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"RAI ha fatto il suo dovere"
4 Gennaio 2005
Lettere e Interventi
Stefano Fatarella

Udine, 3 gennaio 2005 - Stasera, per la televisione pubblica è stata una serata eccezionale, perchè finalmente il cavallo ha fatto bene il suo dovere, ha assolto la sua missione: fare informazione di parte, dalla parte del cittadino, del lavoratore, di chi è sfruttato. Riccardo Iacona è riuscito, in un periodo di buio pesto e di regime dilagante a cominciare dall'informazione, con chissà quali difficoltà nell'azienda dato che si tratta di programma andato in onda in prima serata e con chissà quali facilmente immaginabili effetti, a realizzare un bel servizio, approfondito, ragionato, partecipato, nudo e crudo, direi quasi alla Ken Loach, sul "governo dell'economia" che il Governo che abbiamo si diletta quotidianamente a praticare. Iacona, con ieratica semplicità, ha ben meso in evidenza il peso del non governo del mercato libero sui redditi: di chi produce l'ortofrutta, di chi fa salti mortali per comprarsela ai mercati generali invece che nei negozi o nei supermercati, di chi pur essendo stato un piccolo agricoltore proprietario è diventato, suo malgrado, bracciante, indebitato con le banche e strozzato dai clienti. Chiarissimi gli intrecci tra brookers del mercato agricolo, pochissimi e potentissimi, i grandi distributori, tra i quali la rossa Cooop ha fatto una figura a dir poco oscena al pari di qualsisi altra multinazionale della grande distribuzione alimentare sul mercato, ancorchè la Coop sei tu, come recita la pubblicità. Ferma la dignità dei lavoratori, la loro intelligenza e coscenza. Elevatissimo il senso di dignità morale. Riccardo Iacona ci ha mostrato un Paese vivo, fatto di persone serie, brave. Di popolo perbene, esattamente all'opposto delle Mercedes, delle Audi, delle Posrche, delle vetrine di Dolce & Gabbana e simili in cui la confezione di un vestito in lana di qualità elevata costa - vero ! - 12.000 euro, ai 30 euro per una confezione da 3 etti di carote crude francesi a Peck di Milano. Quel popolo non è degno della classe di governo e politica. Quel popolo ha una sua enorme dignità. La dignità del lavoro e del rispetto di se. Valori elevatissimi. Questo popolo è stato ridotto a indebitarsi nel solo 2004, tenetevi forte, di ben 64.000 miliardi di vecchie lire per sbarcare il lunario. Questo è criminale. Comincia con A e finisce con A: suona Argentina. Altro che recessione. Incazzarsi e pensare che quel signore, alto un "cazzo e due barattoli" come si dice a Roma di quelli nei riguardi dei quali si nutre null stima, dovrà pagare tutto, per me e mi auguro per tanti, è un pensiero costante. I più gentili, quelli del politicamente corretto, sostengono che lo sfascio dei redditi da lavoro, del risparmio, dell'indebitamento esponenziale delle famiglie salariate, la recessione dei consumi che ormai tocca nel vivo quelli essenziali, è l'esito dell'incapacità del Governo. Come se la questione fosse un mero aspetto tecnico. No, no, c'è ben più. Una volta si diceva sfruttamento del lavoro, sfruttamento delle masse. Ma ora questo termine non è sufficiente a delineare l'enorme squarcio che nel corpo sociale della nazione sta dilagando.A volte penso e mi convinco sempre di più, oggi più che in altri momenti, che tutto ciò che sta accadendo in Italia e nel mondo, la miseria dilagante, l'insanabile arroccamento dell'occidente dal resto della comunità mondiale, l'arroganza dei potenti, l'invivibilità economica, sociale e ambientale, è responsabilità dei monopolisti, del capitale, dei governi lacchè e della debolezza delle cosidette opposizioni democratiche. Sempre di più sono convinto che c'è bisogno di grande e profonda pulizia. E' uno scempio vedere l'immiserimento sempre maggiore di donne, uomini e giovani.

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