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“Salvaguardia integrale di un bene inestimabile”
27 Agosto 2008
Lettere e Interventi
Andrea Nurcis, da Tuvixeddu-Tuvumannu

Caro Eddyburg, mi chiamo Andrea Nurcis sono un artista originario di Cagliari ma vivo tra Roma e Bologna. Un amico archeologo, Marcello Madau, mi ha segnalato il suo sito che trovo sia davvero entusiasmante. Attualmente mi sto occupando del problema di Tuvixeddu che mi sta molto a cuore perchè sono cresciuto su quel colle. A Tuvixeddu, come saprà, esiste una delle più grandi e importanti necropoli fenicio-puniche del mondo semita del mediterraneo occidentale. Sin dall'infanzia trascorrendo la mia vita a Tuvixeddu, ho potuto sviluppare la mia visionarietà che mi ha portato negli anni, a scegliere l'arte come motivo principale della mia esistenza. Io penso che a Tuvixeddu qualsiasi progetto edilizio, sia esso di natura privata, come il complesso residenziale di 400 appartamenti della Coimpresa in accordo col comune di Cagliari, sia di natura pubblica, come il progetto di parco archeologico proposto dall'architetto Gilles Clément sostenuto dalla Regione Sardegna, siano assolutamente inadeguati, per quelle che sono le peculiarità storico ambientali del colle Tuvixeddu-Tuvumannu.

Il contesto del colle va assolutamente vincolato nella totalità della sua area e riportato ad una condizione ottimale per quanto riguarda le sue caratteristiche ambientali, geomorfiche e floristiche. Va inoltre “restaurato” l'ambito archeologico riportandolo il più vicino a quello che è il suo senso originario, cioè un luogo sacro in cui oltre 3000 anni fa furono sepolti gli antenati dei cagliaritani. Andrebbero abbattute tutte le strutture che interferiscono e che si sovrappongono col sito archeologico. Andrebbero poi applicate delle forme di protezione e fruibilità al pubblico che non snaturino il senso del luogo, cioè che non lo “mummifichino” in un museo per turisti, perchè Tuvixeddu dovrebbe essere un cantiere archeologico in piena attività, visto che anche negli ultimi anni, durante degli scavi non certo di carattere scientifico quanto “edilizio”, sono stati fatti dei rinvenimenti di grande valore. Personalmente “restaurerei” utopicamente e provocatoriamente anche l'ambito “antropologico” di Tuvixeddu, riportandoci le greggi delle pecore che durante la mia infanzia e adolescenza vi transumavano, pascolando tra le millenarie tombe e anche le prostitute che la notte frequentavano il colle per la sua caratteristica di luogo isolato, lontano dall'urbanizzazione e dal traffico cittadino. Credo che Il colle di Tuvixeddu debba rimanere un luogo isolato, una campagna” in mezzo alla città. Darei delle aree alla gente, persone anziane in pensione che hanno vissuto in quella zona per tutta la vita, che la conoscono e la amano, legate per generazione o per cultura alla campagna, affinchè ci coltivino i loro orti.

Insomma su Tuvixeddu, eviterei ovviamente ogni forma di speculazione edilizia, ma anche ogni forma di “imborghesimento”, abbellimento. Riporterei il luogo al suo dignitoso stato integro, grezzo-romantico ottimale.

Voglio lasciarle il link di un articolo apparso qualche giorno fa sul Die Zeit, che non ho visto segnalato nel suo sito e che mi sembra molto interessante. Qui c'è la pagina in tedesco; e questo è il link della traduzione italiana:

Condivido pienamente e sue preoccupazioni. Mi sembra stupefacente che la difesa di Tuvixeddu-Tuvumannu debba essere confinata a un conflitto tra poteri pubblici. Ancor più mi scandalizza che la stampa e la televisione nazionale vi diano così poco peso. Sono certamente stati compiuti errori da tutte le parti (sebbene non si possano mettere sullo stesso piano gli errori di procedura e di correttezza amministrativa compiuti nella difesa con l’errore capitale di minacciare l’integrità fisica di quell’inestimabile patrimonio o di esserne complici). È forte il rimpianto per quei governanti che sapevano agire con velocità ed efficacia; il ricordo va a Giacomo Mancini e alla sua difesa dell’Appia Antica. Ed è forte l’indignazione per un’opinione pubblica che non sa reagire, non sa difendere i propri tesori, non sa ribellarsi contro il furto sacrilego: perché di questo si tratta.

Nei limiti delle possibilità di questo sito cercheremo di promuovere un’azione di stimolo nei confronti dei poteri pubblici coinvolti. La minaccia che grava su Tuvixeddu è pari a quella di una calamità nazionale: in casi simili in una nazione che conservi qualche brandello di dignità e di cultura chiunque ha un briciolo di potere scende in campo.

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