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Eleonora Capelli
Romilia non si può fare
12 Febbraio 2007
Bologna
Nelle parole di Campos Venuti, la rivendicazione di un diverso modello di gestione del territorio, quello emiliano, che scricchiola. Da la Repubblica, ed. Bologna, 11 febbraio 2007 (m.p.g.)

«Parlano tutti di Romilia come se fosse una cosa fattibile, invece non si può fare. Ed è inutile "scaricare" la decisione su Beatrice Draghetti, perché riguarda anche Vasco Errani». L´urbanista Giuseppe Campos Venuti guida l´ira degli urbanisti contro il progetto di Romilia, il nuovo polo funzionale di Alfredo Cazzola che dovrebbe comprendere anche lo stadio decentrato di Bologna, a Medicina. Nei giorni in cui il sindaco Sergio Cofferati invita a "decidere in fretta" e la presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, annuncia un tavolo tra istituzioni entro febbraio, Campos Venuti mette uno stop al mega progetto. E l´Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu), di cui il professore è presidente onorario, pubblica un comunicato dichiarando «preoccupazione per come il problema degli stadi è affrontato in questi giorni a Bologna».

Campos Venuti è molto diretto: «le istituzioni discutono come se questo progetto si potesse fare, ma non si può fare. Sarebbe commercio di vincoli urbanistici». Per uscire dai termini tecnici, significa, secondo Campos Venuti, «che un privato cittadino non può decidere di edificare su un suo terreno che non vale niente, un complesso di abitazioni e servizi che lo renderà ricco. Altrimenti io domani compro un piccolo campo coltivato e ci costruisco sopra un grattacielo, vendendo gli appartamenti a caro prezzo».

L´equilibrio tra le aree verdi, quelle destinate alla costruzioni di case e quelle per le nuove infrastrutture è codificato in un Piano Territoriale Provinciale (Ptcp) approvato dalla Provincia di Bologna d´intesa con la Regione. Ed è a questo documento che si richiamano gli studiosi dell´Inu, definendo il progetto di Cazzola concepito «in spregio totale della strategia generale del Ptcp, strategia basata sulla valorizzazione insediativa delle direttrici ferroviarie in particolare sulla direttrice Nord». Se si decide che il nord non è più la direzione da tenere, bisognerà motivare la scelta in una deroga al piano. Ma c´è anche un motivo tecnico di salvaguardia del verde: dove dovrebbero sorgere spalti e tribune, scorre il torrente Quaderna, i cui argini e territori cono protetti dal Piano paesistico regionale. Per questi motivi tecnici e istituzionali, gli urbanisti definiscono il piano "inaccettabile".

L´alt su Romilia non significa però che non si possa pensare ad un decentramento dello stadio. Cofferati aveva infatti sollecitato "decisioni in merito a una diversa ubicazione dello stadio" anche per una migliore gestione dell´ordine pubblico, in giorni in cui la violenza negli stadi è un problema di rilievo nazionale. Gli studiosi del settore chiedono però che la nuova struttura si faccia sulla direttrice di sviluppo indicata dal piano, dove si trovano anche strade e infrastrutture, soprattutto con un bando di gara per l´appalto. «Gli operatori privati», spiegano, «potranno aggiudicarsi e realizzare a proprie spese gli stadi da rinnovare o da decentrare, in regime di aperta concorrenza».

«Qui si parla della costruzione di un paese privato nel vuoto», dice Campos Venuti, «dove oggi ci sono solo campi e arriva solo una strada. È quello che Silvio Berlusconi ha fatto con Milano 2. Ma in Emilia queste cose non si sono mai fatte: prima bisogna spiegare a tutti noi cittadini perché è nel nostro interesse che i piani si cambino. Altrimenti si tratta di una variante illegale».

Adesso, secondo Campos Venuti, la Regione deve per forza intervenire. Il tavolo "interistituzionale" che Beatrice Draghetti ha convocato entro fine mese non può non coinvolgere chi ha approvato l´attuale piano della Provincia e deve sorvegliare sulla tutela del paesaggio. «Quest´opera», chiosa l´urbanista, «ci coinvolge tutti come cittadini, quindi è in capo a tutte le istituzioni del territorio».

Su Romilia, in eddyburg

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