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Cinzia Isola
Renato Soru resta in politica. Netta opposizione alla destra. Nasce Sardegna Democratica
25 Marzo 2009
Articoli del 2009
Mentre i berluscones iniziano la demolizione del benfatto, Soru riprende la buona battaglia e suscita entusiasmo. Un segnale controcorrente che eddyburg saluta con gioia. Dal sito web l’altra Voce, 25 marzo 2009

Finalmente, l'attesa è finita. L'ex presidente della Regione batte un colpo e annuncia la nascita di Sardegna democratica. Un'associazione, «attraverso la quale organizzare i nostri incontri, la discussione, il lavoro di approfondimento delle nostre proposte, la vigilanza attiva e il controllo democratico dell'attività di governo della destra». Un'associazione, come si legge nel blog personale, «con cui costruire la rete territoriale per l'incontro di un'area più vasta, comprensiva dell'intero centrosinistra e del sardismo diffuso». Il nome sembra un compromesso tra l'ormai defunto Progetto Sardegna e il mai nato Partito democratico. Una casualità, visto che lo stesso nome circolava da settimane come gruppo sul popolare network Facebook.

Del resto il piddì, dai numerosi commenti diffusi in rete non sembra coincidere esattamente con il nome e la persona di Renato Soru. Che, tuttavia, non ha trascurato di sottolineare: «Da parte mia continuerò l'impegno nella costruzione di un vero Partito Democratico sardo insieme a chi in questo si riconosce: un partito che dovrà essere capace di rappresentare in modo autorevole le istanze della Sardegna, prima fra tutte la difesa del suo irripetibile ambiente, da noi tutelato perché unica ricchezza di cui disponiamo per costruire opportunità di lavoro e di benessere».

Ma intanto, il popolo di Renato Soru ha ritrovato la bussola: è bastato un messaggio sul suo blog per scatenare quell'entusiasmo disorientato ma mai sopito che nell'ultimo mese ha covato rumorosamente in altre piattaforme virtuali. Perché il rispetto verso una singolare forma di ritiro, dove l'orgoglio ferito, la delusione hanno coinciso con un salutare periodo di riflessione, non è mai mancato. La paura di perdere una guida politica invece, quella sì, c'è stata. Anche perché l'incarnazione di un progetto non era necessariamente sintomo di un degenerante culto della personalità.

Mancano pochi minuti alle undici e, sorpresa, Soru parla ai suoi sostenitori. Con il suo stile, quello che gli è proprio: «Cari amici - esordisce - scusate se per alcune settimane ho sentito la necessità di prendere una pausa, di riordinare le idee, di riflettere su come ripartire». Una necessità che nell'angoscia non è mai stata messa in discussione dal suo popolo. «Come forse molti di voi sanno, rientro nel cda di Tiscali per dare il mio contributo al rilancio e alla messa in sicurezza della società. È una responsabilità che ritengo di avere verso questa impresa - che ho fondato e che cinque anni fa ho lasciato per dedicarmi esclusivamente alla politica - verso la sua possibilità di crescita, i suoi finanziatori e verso le persone che ci lavorano».

Rassicurazioni, se ce ne fosse bisogno, anche sul fronte politico: «Tuttavia, come avrete visto e letto - scrive Soru -continuo il mio impegno in politica attraverso la presenza in Consiglio regionale, ma più che mai consapevole che è necessario radicare nella società sarda e in tutti i territori della Sardegna il progetto di cambiamento avviato in questi ultimi cinque anni, per un rinnovamento della politica nelle diverse forme di partecipazione, discussione, formazione e selezione della futura classe dirigente».

Un impegno che è rimasto scolpito nell'anima di chi aveva assistito impotente alla disfatta del 16 febbraio in una piazza Carmine gremita di speranza e delusione. Un impegno, a caldo, quella sera. Un impegno rinnovato a mente fredda. «In questa recente campagna elettorale è emersa però, in maniera persino sorprendente, la volontà di partecipare di tanti giovani, di tante persone finora distanti dalla politica perché non motivati dagli attuali modelli e assetti dei partiti - spiega Renato Soru - ma assolutamente disponibili ad impegnarsi nel dibattito, nella necessità di difendere l'idea di una Sardegna dei diritti e delle responsabilità, totalmente alternativa a quella di Berlusconi e della sua maggioranza nella nostra regione».

E allora: «È il momento di organizzare queste energie e questa appassionata volontà di partecipazione. Con diversi amici abbiamo deciso di proporvi la costituzione di un'associazione che chiameremo Sardegna Democratica, attraverso la quale organizzare i nostri incontri, la discussione, il lavoro di approfondimento delle nostre proposte, la vigilanza attiva e il controllo democratico dell'attività di governo della destra».

Sembra scontato, ma Soru sembra volerlo sottolineare: «La sconfitta politica non è la sconfitta di un progetto: Il recente esito elettorale non ha intaccato la volontà di affrancamento e di emancipazione del popolo sardo, non ha scalfito la nostra storica aspirazione di autodeterminazione, non ha messo in secondo piano la necessità sempre viva di uscire dal ritardo di sviluppo assumendoci la nostra diretta responsabilità e non affidandoci a qualcuno che lo faccia per noi».

Il blog avrà una funzione strategica per veicolare dibattito e informazione: «Per tenerci sempre aggiornati, per ritrovarci, incontrarci, confrontare proposte e opinioni, raccogliendo documentazione e approfondendo gli argomenti». E allora si riparte. Si riparte da Sanluri: sabato pomeriggio alle 15.30 all'Hotel Rosy di Sanluri (SS 131 km 41), per proseguire quello che Soru chiama «il nostro percorso insieme».

Dopo poche ore il sito era già invaso di commenti. Tra un “Finalmente” e un “Bentornato Presidente”, è emerso chiaramente lo smarrimento di fronte ad una sconfitta. Davanti a quella battaglia temuta e persa, ma coraggiosamente combattuta da migliaia di supporters. Molti dei quali estranei agli ambienti salottieri che spesso i partiti allestiscono intorno a candidati preconfezionati. Si chiamano ancora “soriani”o di sinistra e sono in centinaia a ringraziare il “Presidente Renato Soru” per il suo ritorno.

Si riparte, insomma. Non senza polemiche, purtroppo. Tra i fondatori del movimento Progetto Sardegna Democratica, l'antesignano nato su Facebook, c'è stato qualche momento di sbandamento. Manco a farlo apposta aveva già fissato un incontro per domenica prossima a Milis. Ordine del giorno: 1) Forma e organizzazione del movimento; 2) Nome e logo del movimento; 3) Principali punti programmatici e linea d'azione.

L'obiettivo dichiarato era quello di costituire un “Movimento autonomo”, «che promuova gli ideali e i progetti che Renato Soru ha reso concreti durante il suo mandato e che vogliamo continuare a sostenere. Per non disperdere le energie e l'impegno che molti di noi, che crediamo nel cambiamento e in un nuovo modo di fare politica - veramente al servizio dei cittadini e contro la partitocrazia e il clientelismo - vogliamo continuare a portare avanti».

L'obiettivo comune, comunque, dovrebbe riportare tutti al contrordine e all'unità. Almeno per dare un segnale di discontinuità verso il tanto criticato Pd, che della guerriglia interna ha fatto la sua ragione di vita. E forse di morte.

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