loader
menu
© 2022 Eddyburg
Massimo Fini
Questa missione di guerra sbagliata
18 Agosto 2005
Articoli del 2004
Da il Gazzettino del 18 febbraio 2004, le ragioni per dire no al prolungamento della missione in Irak.

Oggi si discute in Senato il rifinanziamento della nostra missione in Iraq e quindi la permenenza o meno delle truppe italiane in quel Paese. È probabile, per non dire sicuro, che il decreto del governo, favorevole alla permanenza, sarà approvato per passare poi al vaglio della Camera.

Ci sia concesso finché si è ancora in tempo, di dissentire. La situazione è radicalmente cambiata da quando un anno fa mandammo i nostri soldati. Gli Stati Uniti, con la presa di Bagdad e la fuga di Saddam Hussein, avevano dichiarato finita la guerra e chiesto l'intervento dei nostri soldati per coadiuvare l'attività di ricostruzione dell'Iraq. Ma si erano sbagliati. La guerra era tutt'altro che finita, in un certo senso si può dire che era appena cominciata. Quando cinquanta uomini armati di tutto punto e ben organizzati assaltano ed espugnano una stazione di polizia, e questo segue una infinita serie di attacchi alle forze occupanti e alle loro basi militari e di attentati condotti in modo sistematico, non si può più parlare di terrorismo. È guerra, sia pure guerra di guerriglia, com'è sempre quella di una resistenza contro un esercito occupante e militarmente molto superiore. Oltretutto, non si può nemmeno dire che si tratti di azioni di residuali seguaci di Saddam destinate a spegnersi con la cattura o la morte del rais, perché Hussein è stato preso, e nelle condizioni per lui più umilianti e delegittimanti, ma la guerriglia è continuata con maggiore intensità di prima. Saddam e il vecchio regime dittatoriale non c'entrano se non molto marginalmente, il fatto è che una parte molto consistente della popolazione irachena non considera gli americani come dei liberatori ma come degli invasori e gli fa la guerra.

Ora, l'anno passato, al momento dell'invasione dell'Iraq, l'Italia, pur appoggiando politicamente gli americani, aveva deciso, a differenza di altri alleati, come la Gran Bretagna, la Spagna e la Polonia, di non partecipare alla guerra.

Non si vede perché debba rimanervi coinvolta adesso, con truppe che sono state mandate in Iraq con altre intenzioni, con altre regole di ingaggio e con un altro tipo di preparazione che non la partecipazione, diretta o indiretta di combattimenti (si pensi alla massiccia presenza dei carabinieri).

A chiudere il discorso ci dovrebbe essere poi la Costituzione che all'articolo II, vieta in modo esplicito all'Italia di partecipare a guerre se non difensive. E non si capisce assolutamente che tipo di offesa ci abbia portato l'Iraq, che non possedeva "armi di distruzione di massa" e non poteva non dico attaccare ma nemmeno minacciare né noi né i nostri alleati.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg