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Serra: che bufala, già i primi tremila erano quasi inutili
25 Gennaio 2009
Articoli del 2009
Intervista all’ex prefetto della Capitale: “Sicurezza con la polizia va bene, ma non prendeteci in giro”. La Stampa, 25 gennaio 2009

«Dicevano “manderemo viai nomadi”. Come no, il 70% sono italiani, e il 30 cittadini Ue...»

«Non voglio speculare in maniera indegna come invece è stato fatto per lo stupro e l’omicidio della signora Reggiani quando io ero prefetto di Roma e Veltroni sindaco. L’allora opposizione di centrodestra, oggi maggioranza, aveva fatto speculazioni ignobili. Ma non c’è dubbio che sulla politica della sicurezza questo governo non ha fatto nulla: solo spot e messaggi televisivi. Oggi a Roma si avverte la paura di uscire dopo una certa ora: cosa che non mi pare si sentisse dire prima. E con i militari per le strade non si risolve un bel niente». Per il senatore del Pd Achille Serra è una «bufala» l’idea di portare a 30 mila il numero dei soldati impegnati nella sicurezza delle città. «Già i 3 mila militari impegnati - osserva l’ex prefetto - non sono stati di alcuna utilità. Sono una goccia nell’oceano».

Magari portarli a 30 mila potrebbe essere la cosa giusta.

«Militarizzare le città perché si ritiene che ciò possa evitare le violenze sessuali è un’illusione mediatica. I militari fanno un altro mestiere. Anche l’idea delle pattuglie miste è un’altra bufala. Infatti, qualcuno li ha visti? Il governo va avanti con le bugie. La sicurezza è un terreno che dovrebbe unire le forze politiche e non dividerle come è stato fatto in campagna elettorale. Dissero: finora ci sono stati dei deficienti al governo, ma ora arriviamo noi e risolviamo il problema, mandando via tutti i campi nomadi. Bene: non è stato mandato via nemmeno un campo nomade, e questo a Roma come a Milano. Dicevano delle baggianate, intanto perché il 70% dei nomadi sono italiani, hanno la cittadinanza italiana. L’altro 30% sono di origine romena, cittadini europei per i quali non è prevista l’espulsione. Quando il Pdl si è accorto che le cose che dicevano sono irrealizzabili, hanno tirato fuori la storiella dei militari. Ora che le cose vanno peggio si inventano la “decuplicazione” dei soldati».

Come si risolve allora il problema?

«Il primo problema è come gestire i campi Rom, non certo spostandoli da un quartiere all’altro. Quando io ero prefetto di Roma, con il sindaco Veltroni, si era pensato a “campi della solidarietà”, che sono dei campi con casette prefabbricate, viali illuminati e un controllo delle forze dell’ordine 24 ore su 24 per impedire circolassero delinquenti, droga, refurtiva e armi. Avevamo previsto un ufficio che avviasse al lavoro e gli scuolabus per portare i bambini obbligatoriamente a scuola. Invece questi bambini oggi vanno rubare e chiedere l’elemosina e quando sono più grandi forse a stuprare. I “campi della solidarietà” magari non danno un risultato immediato, ma se inseriamo questi ragazzi nella nostra cultura tra 5-6 anni faranno parte della nostra società. Quando abbiamo cercato di fare questo, abbiamo avuto l’opposizione del centrodestra, che soffiava sul fuoco e terrorizzava la gente».

C’è però un problema di soluzioni immediate.

«Certo, è necessario che ci sia un’attività di prevenzione forte di polizia e carabinieri in modo coordinato. Ma ci vuole una vera riforma della giustizia, alla svelta: non per salvaguardare certe figure istituzionali che non possono andare sotto processo, ma di rendere certa e immediata la pena. Se io di sera rubo una macchina e vengo mandato l’indomani davanti al giudice, devo rimanere in carcere. Che all’assassino della Reggiani non sia stato dato l’ergastolo mi fa dire ma che in che Paese viviamo?».

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