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Tomaso Montanari
Renzi e l’arte di promuoversi
1 Marzo 2012
Firenze
L’arte della città come clava mediatica: la tattica del nipotino di B. Il Fatto Quotidiano, 1° marzo 2012

Parlando lunedì in Consiglio comunale, Matteo Renzi ha rilanciato la vecchia idea di ripristinare l’antica pavimentazione in cotto di Piazza della Signoria a Firenze, annullando i due secoli di storia che hanno storicizzato le pietre volute dai Lorena. Non è un caso isolato: con cadenza regolare, Renzi prende un tema della storia dell’arte fiorentina e lo brandisce come una clava mediatica. Ha cominciato con la rivendicazione della proprietà comunale del David di Michelangelo, ha continuato con l’idea di costruire la facciata di San Lorenzo secondo i progetti dello stesso Michelangelo, quindi si è gettato a capofitto nella tragicomica ricerca della Battaglia di Anghiari di Leonardo.

Il movente politico è trasparente: usare il patrimonio storico e artistico della città come una potentissima arma di distrazione di massa. In tutto questo c’è una buona dose di cinismo, perché Renzi sa benissimo che Piazza della Signoria non tornerà mai al cotto (ipotesi già bocciata, in passato, dal ministero per i Beni culturali), che la facciata di Michelangelo non si farà, che la Battaglia di Anghiari non si troverà: ma ciò che conta è l’effetto notizia. Ma sono i presupposti culturali di questa strategia a far cadere le braccia. Innanzitutto, non c’è niente di nuovo: l’indubbia abilità mediatica di Renzi proietta su un palcoscenico globale i peggiori vizi della Firenzina abituata a vivere sullo sciacallaggio del passato. In questo momento, la Provincia di Firenze promuove una grottesca campagna di scavo per cercare le ossa della Gioconda (intesa come Lisa Gherardini), mentre si raccolgono firme per indurre il Louvre a prestare a Firenze la stessa Gioconda (intesa come quadro, o meglio come feticcio). L’arcivescovo, e neocardinale, Giuseppe Betori usa una pala del giovane Giotto come merce di scambio nella propria promozione personale, e la Confindustria fiorentina sostiene Florens, manifestazione culminata nel collocamento di un’oscena copia in vetroresina del David su un castelletto di tubi piazzato su uno dei contrafforti del Duomo, in un penoso tentativo di mimare la collocazione originaria della statua.

Ma ciò che colpisce veramente è il disprezzo per la cultura che traspare dalle parole e dagli atti del sindaco, che è ora anche assessore alla Cultura. Quando i più importanti storici dell’arte di tutto il mondo gli hanno chiesto di smettere di bucare gli affreschi di Vasari per cercare il Leonardo fantasma, Renzi ha risposto con una newsletter piena di insulti verso questi “presunti scienziati”, accusandoli di non essere “stupiti dal mistero” a causa di un “pregiudizio ideologico”. Non siamo al “culturame”, ma poco ci manca. Per Renzi la cultura è quella di Voyager, il programma tv di Roberto Giacobbo: complotti e misteri, templari e santi graal. Evasione, vaghezza misticheggiante, suggestione a buon mercato. Proponendo di riportare Piazza della Signoria alla pavimentazione tardogotica egli sfoglia il libro della storia come se fosse il book di un chirurgo estetico. Un libro dei sogni che non serve più a crescere e ad aver presa sulla realtà, e dunque a imparare come cambiare il mondo, ma – al contrario – a cancellare le tracce del tempo e a rimanere eternamente immaturi. Non uno strumento per formare cittadini consapevoli dotati di senso critico, ma un mezzo per plasmare un pubblico passivo, destinatario perfetto di una martellante propaganda che invita non a pensare, ma a sognare. Si dice che Silvio Berlusconi si compiaccia da tempo di questo nipotino ideologico: è sempre più difficile dargli torto.

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