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Mauro Maria Novella; Favale De Luca
«Siamo i partigiani del terzo millennio»
3 Ottobre 2010
Articoli del 2010
In due articoli la cronaca della manifestazione del “popolo viola” a Roma. Qui si fa politica. La Repubblica, 3 ottobre 2010

Il popolo anti-Silvio invade la piazza

Di Pietro attacca il Pd: non è qui

di Mauro Favale

ROMA - Una piazza viola, una piazza giovane ma soprattutto una piazza contro Silvio Berlusconi. Il NoBday2 non bissa il successo di numeri della prima edizione ma si conferma un appuntamento in grado di portare in piazza, sulla parola d’ordine «Licenziamo il premier», decine di migliaia di persone. Poco affidabile il gioco di cifre tra organizzatori («Siamo mezzo milione») e Questura di Roma («Cinquantamila»). Al di là dei numeri, però, in tanti hanno partecipato al corteo. Poi, una volta in piazza San Giovanni, hanno cantato e saltato finché sul palco non è salito Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. È stato questo il momento clou del pomeriggio. Come in occasione del primo NoBday, il 5 dicembre 2009, Borsellino, alzando l’agenda rossa simbolo della lotta alla mafia, ha riscaldato la piazza criticando il governo («Stupratori della Costituzione»), Fini («per la sua tardiva resipiscenza»), l’opposizione («a parte qualche voce che grida nel deserto») e urlando per tre volte «Resistenza». Prima di lui, sul palco si sono alternati giuristi e costituzionalisti, da Raniero La Valle a Stefano Rodotà, si è discusso dei casi di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi. Poi musica e performance teatrali.

Pochi i leader di partito, la piazza è stata conquistata da Antonio Di Pietro. Nel giorno del suo sessantesimo compleanno, accompagnato da moglie e figlia, l’ex pm ha rivelato che la Camera, dopo il suo intervento di mercoledì, avvierà un procedimento disciplinare «per valutare se posso stare o meno in Parlamento. Non è colpa mia se il governo è squallido. Ma non sono io il cattivo maestro: lo è chi vuole l’impunità». Poi la critica agli alleati: «In questa piazza c’è molto popolo Pd, mancano i suoi dirigenti». C’è Ignazio Marino, unico rappresentante per i democratici: «Dovevamo essere qui», confessa. Con lui, avevano aderito solo Rosy Bindi e Vincenzo Vita. Al contrario, in piazza ci sono i Verdi e la Federazione della sinistra. All’inizio del corteo appare per pochi minuti Nichi Vendola, leader di Sel, osannato dalla folla: «Per costruire l’alternativa - dice - dobbiamo riconnettere piazza, partiti e società civile. Qui c’è un’Italia migliore che può vincere. Non è da qui, è da Palazzo Chigi che si è alzato un vento d’odio».

I Viola avevano lanciato un appello alla partecipazione a tutti i partiti. Si ritrovano con migliaia di vessilli dell’Idv, quasi imbarazzati per la massiccia presenza, tanto che più volte dal palco è partita la richiesta di «abbassare le bandiere». E così succede che la testa del corteo viene "conquistata" dalla «Resistenza viola» del Piemonte (i duri e puri) in polemica con chi sorreggeva lo striscione «Svegliati Italia», preceduto da decine di bandiere bianche dell’Idv. «Ma noi siamo autonomi. Non abbiamo bisogno dei partiti, né della stampa - spiegano gli organizzatori - abbiamo dimostrato che grazie alla rete è possibile portare in piazza migliaia di persone». E le migliaia di persone sono arrivate: 300 pullman e due navi dalla Sardegna e tanti altri arrivati alla spicciolata. Molti portavano striscioni autoprodotti, pupazzi col volto di Berlusconi e di Tremonti, addirittura una riproduzione del "lettone di Putin". Tutti rigorosamente vestiti di viola, hanno riportato in piazza anche le lettere cubitali che un anno fa formavano la scritta-slogan del primo NoBday: «Dimissioni».

L’onda viola ha meno di vent’anni

"Siamo i partigiani del terzo millennio"

di Maria Novella De Luca

Quelli che ti aspetti ad un corteo di studenti medi, quelli che hanno fatto forte l’Onda, e invece eccoli che arrivano ballando in piazza San Giovanni, mescolando slogan, techno, pop e rock, tutti dietro due ragazzi di Reggio Emilia che in mancanza di camion e sound system si sono messi le casse sulle spalle, e avanzano eroici e sudati tra gli applausi del corteo. Alla fine piazza San Giovanni è piena a tre quarti, con le bandiere dell’Idv che quasi sovrastano le sciarpe e gli striscioni viola.

Di Pietro in testa alla manifestazione con accanto la moglie e la figlia incamera applausi, si concede, stringe mani su mani e attacca Berlusconi "corruttore e violentatore della democrazia". Anche per Vendola, che appare per un breve saluto, è grande festa, ma l’anima della manifestazione è altrove, è tra i centomila che seduti sul prato davanti al maxi-palco applaudono Stefano Rodotà e Paul Ginsborg, Salvatore Borsellino e Ilaria Cucchi, i partigiani dell’Anpi, i cassintegrati e i parenti dei morti sul lavoro. E ricordano insieme ai martiri di mafia anche Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Gabriele Sandri, tutti giovani e tutti scomparsi in modo violento mentre erano "sotto la tutela dello Stato". "Mio fratello è morto un anno fa - ricorda con la voce incrinata Ilaria Cucchi - ma la verità è sempre più lontana". Oltre le bandiere l’eterogenea folla del No B-Day 2 resta più "liquida" di quanto si pensi, il nemico è lui, Berlusconi, che i Viola vogliono licenziare, dimettere, cacciare, e allora, dicono gli striscioni "svegliati Italia", perché "l’Italia è nostra e non di Cosa Nostra", e dunque, scandisce il movimento delle "Agende rosse", "fuori la mafia dallo Stato", e "Berlusconi a San Vittore". Colpisce sentire docenti universitari, giuristi, giornalisti che parlano di legalità, legge elettorale, senso dello Stato, concetti né semplici né semplificati, applauditi con calore da una folla trasversale alle generazioni. Che punta il dito contro l’assenza il Pd, come ricordano decine di cartelli satirici con Bersani addormentato e la scritta "Non facciamo rumore altrimenti il Pd si sveglia". E in serata Ignazio Marino dice con amarezza: "E’ un errore che il Pd non sia qui".

Dopo qualche goccia di pioggia la serata diventa bella, il cielo senza nubi. Guglielmo e i suoi amici frequentano il terzo anno del liceo "Mamiani" a Roma: "Siamo qui contro Berlusconi che ci toglie il diritto allo studio, che ci toglie il futuro, siamo qui perché il popolo Viola comunica su Internet e la rete è l’unica voce libera rimasta". Parola di adolescenti che tra pochi giorni torneranno a sfilare in una grande manifestazione contro la riforma Gelmini. E infatti tanti e numerosi sono i precari della scuola, molti hanno i capelli bianchi, mentre il Coordinamento Viola di Milano porta uno striscione con una frase di Montanelli: "Il berlusconismo è veramente la feccia che risale dal pozzo".

I gruppi emergenti portano sul palco rock e canzoni di lotta, tammorre e rap napoletani. Ci sono i Rein, c’è Zona Rossa Crew, Le Formiche, Effetti Collaterali, la piazza assomiglia a quella del concerto del Primo maggio, ma esplode in un applauso quando il rappresentante dei partigiani dell’Anpi grida: "Politici, basta, ma che ci frega a noi della casa di Montercarlo, a noi interessa chi la casa non ce l’ha, chi non ha un tetto sulla testa...". Vanno a ruba le magliette con la scritta: "Partigiani del terzo millennio". In uno spicchio dell’immenso sagrato ci sono i comitati dei senzacasa, i coordinamenti dei senza tetto, arrivano da Roma, da Napoli, "da vent’anni siamo in lista - dice Salvatore Augelli, 50 anni, disoccupato - ma l’assessore ha venduto gli elenchi alla Camorra, chi ha pagato il pizzo è entrato, gli altri via, in fondo alla graduatoria, e non importa se avevamo il punteggio per arrivare primi".

E’ la disperazione del paese reale, che chiede soprattutto legalità. "La società italiana si sta decomponendo - dice Stefano Rodotà dal palco - c’è stata una pianificazione legislativa del degrado, una regressione culturale, c’è un attacco alla scuola, al futuro dei ragazzi, restiamo uniti, non dividiamoci, questo è il momento del tutti con tutti". "Grazie professore", gridano dal prato. Le divisioni tra l’ala dura dei Viola che contesta l’irruzione dei simboli politici, e chi invece allarga le maglie, sembra distante da qui, roba sterile. E tocca poi a Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, assassinato dalla mafia, accendere il pathos del popolo delle "Agende Rosse". Centinaia di giovani che sventolano un libretto rosso a ricordo della famoso diario da cui il giudice Borsellino non si separava mai, agenda scomparsa (o fatta scomparire) dopo l’attentato. "Siamo nel fondo del baratro, la corruzione è la regola, Berlusconi che offende la Costituzione non può citare il nome di Calamandrei, stanno vincendo la mafia, la n’drangheta, il Premier si è alleato con Gheddafi per lasciar morire centinaia di disperati nel canale di Sicilia...". Un’invettiva durissima, che finisce con il grido, "Resistenza", moltiplicato per centomila voci. Molti hanno gli occhi lucidi. Per fortuna la musica ricomincia, ed è festa fino a notte.

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