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Rapporto col "privato": ma quale?
4 Luglio 2008
Milano
Evapora l'immobiliarista Zunino, uno dei "capisaldi" delle grandi trasformazioni urbane dell'area milanese. E adesso? Articoli di Sara Bennewitz e Rodolofo Sala da la Repubblica, ed. Milano, 4 luglio 2008 (f.b.)

Assediato da 2,5 miliardi di euro di debiti, l’immobiliarista Luigi Zunino si arrende ai creditori (le banche): l’area ex Falck di Sesto San Giovanni e probabilmente anche Santa Giulia a Rogoredo sono in vendita al miglior offerente. Una trattativa è già ben avviata, con il fondo Dubai Limitless, per l’area di Sesto San Giovanni ridisegnata da Renzo Piano, mentre per la città di Norman Foster nella zona Sud Est di Milano le manifestazioni di interesse sono numerose. E Zunino non ha ancora perso le speranze di riuscire – con i proventi della cessione dell’area Falck – a condurre in porto il progetto Rogoredo. Il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini mette le mani avanti: «I futuri proprietari non tocchino il progetto di Renzo Piano. E il Comune vuole continuare ad avere un ruolo da protagonista».

Anche gli imperi costruiti sui mattoni rischiano di sgretolarsi per il peso dei debiti. E così Luigi Zunino, professione immobiliarista, che lo scorso anno è entrato nel salotto più buono di Milano, vale a dire nel consiglio di sorveglianza di Mediobanca, si trova in balia dei creditori e potrebbe essere costretto a vendere alcuni dei gioielli della sua Risanamento per saldare il conto con le banche. Dopo un tourbillon di indiscrezioni, il suo gruppo Risanamento è stato costretto - dalla Consob - a confermare che il consiglio di amministrazione ha dato via libera alle trattative con il fondo Dubai Limitless Lcc che ha offerto circa 1,5 miliardi per le aree Falck di Sesto San Giovanni e Santa Giulia a Rogoredo. La Borsa, ovviamente, ha festeggiato con uno spettacolare rialzo del 46%.

A fine marzo Risanamento aveva accumulato 2,5 miliardi di debiti, tanti in valore assoluto e troppi rispetto ai canoni percepiti dagli affitti. Se il patrimonio del gruppo ha un valore stimato di ben 5 miliardi, sono infatti pochi i palazzi che sono stati messi a reddito. Su questa mole d’indebitamento Zunino paga interessi superiori rispetto ai canoni che riscuote dai palazzi di via Bigli e di corso Vittorio Emanuele a Milano, dal grattacielo di Madison Avenue a New York, per finire con gli edifici parigini sugli Champs-Elysées e in Avenue Matignon. Nel primo trimestre di quest’anno Zunino ha infatti pagato alle banche 41 milioni di interessi sui debiti, e ne ha riscossi 48 dagli affitti e dalle plusvalenze per la cessione di alcuni asset immobiliari.

Ma c’è di peggio. Perché la specialità di Zunino è quella di portare avanti importanti progetti di riqualificazione e in particolare quello dell’area un tempo occupata dalle industrie Falck di Sesto San Giovanni e quella a Sud Est di Milano di Santa Giulia. Per entrambi, Zunino si è avvalso di alcuni tra i più famosi architetti al mondo: per l’area Falck Renzo Piano, per Santa Giulia Norman Foster. Tuttavia, forse l’eccesso di ottimismo tipico degli imprenditori, ha portato Zunino a mettere troppa carne al fuoco, senza fare i conti con un mercato immobiliare che dopo anni di boom inizia a scricchiolare anche per colpa della crisi finanziaria legata ai mutui ipotecari americani. E così lui, che fino a qualche mese fa era in gara per ogni asta immobiliare e per tutti i principali appalti (ha partecipato anche all’asta per Citylife, stata vinta da Generali e Ligresti) ora è costretto a vendere anche i progetti che gli stanno più a cuore per far fronte alle pendenze con i creditori. Prima fra tutti l’area della Falck, sui cui la sua Risanamento ha intrapreso una trattativa in esclusiva con il fondo di Dubai, che a breve dovrebbe formalizzare un’offerta. Ancora prima di ricevere le autorizzazioni per costruire e posare la prima pietra a Sesto San Giovanni, Zunino si è infatti indebitato sull’area Falck per circa 260 milioni. Inoltre Risanamento ha bisogno di nuova liquidità per portare avanti il progetto di Santa Giulia, che pur essendo già stato approvato deve ancora essere sviluppato in toto, tranne per l’edificio che diventerà la sede di Sky che da solo ha un valore stimato in circa 300 milioni.

Ma adesso a determinate condizioni Zunino potrebbe vendere anche il progetto di Santa Giulia, proprio perché tra gli investimenti che devono essere ancora fatti e i debiti che la società ha già accumulato, sarà difficile per il gruppo immobiliare portare a termine i lavori in queste condizioni finanziarie. E per Santa Giulia sarebbero arrivate a Risanamento una serie di offerte. Oltre al fondo Limtless, anche il gruppo olandese Multi e la Colony Capital di Tom Barrack, uno degli uomini più ricchi al mondo e affittuario di Zunino nel palazzo sulla Madison a New York che è di proprietà di Risanamento.

Oldrini avvisa i futuri proprietari "Il progetto di Piano non si tocca" (intervista al sindaco di Sesto San Giovanni)

di Rodolofo Sala

Per il sindaco di Sesto non si tratta di un fulmine a ciel sereno. «Da tempo - dice Giorgio Oldrini - eravamo al corrente delle difficoltà economiche del gruppo Zunino».

Siete preoccupati?

«Non possiamo certo impedire che sull’area Falck sbarchi un nuovo proprietario. Ma in questa partita naturalmente vogliamo dire la nostra, per continuare a svolgere un ruolo da protagonisti. Anche perché su quest’area realizzeremo un progetto per la produzione di energia pulita con una società che abbiamo costituito assieme ad A2A».

Insomma, ponete delle condizioni?

«Voglio essere chiaro: per noi è irrinunciabile mantenere nella sua unitarietà il progetto elaborato da Renzo Piano».

Temete lo spezzatino?

«Quello di Piano è un progetto enorme e complesso, che interessa un’area di oltre un milione e 300mila metri quadri dove sorgerà una città nella città. Università, centri di ricerca, residenze di pregio e case popolari, la nuova stazione».

E se la nuova proprietà dovesse decidere di rinunciare al progetto di Piano?

«Per esaminarne uno nuovo avremmo bisogno di moltissimo tempo. Non certo perché siamo pigri, ma perché gli interventi sull’area sono immensi e complessi».

È un messaggio ai nuovi acquirenti?

«I tempi lunghi non convengono a nessuno. Il progetto Piano è pronto, a primavera potremmo già cominciare gli scavi. Noi abbiamo tutto l’interesse a fare tutto in fretta e bene».

La società di fondi di Dubai è avvertita...

«Noi sappiamo che quella è solo una delle ipotesi in campo. E che sotto il profilo economico e finanziario il pallino ce l’ha Banca Intesa, il maggior creditore di Zunino».

Questi altri potenziali acquirenti vi garantirebbero di più?

«Di certo non siamo indifferenti: per noi un compratore non vale l’altro».

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