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“Silenzio-assenso: valgono oggi le parole di ieri”
12 Settembre 2006
Lettere e Interventi
Fausto Martino

Caro Eddyburg,

l'articolo di Settis, pubblicato oggi da "la Repubblica" e, in contemporanea, nel tuo/nostro sito, ripropone l'agghiacciante tema del silenzio assenso in materia di beni culturali. Ero convinto che questo fosse un argomento caro al centro-destra, così come l'indulto e altre faccenduole da casadellelibertà. Apprendo oggi che anche il centro-sinistra, da cui pure ci aspettavamo qualcosa di meglio, ama cimentarsi con le "ricette" tipiche del liberismo berlusconiano più spinto. Capisco che la politica è il regno del possibile e che ciò che era vero quando si stava all'opposizione può (?) non esserlo oggi, ma mi pare che si esageri!

Ti invio un feroce comunicato di Sauro Turroni, contro il silenzio-assenso. Sembra scritto oggi, vero? Sbagliato. E' del 3 maggio 2005.

Un abbraccio.

"Il silenzio-assenso torna a minacciare i beni culturali, paesaggistici e ambientali del nostro Paese. Con il solito colpo di mano, la lobby degli amici di chi manomette il BelPaese è tornata in campo e ha ripristinato all’interno del maxiemendamento sulla competitività il testo originario del silenzio-assenso, cancellando l’emendamento dei Verdi, approvato dalla commissione affari costituzionali. E’ una disposizione criminogena che, con la scusa di snellire le procedure, consentirà agli ‘Attila’ dell’ambiente di fare quello che vogliono impunemente. Ciò, purtroppo, riguarda moltissimi altri settori dell’attività amministrativa le cui autorizzazioni potranno essere ottenute grazie a compiacenti e non sanzionabili inosservanze dei tempi. Il silenzio-assenso, in particolare, torna a minacciare i beni culturali e paesaggistici. Avevo già espresso la mia contrarietà e spiegato nel dettaglio il motivo della gravità di tale norma. Un esempio: se io volessi curare un bosco, tutelarlo non avrei il silenzio assenso. Viceversa, se volessi tagliarlo o trasformarlo, non tutelarlo, ma manometterlo, ne avrei diritto. Già in commissione Affari costituzionali - prosegue l’esponente del ‘Sole che ride’ - era passata un mio emendamento. La mia modifica proponeva che il silenzio-assenso non si applicasse alle istanze relative ai beni culturali, ambientali e paesaggistici, naturalmente nel maxiemendamento - conclude Turroni - hanno pensato bene di far sparire la norma che avevo proposto e che era già stata approvata in commissione".

Sauro Turroni -

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