legge
10 Agosto 2011
Padania
Dal Corriere della Sera ed. Lombardia 10 agosto 2011 una storia piuttosto curiosa e inquietante, che ripropone tra l’altro un ruolo della maltrattata Provincia (f.b.)

MANTOVA — La bandiera dei pirati sventola in riva al Po: da Cremona fino al confine tra Lombardia e Veneto e ancora più a valle, questa è terra senza legge e bottino di guerra per troppe persone. L'ultima guerra che le comunità rivierasche hanno dovuto ingaggiare con scarsi mezzi e scarsi risultati è quella contro un fenomeno sorprendente: i predatori del pesce siluro.

Rifiutato dalle tavole italiane, dove anzi è stato a lungo considerato una specie infestante, il siluro è considerato una prelibatezza nell'Est Europa. Il risultato è che bande, prevalentemente ungheresi, calano in riva al Po, riempiono camion frigo di pesce catturato con metodi illegali e se ne tornano da dove sono venuti. Tutto approfittando dell'oscurità.

«Qualche sera fa stavo rientrando con la mia barca a riva, per poco non sperono un natante che procedeva a fari spenti; quelli dell'altra barca mi hanno pure inveito contro, in una lingua incomprensibile e uno mi ha fatto il segno di tagliarmi la gola...»: Vitaliano Daolio è uno che sul Po ci vive e ci lavora, accompagnando appassionati e turisti in battute di pesca (autorizzate). E' tra i tanti che hanno già denunciato la presenza di queste bande di predatori. «In Ungheria la pesca è molto regolamentata, qui trovano campo libero anche per l'assoluta mancanza di controlli — racconta Daolio — agiscono di notte usando anche reti ed elettrostorditori, strumenti assolutamente proibiti da noi: in poche uscite raccolgono anche 20, 30 quintali di pesce che in Ungheria vendono a 5 euro al chilo».

I segni dei bivacchi sono visibili in molti punti delle vegetazione tra Cremona e Viadana, ma anche sulla sponda emiliana a Luzzara e a Boretto. «Troviamo le carcasse dei siluri in riva al fiume — denuncia Maurizio Castelli, assessore alla caccia e alla pesca della Provincia di Mantova —, segno che il pesce viene ripulito e sfilettato sul posto per poi essere caricato sui camion frigo già in attesa».

Del business del siluro non approfittano solo gli ungheresi: numerosi siti tedeschi pubblicizzano i «wallercamp», pacchetti turistici tutto compreso: 1.600 euro la settimana con campeggio selvaggio sulla sponda lombarda (in Emilia è vietato), dove l'attrazione è proprio la pesca al siluro; una vacanza molto spartana, che in Italia nessuno apprezzerebbe. Non così in Germania, almeno a giudicare dalle foto pubblicate su questi siti e che ritraggono i partecipanti alle battute con le loro prede. «Mi piacerebbe che venissero controllate le imbarcazioni usate da questi signori, per vedere se è tutto in regola...» butta lì sibillino Vitaliano Daolio.

La frase introduce in qualche modo l'altra attività piratesca di cui il Po è diventato teatro negli ultimi mesi: i furti di motori nautici. A Boretto, qualche settimana fa, le telecamere sulla sponda hanno ripreso l'arrivo di un'imbarcazione dalla quale scendono uomini incappucciati; questi cominciano a prendere a martellate le barche ormeggiate e se ne vanno con i motori, senza tanti complimenti. Ma i furti si sono susseguiti nel porto di Cremona (sette natanti spogliati), a Revere (addirittura undici), a Motta Baluffi.

Il problema, come detto, sono i controlli: le polizie provinciali lungo la sponda pattugliano di giorno (non di notte, quando i predatori entrano in azione), ma sono composte da agenti disarmati. Anche i carabinieri disponevano fino a tre anni fa di una pilotina, ma il servizio è stato inspiegabilmente revocato. Insomma, col calare della notte il tratto lombardo del grande fiume diventa Far West. E i pescatori di frodo, i ladri di motori si aggiungono ai cavatori abusivi di sabbia, fenomeno meno recente ma sempre duro a morire. «L'ideale sarebbe un sistema di videosorveglianza — propone l'assessore Castelli — che terrebbe sotto controllo l'intero fiume».

Possibile? In ogni caso occorre fare presto perché persino il siluro comincia a scarseggiare. «Sono stato fuori sette ore — raccontava ieri Daolio — e ho percorso 30 chilometri di fiume senza catturare nulla».

Lui non ha catturato nulla, altri hanno riempito i camion.

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