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Giuliana Sgrena
Senza verità
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
"La delusione più grande sarebbe se le nostre autorià subissero l'affronto senza reagire". Da il manifesto del 26 aprile 2005

Una nuova fumata nera statunitense su Baghdad, dopo quella di Abu Ghraib. Nulla di fatto alla commissione mista incaricata di indagare sulla sparatoria che la notte del 4 marzo ha provocato la morte di Nicola Calipari e il ferimento mio e dell'agente del Sismi che era alla guida dell'auto su cui viaggiavamo. Sembra che i delegati statunitensi e i due osservatori italiani siano divisi sulle conclusioni. Nella migliore delle ipotesi, dunque, la commissione non è servita a nulla, nella peggiore rappresenta un notevole passo indietro. Infatti, dopo le indagini durate oltre un mese, è sparita dall'orizzonte persino l'ipotesi di un tragico errore che aveva indotto Bush a porgere le scuse a Berlusconi. Dopo le scuse arriva lo schiaffo a un presidente del consiglio già tramortito dalla crisi di governo. Riuscirà a reagire? Nonostante le testimonianze - su quella dell'agente del Sismi era basata la ricostruzione fatta in parlamento dal ministro degli esteri Gianfranco Fini - che coincidono sullo svolgimento dei fatti, gli americani sono tornati sulla difensiva: rispettate le regole d'ingaggio, prima gli avvertimenti, a debita distanza, e poi l'attacco. I fatti dicono il contrario: nessun avvertimento, il fascio di luce è arrivato contemporaneamente al fuoco delle mitragliatrici, tanto è vero che l'auto è stata colpita da destra (la pattuglia mobile era a una decina di metri dal ciglio della strada all'altezza della curva), uccidendo Nicola Calipari, e da dietro: basta vedere l'auto. Il parabrezza davanti è intatto, mentre i vetri laterali e quello dietro sono in frantumi. Non ultimo, il proiettile, l'unico fortunatamente, che mi ha colpito alla spalla è entrato da dietro, provocandomi un buco di quattro centimetri di diametro. Fatto non secondario: le testimoninanze - mia e dell'agente, persone così diverse per sensibilità ed esperienza - sostanzialmente coincidono.

I delegati della commissione invece di tenerne conto, continuano a insistere su una mia possibile conoscenza dell'agente prima dei fatti. Io non ho mai visto l'agente in faccia e non lo saprei riconoscere nemmeno se lo incontrassi, l'ho visto di spalle solo mentre guidava l'auto. Dopo l'attacco, quando è sceso era lontano da me sotto la minaccia dei fucili, io, ferita, ero sdraiata per terra. Evidentemente le mie due testimonianze rese alla commissione americana non sono servite a nulla; o sarò citata per falsa testimonianza? Una cosa è certa: il Pentangono deve garantire l'impunità ai suoi militari. E va oltre le affermazioni fatte a caldo, dell'errore, tanto da insinuare altri interrogativi più inquietanti. Un errore anche «tragico» viene sempre «perdonato» in Iraq, anche quando stermina famiglie intere di innocenti iracheni. In questo caso non vale, solo perché non si vuole influire sul morale delle truppe o perché c'è dell'altro? Peraltro va sgombrato il campo dalle mistificazioni di chi vuol far credere che Nicola Calipari agisse nella clandestinità e non avesse avvisato del nostro arrivo in aeroporto. L'ufficiale di collegamento era stato avvertito 20/25 minuti prima del nostro arrivo (ho assistito alle telefonate), probabilmente l'intelligence italiana non aveva avvertito gli americani dell'operazione che stava compiendo per il mio rilascio, ben sapendo che altrimenti sarebbe stata ostacolata. Ma la giurisdizione Usa in Iraq riguarda anche le operazioni di intelligence degli alleati? E poi cosa faceva l'elicottero Usa che volteggiava sopra la mia auto imbottita di tritolo mentre io aspettavo che mi venissero a liberare? Sorge il dubbio che i vertici americani a Baghdad fossero perfettamente a conoscenza di tutto quello che stava avvenendo.

Non abbiamo ancora il rapporto ufficiale della commissione americana ma temiamo che molti dei nostri quesiti resteranno senza risposta. Ma la delusione più grande sarebbe se le nostre autorià subissero l'affronto senza reagire. Tutte le parole spese per Calipari finirebbero in ipocrisia e - nonostente la medaglia d'oro assegnatagli da Ciampi - Nicola sarebbe stato per il nostro governo solo l'eroe di un giorno.

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