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Galapagos
Senza fondo
30 Maggio 2009
Articoli del 2009
Nell’analisi di Bankitalia, squarci di verità su una crisi ancora lunga e sempre più feroce verso le classi più deboli. Da il manifesto, 30 maggio 2009 (m.p.g.)

"Uscire dalla crisi significa faticosa comprensione dell'accaduto", scrive Draghi nelle ultime pagine delle "Considerazioni finali". L'impressione è che Bankitalia abbia "elaborato" poco la crisi, limitandola agli aspetti finanziari, lodando le autorità monetarie mondiali che hanno "evitato un tracollo globale". Ma Bankitalia ha un merito: sgombra il campo dell'ottimismo di Berlusconi che ieri ha commentato la relazione come "berlusconiana". Mentre, al contrario, Draghi afferma: "Non è ancora possibile individuare con certezza una definitiva inversione ciclica". Insomma, nella crisi siamo impantanati e non ci sono cavalieri bianchi pronti al salvataggio.

Le prime vittime della crisi sono i lavoratori. Tutte le imprese industriali sono frenate dal tracollo della domanda mondiale e quelle che avevano deciso di investire sono paralizzate dalla mancanza di liquidità. Peggio di tutte stanno le 500 mila piccole imprese, molte delle quali producono in sub-fornitura. Vengono pagate in ritardo e rischiano di morire.

Draghi ci racconta anche che quest'anno sono in scadenza 2 milioni di contratti a termine e il 40% delle imprese consultate intende ridimensionare. Chi aveva previsto che entro il 2010 la disoccupazione sarebbe aumentata di un altro milione ora ha, purtroppo, una certezza in più. Ma non sono solo i licenziamenti a preoccupare: la Cassa integrazione esplode e si amplia la forbice tra chi ha una copertura, almeno parziale, offerta dagli ammortizzatori sociali e chi non ha nulla. Salvo la burla del provvedimento per gli atipici voluto da Berlusconi, Tremonti e Sacconi. Da un punto di vista macroeconomico la cosa preoccupa il governatore: meno salari significano meno consumi, meno domanda e meno investimenti. Così dalla crisi non si esce. Ma come uscirne allora?

Nelle ultime due righe, Draghi cerca di essere ottimista e fiducioso. Impresa non facile visto che il Pil quest'anno cadrà del 5% e negli ultimi sei mesi è crollato del 7%. Per il governatore la strada è una sola: una grande alleanza per le riforme. Su tutte - ovviamente - quella delle pensioni per dirottare risorse sugli ammortizzatori sociali. Ma c'è anche un problema di evasione fiscale (oltre il 15% del Pil viene dal sommerso). E occorre procedere a una riforma della scuola e della P.A. e a uno snellimento delle procedure amministrative. Sostiene Draghi: "Negli ultimi 20 anni la nostra è stata una storia di produttività stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi e tasse alte". Vero, ma di è chi la colpa se gli imprenditori hanno investito solo per comprimere i salari e non per innovare e se l'evasione fiscale è imperante, salvo che per l'Irpef che dipendenti e pensionati pagano fino all'ultimo euro? Draghi poi trova qualche parola anche per criticare la miriade di grandi opere. E' un liberale illuminato, ma la verità è che la crisi dei padroni a pagarla saranno solo gli incolpevoli.

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