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Pasquale Belfiore
Rimettere le mani sulla città soprattutto sul centro storico
30 Ottobre 2007
Napoli
Un appello al costruire, sempre e dovunque. Contro l’"inerzia" della conservazione e l’"eccesso" della tutela. Con una postilla. Da la Repubblica, ed. Napoli, 30 ottobre 2007 (m.p.g.)

A Francesco Rosi – che sarà oggi a Napoli a Palazzo Reale per il convegno degli Annali sulla Grande Napoli: centro storico e aree est e ovest – è forse necessario proporre una riedizione del celebre "Mani sulla città", ma con una tesi opposta. Occorre cioè rimettere oggi le mani sulla città perché v´è troppa inerzia urbanistica, soprattutto sul capitolo "centro storico" che rischia di morire per eccesso di tutela. Non si preoccupino i difensori della conservazione (e chi scrive, tra questi).

Le mani di cui parliamo sono quelle della storia, quelle dal tatto sensibile, in grado di distinguere il significato, la qualità e il carattere innovativo dei progetti da realizzare, le mani che nei secoli hanno costruito la Napoli di cui menar vanto. Non quelle avide e rozze d´un recente passato contro cui sibilò invettive Roberto Pane e tuonò Luigi Cosenza e che diedero vita alla parte di città di cui vergognarsi. Il piano regolatore vigente non ci aiuta in questa direzione, interventista ma con discernimento critico, perché sul centro storico fornisce infinite regole ma non idee e prospettive generali. Le immagini di Napoli che oggi vedremo, girate da Mario Franco e commentate in sala da Rosi, ci dicono in modo inequivocabile che "bisogna rimettere le mani sulla città".

Rimetterle innanzitutto sul centro storico, superando la sindrome da Regno del Possibile. Il controverso progetto d´iniziativa accademico-imprenditoriale della seconda metà degli anni Ottanta ha finito per condizionare venti anni di politica urbanistica, fornendo tra l´altro l´alibi culturale e metodologico a una sostanziale inattività operativa. Nulla s´è fatto, ma ben poco c´era da fare: questa potrebbe essere la laconica sintesi del problema. Invece, con tutta evidenza, c´era e c´è molto da fare. Quanto alle risorse disponibili, si parla di 200 milioni d´euro dei fondi europei destinati al centro storico di Napoli; si ha inoltre notizia d´un recente accordo tra Regione, Comune e Curia napoletana per interventi su beni ecclesiastici. Non sappiamo come saranno distribuiti questi fondi né i particolari dell´accordo. Con buona pace del metodo "partecipato" e delle decisioni "condivise" che celebrarono la loro epifania nei Forum pre-elettorali del 2006.

Rimetterle sulla zona orientale, il nostro "non luogo" per antonomasia, tra depositi carburanti, aree dismesse, quartieri popolari un tempo d´esemplare decoro e un litorale che a fabbriche chiuse attende facoltà universitarie e porti turistici. Il piano regolatore prevede nell´area delle ex raffinerie un grande parco di 150 ettari collegato a piazza Garibaldi con un lungo viale in rettifilo e alberato. Sembra un frammento dell´utopia ottocentesca di Lamont Young che immaginava per la Napoli del futuro grandi boulevard, metropolitane sopraelevate e canali navigabili. Allo stato delle cose, l´iniziativa più concreta è un accordo con le società petrolifere per la delocalizzazione degli impianti entro i prossimi due decenni.

Rimetterle infine sulla zona occidentale, Bagnoli-Coroglio, area simbolo dell´urbanistica napoletana fin dagli anni della dismissione dell´Italsider. Rimetterle per dare lena a programmi che accusano dieci anni di ritardo tra operazioni di bonifica terrestre e marina, concorsi annullati per imperizia gestionale e poi rifatti, rimozioni controverse di colmate a mare e porti-canale di dubbia realizzabilità. È cronaca di questi giorni il rinvio della scelta del progetto vincitore del porto-canale per un supplemento di istruttoria tecnica sui quesiti: il porto-canale si interra oppure no? I progetti presentati sono compatibili con le esigenze della tutela paesaggistica? Cose non di poco conto ma da risolvere entro poche decine di giorni, si dice ora in un sussulto d´efficienza decisionista. In ogni caso, il progetto è avviato e non resta che seguirne gli sviluppi e gli esiti che si sperano corretti.

È opinione corrente che a Bagnoli-Coroglio si giochi il futuro della città, ma questa è una tesi non condivisibile. Il futuro di Napoli è nel restauro del suo centro storico, nella rigenerazione funzionale dei 1917 ettari di città pregiata per storia, arte, ambiente e paesaggio nei quali vivono centinaia di migliaia d´abitanti. Napoli può rinascere se il suo centro storico, da grande questione rimossa dell´urbanistica napoletana, diviene la priorità assoluta, più di Bagnoli, più della zona orientale, più della stessa politica dei trasporti.

Postilla

È un articolo esemplare per disinformazione. La nuova normativa del piano regolatore (basata sull’analisi e la classificazione tipologica, come nelle migliori e più note esperienze italiane), ha liberato il centro storico dall’obbligo della preventiva approvazione di piani particolareggiati, che nessuno era in grado di formare, e ha perciò finalmente consentito una vera e propria esplosione di interventi di restauro, manutenzione, conservazione, come sanno tutti gli operatori del settore e come trapela, pur nell’ormai generalizzata scarsa attenzione ai problemi urbanistici (quelli veri), anche dalle cronache cittadine. Chi insiste perché ci sarebbe un eccesso di tutela, o non sa quel che dice, oppure, gratta gratta, rimpiange proprio “Il regno del possibile”. Il che è confermato dall’auspicio di nuove idee per il centro storico. Quali idee? Quelle dello sventramento? Nessuna idea concreta è neanche vagamente accennata, se non quella di un indistinto (e pertanto ancor più pericoloso) appello al “fare”, al costruire. In alternativa ci sono solo la conservazione e il restauro, come prescrive il nuovo piano regolatore. E lo spot, veramente ignobile, “mettere le mani sul centro storico”, al di là della distorsiva piaggeria nei confronti di un film che ha invece combattuto tenacemente la Napoli del cemento ad ogni costo, si apparenta piuttosto ad un più consono “mettere le mani in pasta”: attività di rinnovato successo sotto il Vesuvio.

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