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Marco Murgia
Servitù balneari sulle spiagge
31 Maggio 2009
Articoli del 2009
La Giunta di Cappellacci privatizza le coste, mentre gli ambientalisti ricorrono a Bruxelles. Su l’altravoce.net, 30 maggio 2009 (m.p.g.)

Lettini da mare al posto del filo spinato. Castelli di sabbia e non carri armati. Torrette d'avvistamento: per i bagnanti, non per le esercitazioni. Ombrelloni contro il sole, niente contraerea. A rovinare il quadretto c'è il fatto che molti di quegli spazi saranno off-limits: a meno che non decidiate di prendere una stanza in uno degli innumerevoli hotel sulle coste sarde. A quel punto, se la vostra scelta è ricaduta su una struttura a cinque stelle, avrete sino a nove metri quadrati di spiaggia a vostra disposizione. Sette se l'alloggio sarà un "misero" tre stelle. Altrimenti niente, divieto d'ingresso.

Servitù balneari, in due parole: solo che mentre su quelle militari c'è il segreto di stato, su queste la Regione guidata da Ugo Cappellacci sa tutto e di più. Le nuove norme per le concessioni demaniali sono nero su bianco, tutte indicate in una delibera approvata in viale Trento. Farina di quel sacco: decisione autonoma, per una volta. Anche se a Roma avranno approvato di sicuro. Meno in Sardegna: critiche a tutto campo da parte dell'opposizione, con il Pd in testa, ma anche dalle associazioni dei consumatori e da quelle ambientaliste. Con un ricorso già pronto, presentato dal Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra.

La strategia balneare: no Ppr, no tassa di soggiorno. E fuori i sardi dalle spiagge

Il turismo era stato uno dei leitmotiv della campagna elettorale di Silvio Berlusconi e Cappellacci per le regionali dello scorso febbraio. Il premier parlò di centri benessere, campi da golf, strutture per il turismo congressuale: "da costruire", disse. Ci vorrà tempo, ma la Giunta lavora alacremente allo smantellamento del piano paesaggistico approvato durante la legislatura Soru: non è certamente una priorità rispetto ai problemi della chimica o dell'industria sarda in generale, solo per fare un esempio, ma l'obiettivo è la cancellazione totale del nemico politico numero uno.

Sull'immediato, invece, si lavora ai servizi da offrire ai turisti. L'assessore Sannitu lo ha spiegato chiaro e tondo: più servizi uguale più turisti, è il ragionamento della Giunta. Tutto a vantaggio dei vacanzieri che alloggiano negli alberghi a ridosso delle spiagge, e di quelli che usufruiscono dei villaggi-vacanza che si affacciano sul mare. I professionisti della gitarella domenicale dovranno arrangiarsi: significa che se voi prendete l'auto da casa e andate a Chia, per dire, dovrete sperare di trovare spazio sui tratti di litorale liberi. Meglio, lasciati liberi: perché quelle strutture avranno più spazio a disposizione da offrire ai propri clienti.

Certo, la deliberazione indica le linee guida che i Comuni potranno poi applicare. Ma disegnano una strategia ben definita: le spiagge dovranno essere lunghe almeno 250 metri e la concessione non dovrà superare il 50 per cento dell'arenile. Le strutture fra gli 800 e i 1500 metri dalla battigia, avranno 5 metri quadrati di ombra per ciascuna camera. Se sono entro la fascia degli 800 metri, avranno ben 7 metri quadrati per ogni camera, se di categoria fino a tre stelle, o 9 metri quadrati d'ombra, se di categoria superiore alle tre stelle. Il tutto fino ad un tratto di 50 metri lineari lungo la battigia. In più c'è lo spazio per le torrette di avvistamento e altri servizi, insieme a diversi benefit. Da misurare in metri quadri ulteriori, a esempio se l'albergo offre servizi per i bambini: ma, capirari, dovrà disporre di più di 1500 posti letto. La concessione demaniale avrà una durata di sei anni secondo una legge del 1993 anche in assenza del necessario piano di utilizzo dei litorali. Attualmente avrebbe una durata di sei mesi, provvisoria, proprio in attesa che i Comuni si dotino del Pul.

A fare due conti, vengono fuori numeri da capogiro: circa 40mila ettari di spiaggia diventeranno potenzialmente off-limits per i residenti. Servitù balneare, appunto: tutto per i turisti, leviamo pure la "demoniaca" tassa di soggiorno e pazienza per le zone interne. Anche se poi, parole dell'assessore al Bilancio Giorgio La Spisa, "valutiamo l'ipotesi di un fondo perequativo per le aree svantaggiate": avanti un altro, c'è posto. E i sardi sempre dietro: in questo caso, anche un po' più in là.

Dalle proteste al ricorso: ambientalisti in prima linea contro la privatizzazione

Il regalo ad albergatori e imprenditori del turismo non poteva certo passare inosservato. Anche perché completa il quadro delle prime azioni in autonomia da Roma della Giunta regionale. Però offre all'opposizione la sponda per l'attacco frontale: la squadra di Ugo Cappellacci "ha aperto ufficialmente l'assalto alle coste", dicono i consiglieri del Partito democratico. Il provvedimento, sottolineano, "restaura il principio di privatizzazione del demanio pubblico in base al quale sussisterebbe un diritto automatico di posto ombrellone per posto letto alberghiero". C'è dell'altro: "Le disposizioni approvate fra riportano in auge tutta la peggiore discrezionalità degli uffici regionali abilitati al rilascio delle concessioni, dal momento che l'affermazione "sempre che le condizioni delle spiagge lo consentano" non può che essere risolta in capo alla decisione del funzionario di turno. La delibera approvata ignora fra l'altro l'esistenza di direttive gia' approvate con l' intesa degli Enti Locali, e che prevedono fino all'approvazione del Piano di utilizzo dei litorali il rilascio di concessioni solo alle nuove strutture ricettive e comunque per un periodo limitato di sei mesi all'anno. Siamo dunque alle piu' totale restaurazione dei vecchi metodi che in un tempo non molto lontano, consentivano il rilascio di 20 - 30 concessioni in un solo giorno senza la minima valutazione degli impatti ambientali ed antropici di tali atti. Gli Enti locali e le associazioni ambientaliste dovrebbero sapere bene cosa potrà accadere nei prossimi giorni, se l'atto non venisse annullato".

Lo sanno bene sì le associazioni ambientaliste. C'è il Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra che ha presentato, ieri, un ricorso al presidente della Regione, alla Commissione europea e al Ministro dell'ambiente per "ottenere la revoca o l'annullamento della deliberazione". Le motivazioni sono chiare: "Potenzialmente più di 40 mila ettari di spiagge sarde potranno finire in concessione a strutture ricettive. Infatti, la deliberazione ha evidente contenuto programmatico ed effetti diretti e indiretti sugli ambienti costieri isolani, ma non c'è stato alcun preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica, necessario in tutti i casi simili, né una valutazione di incidenza, visto che interessa potenzialmente numerosi siti di importanza comunitaria Sic. Conseguentemente,alla Commissione Europea è stato richiesto di valutare il provvedimento regionale ai fini della verifica del rispetto della normativa comunitaria in materia di valutazione ambientale strategica e di salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora, ai sensi dell'articolo 226 del Trattato CE".

In caso contrario gli effetti sarebbero devastanti: "Basti pensare", continua il gruppo ambientalista, "a che cosa può accadere in presenza di grandi gruppi immobiliari gestori di complessi turistici: a puro titolo di esempio, il Chia Laguna Resort, recentemente ai fasti della cronaca per le note vicende giudiziarie del suo campo da golf abusivo, è formato dall'Hotel Laguna, dall'Hotel Parco Torre Chia, dal Chia Village, dall'Hotel Baia Chia. Ha ben 582 camere di categoria superiore a tre stelle e 80 di categoria tre stelle. Si ritroverà, quindi, beneficiario di 5.798 metri quadrati di concessione demaniale ai quali si sommeranno gli spazi per servizi ludici, torrette d'avvistamento e altro. In buona sostanza, circa 6mila metri quadri di concessione, più di mezzo ettaro di spiaggia. E gli altri esercizi ricettivi della zona? Li vogliamo lasciare a secco? Ma quando mai. E chi andrà davvero a verificarne la legittimità? Saranno più di 40mila ettari di spiagge sarde date in concessione ai vari esercizi ricettivi. E così, i comuni mortali, in primis quei sardi che dovrebbero beneficiare di quel pubblico uso del demanio marittimo e delle spiagge in particolare, rimarranno confinati negli spazi residui, nelle riserve per gli indigeni sulle spiagge".

La lettura completa la offre la Federconsumatori, con una protesta formale: "Ecco spiegata la premura della giunta Cappellacci di abolire la legge salvacoste: d'ora in poi sarà possibile costruire entro tre chilometri di distanza dalle coste, ma sarà addirittura più fruttuoso farlo entro gli 800 metri. Poco importa se a discapito degli isolani stessi e della salvaguardia costiera e paesaggistica".

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