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Pietro Folena
Se Prodi tornasse ad essere il leader di tutti
10 Ottobre 2007
Articoli del 2007
Una riflessione e alcune proposte sulla situazione attuale della sinistra, della maggioranza parlamentare e del governo, tutti a un tornante difficile. Postato sul sito Rosso di sera il 9 ottobre 2007

In queste settimane si incrociano una serie di eventi che possono mutare profondamente il corso di questa legislatura. Prima di tutto il referendum dei lavoratori sul protocollo pensioni e welfare. La conseguente riunione del governo per vararlo definitivamente. La manifestazione del 20 ottobre. Il nodo della finanziaria che inizia il suo iter al Senato (con l’incognita Dini), legata a doppio filo proprio con il protocollo. Il pacchetto pro sindaci-sceriffo. La legge Gentiloni, il cui esito si deciderà in queste ore, almeno per ciò che riguarda la Camera. Ce n’è abbastanza per prevedere il peggio. Ma non è affatto detto che stavolta la legge di Murphy si avveri.

Intanto occorre rilevare un clima nell’opposizione. Chi segue i lavori parlamentari sa che il centrodestra ha ben poca voglia di andare al voto in tempi ravvicinatissimi. Berlusconi ha bisogno di riorganizzarsi.

L’esito del referendum può segnare la discussione sul welfare. E’ un bene che, su questo punto, tutta la sinistra abbia oggi una visione comune. Piuttosto incomprensibile, semmai, è l’atteggiamento del sindacato, che in certi momenti appare persino indisponibile a correzioni migliorative.

Su questo punto i pericoli arrivano dal centro, dai settori più conservativi della maggioranza, non dalla sinistra. La sinistra chiede modifiche possibili, utili, ragionevoli, a partire da norme severe sui contratti a termine. Modifiche che anche nell’Ulivo non vengono escluse.

Riguardo la finanziaria, sono stati fatti passi in avanti concreti e disinnescate mine pericolose. Per questo ora si tratta di introdurre nuove misure (penso a norme di stabilizzazione dei precari in primo luogo).

Ma il fattore più importante per superare questi scogli è a monte dei problemi. E si chiama collegialità. La formazione del Pd, era stato detto dai promotori, serviva a dare un “timone” alla maggioranza e al governo. Un timone moderato. Così è stato. Franco Giordano ha parlato di “monocolore” del partito democratico. Siamo, cioè, di fronte ad una vera e propria offensiva (basti vedere il pacchetto sicurezza) dei settori moderati dell’Unione, apertamente in contrasto con il resto della maggioranza. Un’offensiva pericolosa, che a lungo termine mira ad “alleanze di nuovo conio” come le ha definite Rutelli o, comunque, ad imprimere una impronta centrista all’azione di governo.

E’ questo, prima di tutto, il tentativo che la sinistra deve contrastare. Il governo e la sua maggioranza, devono tornare a decidere e discutere insieme. Non è possibile governare altrimenti. E il presidente del consiglio dev’essere il punto di sintesi della discussione, spogliandosi del suo ruolo di promotore del Partito democratico.

Senza questa precondizione, il governo avrà sempre una vita difficile, anche se supererà le difficoltà di oggi. Se ne presenteranno altre, contrasti sempre più profondi, se una parte della coalizione si troverà a dover accettare a scatola chiusa o quasi decisioni prese dall’altra parte della maggioranza.

Insomma, buona parte dei contrasti potrebbero essere appianati se Romano Prodi tornasse ad essere, pienamente, il leader di tutti.

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