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(red.)
Regionali, all'Unione il 10% dei voti del Polo
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
È bene ricordare qualche numero di queste elezioni, in attesa delle prossime, decisive. Da il Corriere della sera, 20 aprile 2005

Anche se si trattava di elezioni locali, i risultati delle Regionali hanno messo in luce un vero e proprio andamento di carattere nazionale che va al di là delle specificità del confronto interno alle singole regioni. Ne consegue l'impressione diffusa che il valore politico della consultazione prevalga in larga misura su quello amministrativo. Lo suggerisce specialmente la notevole omogeneità territoriale di molti fenomeni, dalla variazione nella partecipazione all'intensità degli spostamenti di voto, sino, in certi casi, alle differenziazioni tra capoluogo ( ove il candidato del centrodestra ha generalmente più difficoltà) e resto della regione.

Da questo punto di vista, la novità più significativa, rispetto a tante consultazioni precedenti, sta nel fatto che questa volta si sono manifestati dei veri e propri spostamenti diretti da una coalizione all'altra e non solo da e per l'astensione. Ilvo Diamanti ha efficacemente definito questo fenomeno «la fine della glaciazione dell'elettorato italiano» .

Per la verità, alcuni di questi flussi erano già occorsi in occasione delle Europee dell'anno scorso: ma, certo, non in maniera così evidente. Non è dunque un caso, forse, se più di un quinto dei votanti afferma di avere individuato solo negli ultimi giorni il partito da scegliere. E se un altro 13% dice di averlo fatto appena qualche settimana prima.

Quanti manifestano una standing decision , dichiarando di avere deciso «da sempre» la forza politica da preferire, costituiscono ormai solo grosso modo un terzo dei votanti. La mobilità potenziale è assai elevata, così come lo è, di conseguenza, l'indecisione.

La vittoria del centrosinistra è fuori di dubbio. Se si raffronta il risultato di quest'anno con quello delle Regionali del 2000, si rileva che, a parità di partecipazione, complessivamente, il centrodestra ha perduto circa 2 milioni di voti e che altrettanti ne ha guadagnati il centrosinistra.

Ma è errato parlare genericamente di sconfitta del centrodestra. Lo possono fare i politici della coalizione, per evitare di accentuare ulteriormente i conflitti interni. I dati mostrano però come FI abbia subito una erosione molto maggiore dei suoi alleati. La Lega ha addirittura incrementato il proprio seguito. Anche per questo, forse, Fini e Bossi sono assai meno restii di Berlusconi all'ipotesi di elezioni anticipate.

Se poi si raffronta il dato odierno con quello delle Politiche del 2001, si evidenzia anche il ruolo giocato dall' astensionismo, che è tradizionalmente maggiore nelle elezioni amministrative. Anche in questo caso, i dati suggeriscono che esso abbia colpito in misura più ele vata il centrodestra e ancor più FI, mentre il centrosinistra è riuscito in larga parte a recuperare il calo comunque dovuto alla diminuzione complessiva dei votanti con l'afflusso di voti dall' esterno.

E' vero dunque che il consenso per il centrodestra e per FI, in particolare, si è progressivamente eroso attraverso un passaggio verso il non voto da parte degli elettori « delusi » della CdL.

Ma è vero anche che, in questa occasione, esso è diminuito in misura rilevante anche a causa di defezioni verso l'opposizione. Una prima stima, basata sull'analisi dei dati disponibili sin qui, suggerisce che il centrode stra abbia perduto circa il 20% dei consensi ricevuti nel 2001, con una ripartizione grosso modo eguale tra passaggi verso il fronte opposto e verso l'astensione, ma con una prevalenza di questi ultimi.

Resta da chiedersi come mai si sia aspettato il risultato elettorale delle Regionali per prendere atto del fatto che la relazione tra la CdL e l'elettorato si era, ormai da diverso tempo, incrinata.

Già le elezioni Europee, svoltesi grosso modo un anno fa, avevano mostrato come il centrosinistra ottenesse, sia pure di poco (300 mila voti), più consensi di quanto non riuscissero a fare, nel loro insieme, le forze di governo. E, ancora prima, lo evidenziavano i dati di sondaggio, anche quelli pubblicati sul Corriere della Sera . Che, da molti mesi, documentavano il vantaggio dei partiti dell'opposizione in termini di intenzioni di voto e che, anzi, indicavano nelle ultime settimane una sorta di recupero da parte della CdL. Ciò che potrebbe fare ipotizzare che le cose sarebbero andate assai peggio per le forze di governo se, per assurdo, si fosse votato a gennaio subito dopo la delusione (giustificata o meno) conseguente alla promessa riduzione della pressione fiscale. Sembra paradossale che Berlusconi, che ha insegnato agli altri politici l'uso delle ricerche di opinione e ne ha fatto apprezzare l'importanza, questa volta non ne abbia tenuto sufficientemente conto.

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