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Massimo Serafini
Se cambia il clima
23 Maggio 2006
Articoli del 2005
Qualcuno ricorda che gli effetti dei fenomeni atmosferici dipendono in gran parte da come l'uomo organizza il territorio. Ma il problema non è settoriale (solo la difesa del suolo). Da il manifesto del 24 agosto 2005

E'normale che il tempo rompa verso la fine di agosto e quindi ci siano perturbazioni e temporali. E' molto meno normale che, ormai da anni, maltempo e piogge, che annunciano la fine dell'estate, abbiano sempre conseguenze così devastanti e drammatiche. Quest'anno è successo nell'Europa centrale e orientale, Austria, Svizzera e Romania purtroppo già contano morti, dispersi e migliaia di sfollati. Già sappiamo, però, che se i venti spingessero in Italia quella perturbazione le devastazioni e le conseguenze sarebbero altrettanto gravi. Di fronte al ripetersi di quelle che, una classe dirigente incolta e incapace, si ostina a chiamare calamità naturali, un interrogativo si pone: perché mai qualsiasi pioggia cada, normale o eccezionali che sia, le conseguenze per persone e cose sono sempre le più gravi? Intensità delle precipitazioni e loro concentrazione (in pochi giorni cade la pioggia di una stagione) ci dicono che è in corso un cambiamento climatico. Anche quest'estate abbiamo avuto segnali forti che evidenziano che il cambio di clima non è il futuro a cui dobbiamo prepararci, ma un drammatico presente da fronteggiare. Non ce ne parla solo la tragedia rumena, svizzera ed austriaca di questi giorni o il moltiplicarsi di tifoni ed uragani, che purtroppo colpiscono i paesi più poveri e meno responsabili delle alterazioni al clima, ma anche il drammatico scioglimento di un'area ghiacciata della Siberia grande come la Francia e la Germania, a cui la stampa nazionale non ha dedicato alcuno spazio. Insomma i fatti ci confermano che le previsioni del terzo rapporto Onu sul clima sono ormai una realtà con cui fare i conti. A nulla serve però attribuire al clima che cambia la responsabilità della tragedia che ha colpito l'Europa centro-orientale, soprattutto non è accettabile che il cambiamento climatico venga invocato come giustificazione da chi avrebbe dovuto agire e non l'ha fatto per fronteggiarlo.

Alle popolazioni rumene, svizzere ed austriache così duramente colpite la migliore solidarietà che si può esprimere è la denuncia delle inadempienze e del vuoto di strategie politiche con cui le classi dirigenti non solo politiche e non solo di governo hanno affrontato il cambiamento del clima. Kyoto, che rappresenterebbe solo un piccolo segnale di inversione di tendenza è sì entrato in vigore, ma per ora le emissioni che alterano il clima aumentano anziché diminuire. In realtà il mito dell'eterna crescita continua ad essere l'orizzonte culturale delle politiche economiche delle destre come delle sinistre, senza alcuna preoccupazione di quanti gas climalteranti si manderanno in atmosfera per realizzarla. Ed allora si dia un segnale alle popolazioni colpite convocando un vertice europeo in cui si prendano decisioni su una nuova politica energetica basata sul risparmio e sulle fonti rinnovabili. Ma non è solo il cambiamento climatico e l'incapacità evidente di governarne le manifestazioni la causa di tante devastazioni. Anzi più si guarda e si va a fondo della questione e più emergono le colpe: di territori incapaci di assorbire le piogge perché la speculazione li ha ricoperti di cemento, asfalto e costruzioni, o di fiumi le cui aree di pertinenza, quelle in cui dovrebbero espandersi le piene risultano invece costruite, coltivate, infrastrutturate pesantemente, o di colline rase al suolo da un'agricoltura industriale parassitaria ed eccedentaria, o di un'attività edificatoria senza soste e di un'abusivismo sempre tollerato e sanato.

Da più parti si invocheranno nuove opere idrauliche per governare fiumi e frane e piogge senza capire che se non si mettono in discussione gli usi sbagliati e speculativi del territorio non si potrà governare le conseguenze del maltempo e del cambio di clima. Anche qui servono segnali chiari e non solo parole. Il centro sinistra che si avvia alle primarie dichiari che il riassetto idrogeologico del territorio è la principale ed unica opera pubblica che intende realizzare se governerà, un'opera pubblica fatta non di cemento e asfalto, ma di conoscenza dei territori manutenzione e cura della terra e perché no di qualche demolizione.

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