loader
menu
© 2022 Eddyburg

Secondo l’OCSE dobbiamo tagliare sul serio le emissioni
16 Marzo 2012
La questione energetica
Si continua a non fare abbastanza per evitare di bruciare combustibili fossili e riscaldare il pianeta. Nota Reuters dal New York Times, 16 marzo 2012, e postilla. (f.b.)

Titolo originale: OECD Warns of Ever-Higher Greenhouse Gas Emissions– Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

LONDRA — Le emissioni globali di gas serra potrebbero crescere del 50% entro il 2050 se non si adottano politiche più ambiziose per il clima,coi combustibili fossili ancora prevalenti nella produzione energetica, avverte l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

“Se non cambia la composizione energetica globale i carburanti di origine fossile peseranno per l’85% della domanda nel 2050, con un incremento del 50% nelle emissioni di gas serra”, afferma l’Organizzazione con sede a Parigi nella sua previsione per il 2050. Nello stesso anno l’economia globale avrà una dimensione quadruple dell’attuale, e nel mondo si consumer l’80% in più di energia. Ma, appunto si prevede, la composizione di questa energia potrebbe non essere molto diversa da quella di oggi. Perché potrebbero essere soprattutto carburanti di origine fossile come petrolio, carbone, gas, a costituire sino all’80% dei consumi, mentre le rinnovabili, ad esempio carburanti di origine vegetale si prevede possano pesare al massimo un 10%, col nucleare a coprire la differenza.

A causa di questa forte dipendenza da carburanti fossili, si calcola che le emissioni di anidride carbonica potrebbero crescere del 70%, dice l’OCSE, facendo crescere la temperatura di 3-6 gradi entro il 2100, e superando così quel limite dei 2 gradi fissato dagli organismi internazionali. Nonostante la crisi economica e la conseguente riduzione della produzione industriale, nel 2010 le emissioni di anidride carbonica hanno toccato un massimo storico di 30,6 giga-tonnellate. Dal punto di vista economico il costo di non intraprendere azioni per il clima si può calcolare in una caduta del 14% dei consumi mondiali pro-capite nel 2050, secondo alcune stime. Elevati anche i costi umani, con morti premature da esposizione agli inquinanti raddoppiate: 3,6 milioni l’anno secondo l’OCSE.

Potrebbe crescere del 55% la domanda di acqua, aumentare la competizione per le scorte e lasciare il 40% della popolazione globale in una situazione di rischio, con una scomparsa del 10% delle specie vegetali e animali. Per prevenire i peggiori effetti del riscaldamento globale l’azione mondiale deve cominciare già dal 2013, con un sistema di scambi di emissioni globale, il settore energetico che diventa low-carbon e l’introduzione di nuove tecnologie a basso costo, dalle biomasse alla ritenzione del carbonio. Prima del 2020 potrebbe non entrare in vigore nessun nuovo trattato internazionale sul clima, però, senza alcun sistema di scambi, rendendo assai più difficile l’obiettivo di contenere l’aumento ai 2 gradi previsti, e la necessità di rapidissimi tagli di emissioni dopo quella data per recuperare.

Gli attuali impegni internazionali di taglio delle emissioni non bastano a mantenere il riscaldamento entro limiti di sicurezza, afferma l’OCSE. Costruire un mercato di scambi di emissioni potrebbe anche stimolare un rapido sviluppo di nuove tecnologi e a basso costo in grado di tagliarle. La risposta più semplice è fissare un prezzo globale, collegando così tutto il sistema delle emissioni nazionali e regionali entro una rete di scambio. Un deciso taglio all’uso degli inefficienti carburanti di origine fossile stimolerebbe anche l’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, determinando un incremento del reddito globale dello 0,3% nel 2050.

postilla

Vero, che spesso la mano sinistra non sa quello che fa la mano destra. Ma quando si tratta di organismi importanti come l’Ocse, per cui sapere è potere, e quando in gioco c’è una cosuccia come la sopravvivenza del mondo più o meno come lo conosciamo (Suv a parte forse), magari ragionare in modo sistemico e non caciarone aiuta. L’hanno scoperto tutti gli stati che si sono cimentati davvero in leggi per il contenimento delle emissioni: prima o poi la forma dell’insediamento viene coinvolta, eccome se viene coinvolta, perché sono edifici e sistemi urbani una delle chiavi su cui intervenire. Non bastano un paio di turbine o di pannelli solari sul tetto, ci vuole, come hanno ad esempio cominciato a fare in California col governatore Schwarzenegger, un nuovo equilibrio fra case, infrastrutture, attività produttive. La città al centro insomma, e urbanistica e politiche urbane al centro del centro.

Cosa succede invece in Italia, paese dei mille campanili per antonomasia, con la cultura urbana più solida del mondo? Succede che l’OCSE (speriamo ancora suo malgrado e male informata) sponsorizza un “progetto di sviluppo” dove la fanno da padrone esattamente i meccanismi progettuali caso per caso e pasticcioni che da sempre – con la scusa di sostenere economia e occupazione - producono squilibrio territoriale e fatalmente inducono nuove emissioni da consumi di carburanti di origine fossile, nei trasporti privati e non solo. Salvo appunto buttare qui e là qualche pannello solare per le allodole. Vezio De Lucia su questo sito ha sollevato il problema,e si spera che alle teste pensanti, dell’OCSE e del Ministero che improvvidamente sostengono certe stupidaggini incoerenti, venga qualche scrupolo a controllare meglio le idee che qualcuno ha infilato di nascosto nei loro documenti ufficiali. Altrimenti ci fanno davvero una figuraccia, scienziati e “specialisti” inclusi (f.b.)

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg