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Angelo Aquaro
"Questa storia imbarazza l’America troppi attacchi del governo alla stampa"
13 Dicembre 2009
Articoli del 2009
L’Italia continua a stupire il mondo. Per le sue pubbliche miserie. La Repubblica, 13 agosto 2009

Opposizione debole - Potere senza confini - Carey, il managing editor di The Nation: il potere totalizzante di Berlusconi da noi sarebbe impossibile - Obama "ignora" perché non ha dialogo con la vostra opposizione, che è debole e non minaccia la tenuta del premier - Il sistema politico italiano è in crisi: c’è un signore che ha raccolto nelle sue mani un potere senza confini, usato per fini privati

NEW YORK - Svegliati, America. La corruzione? Le escort? «E pensare che basterebbe far parlare i fatti. Nessuna crociata: basterebbe che l’America sapesse. Basterebbe che i giornali americani dessero regolarmente notizia di tutte le accuse che gli vengono mosse e state sicuri che il Congresso e il Presidente esiterebbero a mostrarsi vicini a Berlusconi. Anzi». Anzi? «Quell’amicizia sbandierata in Italia, che l’America oggi ignora, imbarazzerebbe il Congresso. Imbarazzerebbe il Presidente. Qualcuno comincerebbe a porsi delle domande. E sarebbero bei problemi».

Roane Carey ne è convinto. «Questa storia è imbarazzante e disturbing, preoccupante, anche per noi americani». Carey è il managing editor di The Nation, il magazine di Katrina Vanden Heuvel che conta tra i suoi collaboratori Naomi Klein, Toni Morrison e Michael Moore, e che a questa "storia imbarazzante" ha dedicato, tra i primi negli Usa, inchieste e reportage. La scorsa settimana una corrispondenza di Frederika Randall sui "pillow talk" del premier (come gli anglosassoni definiscono le conversazioni intime di due partner sessuali) ha riacceso l’attenzione americana sul caso.

L’America si è dunque svegliata? Il caso Berlusconi è in prima pagina da Londra a Berlino. La vicenda-escort imbarazza l’opinone pubblica di mezzo mondo. E qui? Per Silvio ieri c’era l’amico Bush e oggi l’amico Obama.

«Distinguiamo. Chiaro che l’Italia è un alleato importante soprattutto per il supporto in Iraq e in Afghanistan. Finché non è un problema, Berlusconi è un alleato. Ma da qui a dire che è un amico...».

Raccontata da Roma è così: anche dopo il G8 il film è quello. Possibile che Obama non sappia?

«Ma non scherziamo. Obama sa: briefing giornalieri, consiglieri che lo informano. Obama sa. Ma può permettersi di ignorare per due motivi. Il primo: la pressione dell’opinione pubblica. Non c’è. L’America è distratta. La recessione si mangia tutto. Quel poco di esteri di cui si parla è sempre quello: l’Iraq, l’Iran. Per voi europei è diverso: un francese, un inglese, un tedesco sono interessati a quel che si coltiva nell’orto del vicino: potrebbe attecchire anche da lui».

E il secondo motivo?

«La mancanza di pressione e dialogo con la vostra opposizione. Non avete una sinistra forte e anche questo l’amministrazione Usa lo sa. Per Berlusconi nessuna minaccia politica vera. E per Obama, che pure è un presidente progressista, è un problema. Ma la vera questione resta la prima: la pressione dell’opinione pubblica e della stampa Usa».

Perché ne è così convinto?

«Il sistema politico italiano è in crisi. Attacchi alla libera stampa come succede solo in Iran e Nord Corea. Questa si chiama democrazia a rischio. Succede in Italia, Europa, Occidente. E non è una storia da raccontare?».

Insomma Berlusconi è un problema della democrazia e come tale non è solo una storia italiana: riguarda tutti.

«Ho provato a cercare un Berlusconi qui da noi. Non c’è. Michael Bloomberg? Sì, un imprenditore che si butta in politica. Un imprenditore dei media, pure. Ma seppure a New York siamo sempre a livello locale. E poi i casi non sono comparabili. In Italia c’è un signore che ha raccolto nelle sue mani il potere economico e il potere politico. Un potere senza confini, totalizzante. Lo usa per attaccare la stampa, per coprire le sue vicende private. No, qui sarebbe inconcepibile. Ripeto: nessuna crociata. Ma come può l’America continuare a tollerarlo lì da voi?».

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