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Loris Campetti
Scuola d'opposizione
18 Ottobre 2008
Articoli del 2008
Il dramma che sta vivendo il mondo della formazione e della conoscenza provoca proteste nella società. Partiti e sindacato saranno capaci di raccoglierle? Il manifesto, 18 ottobre 2008

Una bella giornata. Ieri Roma ha accolto con un acquazzone dispettoso qualche centinaia di migliaia di giovani, aspiranti precari - gli studenti - precari in essere, lavoratori dei servizi. Una nutrita rappresentanza di milioni di italiani e italiane a cui è negato un futuro e a cui si vuol negare anche il diritto di scioperare e protestare contro l'odiosa condizione imposta da un liberismo straccione e stracciato, mentre ai loro fratelli minori si vuol negare persino il diritto alla conoscenza. Erano tantissimi, sono riusciti a cambiare il clima, almeno quello atmosferico, facendo tornare il sole.

Che qualche generazione di giovani e giovanissimi reagisca agli attacchi del governo tornando in piazza e non rifugiandosi in casa, è una bella notizia. Va dato il merito ai protagonisti delle mobilitazioni che da settimane scuotono un paese afono, schiacciato tra un decisionismo autoritario e populista e un assenteismo di minoranza colpevole, ora lamentoso ora complice. Va reso onore anche a quelle forze sindacali di base che, un po' responsabili un po' supplenti, hanno dato luoghi e voce al disagio diffuso in una società largamente berlusconizzata, con una sua parte sconfitta culturalmente ma non ancora pacificata.

Si può essere d'accordo con i Cobas e le rappresentanze di base, si può criticare il loro modo d'essere politico e sindacale, ma di sicuro bisogna rapportarsi a esse con rispetto e, da parte di quella forma particolare della politica che è l'informazione, con curiosità. Nel nostro piccolo, è quel che proviamo a fare. Nel farlo non possiamo non interrogarci sul fatto che intere fette del nostro piccolo mondo vivano, soffrano e lottino, se non nella solitudine, senza una rappresentanza politica e sociale. È normale, e positivo, che studenti, precari e una parte dei lavoratori dei servizi siano scesi in piazza con chi ha scelto di ascoltarli e dare loro voce. Che avrebbero dovuto fare, studenti, maestre, professori, ricercatori, non docenti, stare calmi in attesa che Cgil, Cisl e Uil decidano la data dello sciopero generale del settore? E i precari, che la loro condizione divenga centrale nell'agenda del Partito democratico?

Le centinaia di migliaia di persone in piazza a Roma e in tante altre città possono essere un'occasione, per la sinistra e per le forze non berlusconizzate. Rappresentano, scuola in testa, la più forte opposizione sociale alla politica del governo. Lo sa la Cgil, ma la sua pratica è troppo distante dalle condizioni materiali di chi non sa se domani vedrà rinnovato il suo contratto, o se qualcuno lo prenderà in affitto per un lavoro che ben poco ha a che fare con il suo diploma. Chi ha una laurea, poi, ha già fatto le valige per passare le Alpi. Non perché minacciato dalla camorra ma perché espulso dalla politica. I precari possono diventare, in parte già sono, un esercito del lavoro di riserva. Come i migranti. Non dovrebbe essere la Cgil per prima a porsi il problema della riunificazione delle forze di lavoro e non lavoro, prima che la rimossa lotta di classe si trasformi in lotta nella classe?

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