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Guido Salvini
Quella verità da completare
12 Dicembre 2009
Articoli del 2009
Quarant’anni dopo Piazza Fontana. Bisogna proseguire l’opera investigativa per restituire giustizia alle vittime. Su il manifesto, 12 dicembre 2009 (m.p.g.)

L'incontro di questi giorni a Milano tra il Presidente Napolitano e i familiari delle vittime di Piazza Fontana è stato un momento simbolico, ma nel 40° anniversario della strage non possono bastare le commemorazioni. La strage di Piazza Fontana è imprescrittibile non solo sul piano giudiziario ma anche sul piano storico-culturale, perché è un evento che ha condizionato la storia del nostro Paese ed ora è possibile far avanzare i confini della verità ed arretrare quelli del «mistero» che in realtà già in buona parte non è tale. Dopo il processo di Catanzaro, giunto comunque alle soglie della verità, le indagini condotte a Milano negli anni '90 dall'Ufficio Istruzione hanno fatto fare un salto di qualità.

Si conosce molto della strategia e del meccanismo operativo dell'operazione che si è conclusa il 12 dicembre e anche se non sono state affermate responsabilità di singoli imputati, nelle stesse sentenze di assoluzione è scritto che non è ormai più dubbio che la paternità dell'ideazione e dell'esecuzione degli attentati risalga ai neofascisti veneti di Ordine Nuovo aiutati da ufficiali dei Servizi Segreti di allora.

Ma oggi è possibile andare oltre, nuovi spunti di indagine emergono dal lavoro di ricerca di Paolo Cucchiarelli che nel libro Il segreto di Piazza Fontana ha riportato tra l'altro la confessione quasi completa ricevuta da un neofascista romano e altri elementi nascono spontaneamente quasi per forza propria da nuovi testimoni che accettano di raccontare. È stata trovata grazie alla Procura di Brescia l'agenda del 1969 di Giovanni Ventura con le annotazioni che sembrano confermare post-mortem il racconto del pentito Carlo Digilio, ci sono le prime confessioni sugli attentati che hanno preceduto la strage come le due bombe alla Stazione Centrale di Milano dell'8/8/1969, sembra ormai chiaro quale esplosivo sia stato utilizzato.

E l'ex-capo del Sid, generale Maletti, da molti anni latitante in Sud-Africa, sembra disposto a riferire quanto sa pur di poter tornare, molto anziano com'è, in Italia. L'Ufficio Istruzione che, nell'isolamento e tra lo scetticismo aveva sviluppato le indagini negli anni '90 è un ufficio investigativo che da molti anni non esiste più.

C'è chi potrebbe raccogliere e completare oggi questo lavoro: gli uffici inquirenti milanesi che hanno dato con successo svolte ad indagini come quelle sull'omicidio Calabresi, sulle nuove Brigate Rosse, su Abu Omar. L'impegno e l'entusiasmo dimostrati in questi e in altri casi anche per Piazza Fontana possono portare a nuovi elementi di conoscenza di quanto avvenuto. Sarebbe un risarcimento per le vittime e la città che si è sentita tradita dalle istituzioni.

Le carte arrivate sembrano ancora in attesa ma la richiesta di riprendere le indagini presentata in luglio con decisione ed argomenti dal difensore dei familiari delle vittime, deve essere ascoltata.

Non farlo sarebbe una pagina negativa. Il nostro Palazzo di Giustizia, così vicino a Piazza Fontana, scriverebbe forse l'unica pagina bianca della sua storia giudiziaria, una storia di cui la città è stata sinora giustamente orgogliosa.

L’autore è il giudice di Milano che ha riaperto l'inchiesta su Piazza Fontana

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