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Marco Travaglio
Quelle domande al Cavaliere senza risposta da quindici anni
11 Aprile 2004
I tempi del cavalier B.
Un articolo di Marco Travaglio su Repubblica del 2 agosto 2003 e, in calce, la risposta della Fininvest al dossier dell’Economist.

ROMA - Secondo i suoi portavoce, Silvio Berlusconi non risponde alle domande dell’Economist perché «ha altro da fare» e «non ha tempo». Strano, perché ha avuto quindici anni per farlo: davanti agli elettori, ai pm, ai giudici, alla stampa, all’Europa. Invece niente, nessuna risposta. Non ha tempo, o magari non può?

La villa. «Pensa che la signora Casati Stampa abbia concluso un’equa transazione per villa San Martino e i terreni di Cusago?» . Nel 1975 la marchesina Annamaria Casati, orfana e minorenne, assistita dal pro-tutore Cesare Previti, cede a Silvio Berlusconi la villa e la tenuta di Arcore a un prezzo irrisorio. Per giunta non in contanti, ma in azioni di una società non quotata. Si scoprirà poi che Previti era contemporaneamente prestanome di Berlusconi in un paio di società. Nel '94 l’Espresso sbatte la storia in copertina: «La grande truffa». Previti chiede 2 miliardi di danni. Il Tribunale di Roma dà ragione all’Espresso: è tutto vero.

Le holding. «Chi versò 16,94 miliardi nella Fininvest Srl come prestiti agli azionisti negli anni 1977-78 e da dove veniva il denaro? E perché lo fece in 25 tranche in 20 mesi?». Queste e altre domande i pm e i giudici del processo Dell’Utri, in trasferta da Palermo a Palazzo Chigi, intendevano rivolgergli il 26 novembre 2002. Ma il premier si avvalse della facoltà di non rispondere. Idem sulla presenza per due anni in casa sua del boss Vittorio Mangano, inopinatamente scambiato per uno stalliere o un «fattore». Le operazioni di finanziamento e capitalizzazione delle 22 holding «Italiana» che controllavano Fininvest sono oggetto delle famose perizie del vicedirettore della Banca d’Italia di Palermo Francesco Giuffrida al processo Dell’Utri: «si ignora la provenienza» di 99 miliardi (pari a 6-700 oggi) entrati nelle holding nel quinquennio 1978-’83, almeno 14 dei quali in contanti. Lo stesso consulente della difesa Dell’Utri, professor Paolo Jovenitti, dopo aver sostenuto che a finanziare Berlusconi era Berlusconi, ha dovuto ammettere che alcune operazioni «potremmo definirle non trasparenti». E che il Cavaliere non gli aveva trasmesso le carte sui movimenti finanziari dal 1975 al '78 («non ne ero al corrente»). Tre anni di omissis. La Procura sostiene che i miliardi provenivano da Cosa Nostra, come raccontano il pentito Di Carlo e il finanziere Rapisarda. Le operazioni «anomale», dicono i pm, sarebbero servite a far perdere le tracce del riciclaggio del denaro sporco.

La P2. «Perché ha mentito sulla data di affiliazione alla loggia P2?». Nel '90 Berlusconi fu riconosciuto colpevole di falsa testimonianza (e salvato dall’amnistia) per aver giurato di essersi iscritto alla P2 «poco prima dello scandalo» (1981), mentre la sua tessera risale al 1978. Senza la P2, non avrebbe mai ottenuto enormi favori e prestiti da Bnl e Montepaschi, due istituti che – denunciò la commissione Anselmi - gli garantirono «appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio». Non solo. Nel 1979 una pattuglia della Guardia di Finanza ispeziona l’Edilnord, scoprendo tracce di irregolarità valutarie. Berlusconi, il titolare, si spaccia per un «semplice consulente» . Il blitz si conclude in meno di un mese: nulla di fatto. Pochi mesi dopo, il caposquadra, colonnello Gallo, entra nella P2, mentre l’altro sottufficiale, il capitano Berruti, lascia le Fiamme Gialle per diventare avvocato nello studio Carnelutti. Lavorerà per la Fininvest, specializzato in società off-shore. Sarà condannato per favoreggiamento nelle mazzette alla Guardia di Finanza.

Mister Mills. «Con che frequenza, se mai l’ha fatto, ha parlato con Mr. Mills?». David Mills è un avvocato d’affari londinese, marito di una ministra del governo Blair, grande architetto della finanza estera Fininvest. Anche lui lavorava per lo studio Carnelutti. Sentito l’11 marzo al processo Sme, assicura di aver lavorato per il Biscione «solo dopo il 1989». E poi: «Berlusconi lo conobbi nell’estate '95 nella villa di Arcore per consigli legali». L’avvocato Pecorella esulta: «Visto che la Procura ci contesta corruzioni giudiziarie estero su estero fino al 1991, vuol dire che Berlusconi non c’entra». Ora però l’Economist scopre che Mills costituiva società per conto della Fininvest fin dal 1980. Bugie che minacciano di danneggiare il Cavaliere, ma anche Mills, che rischia un’indagine fiscale nel suo paese.

All Iberian. «Quanto sapeva della rete off-shore della Fininvest?» . Nel 1998 Berlusconi dichiara: «Di All Iberian non so nulla» . Ma per il Tribunale (condanna), la Corte d’appello e la Cassazione (prescrizione), il Cavaliere mente: fu con il suo «rilevante concorso» che, nel 1989-’91, All Iberian versò 23 miliardi al conto «Northern Holding» di Craxi. La stessa All Iberian usata, secondo il pool, per pagare i giudici.

La medaglia. «Perché lei meriterebbe una medaglia d’oro?». Berlusconi l’ha chiesta «per aver fatto risparmiare 2000 miliardi allo Stato sventando la svendita della Sme a De Benedetti per un quinto del valore. Una rapina!». Ma la Sme, secondo i suoi stessi alleati Barilla e Ferrero, valeva non più di 470 miliardi. L’Iri ne chiese all’Ingegnere 497. Berlusconi, tramite l’avvocato Scalera amico di Previti, rilanciò offrendo appena il 10% in più (550). Rapinatore anche lui? Economist, la Fininvest contrattacca

di Andrea GagliardoROMA - Il dossier dell´Economist ha lasciato il segno. L´inchiesta contro Berlusconi è su tutti i giornali, ma il premier si trincera nel no comment. Non ha nulla da aggiungere a quanto già aveva riferito il portavoce Paolo Bonaiuti: «L´Economist lo leggeranno gli avvocati del premier».

Il presidente del Consiglio non ha nessuna voglia di entrare nel merito e di rispondere alle 28 domande del settimanale della City. Preferisce la via giudiziaria. I suoi legali stanno curando i dettagli dell´azione penale. Sono al lavoro per identificare i presunti aspetti diffamatori del dossier. In sede civile si ipotizza poi una citazione per danni, probabilmente presso il tribunale di Roma. Il settimanale inglese si accinge così a ricevere la seconda querela per diffamazione da parte di Berlusconi. La prima seguì all´articolo dell´aprile 2001, che aveva definito il premier «inadatto a guidare l´Italia».

L´ufficio legale della Fininvest è durissimo. Respinge tutte le accuse e in una nota dà per scontato un «esito giudiziario» di quella che viene definita una «deprecabile e sedicente inchiesta giornalistica», ennesimo episodio di «una campagna ostile e tutta politica nei confronti di Berlusconi». Campagna basata su «materiale d´importazione, rubato dalla vasta pubblicistica anti-berlusconiana che da anni tiene banco in Italia».

«Quella lanciata dal dossier dell´Economist - prosegue la nota Fininvest - non è una sfida all´on. Berlusconi, bensì una sfida alla verità dei fatti e alla decenza giornalistica». Tanto che saremmo di fronte «alla caduta di un mito del giornalismo internazionale».

Sul fronte politico l´opposizione si gode il clamore suscitato in tutta Europa dal dossier. Tacciono An, Udc e Lega. Forza Italia riarruola invece certa stampa estera tra i «detrattori a prescindere». La difesa d´ufficio del premier è affidata a Renato Schifani. Il capogruppo forzista alla Camera spara a zero e accusa l´opposizione di essere corresponsabile del «violento scontro socio-politico in atto, con le sue delegittimazioni totali dell´avversario, consumate anche attraverso un inaccettabile uso politico della giustizia e la connivenza di certa stampa estera, come l´Economist».

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