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Claudio Martini
Quel tunnel sotto il monte che frana
8 Dicembre 2011
Muoversi accedere spostare
Autostrada del Sole in Val di Sambro: indagine sul cantiere da 200 milioni. Il Fatto Quotidiano, 8 dicembre 2011

È una grande opera sui generis la galleria Val di Sambro della Variante di Valico sul tratto appenninico dell’Autostrada del Sole tra Firenze e Bologna. A differenza delle altre infrastrutture rimaste quasi tutte al palo, questa sta andando avanti e secondo i piani ufficiali dovrebbe essere pronta nel 2013. Sono già stati bucati 3 chilometri su un tracciato complessivo di 3 chilometri e 800 metri, ma per una volta tanto e paradossalmente, forse sarebbe meglio che i lavori si fermassero. Per un motivo semplice: secondo molti esperti, tecnici e geologi, il tracciato scelto è sbagliato e quel tunnel potrebbe diventare più dannoso che utile, probabilmente inutilizzabile nel giro di pochi anni. E non tanto perché lo scavo sta trasformando le frazioni di Ripoli di Sotto e Santa Maria Maddalena nel comune di San Benedetto Val di Sambro in paesi fantasma, da cui gli abitanti devono fuggire perché le case in cui hanno vissuto per decenni, minacciate dalle crepe, stanno diventando pericolose.

C’è un problema più grosso e più serio che riguarda tutti. C’è il rischio molto concreto che quella galleria che costa circa 200 milioni di euro diventi inutile. Chiariamo subito: a differenza di tante altre grandi opere, la Variante di valico è necessaria perché il tracciato attuale dell’Autosole è insufficiente, spesso intasato e siccome si inerpica a quote notevoli, quando nevica i camion e le auto spesso scivolano e si piantano di traverso e l’Italia viene spaccata in due. La galleria Val di Sambro corre a una quota più bassa, 300 metri circa. Su di essa di lato e dall’alto stanno premendo milioni e milioni di metri cubi di terra, una serie di frane gigantesche che già un tempo si erano mosse e che di nuovo si sono messe in movimento probabilmente proprio a causa dei lavori di scavo.

Gli esperti dicono che non ci sono ripari di fronte a fenomeni del genere, pensare di arrestare artificialmente tutta quella terra sarebbe come voler svuotare il mare col secchiello. Nonostante le sue misure notevoli, 16 metri di larghezza e 14 di altezza, la galleria al cospetto delle frane è come una canna al vento, non può fare a meno di muoversi. Secondo alcuni esperti se si andasse avanti con l’attuale tracciato c’è il rischio che il tunnel si sposti e nel giro di pochi anni non combaci più con il tracciato autostradale all’aperto. Cioè, c’è la possibilità che autostrada e galleria non siano più una il prolungamento dell’altra. A quel punto la galleria Val di Sambro sarebbe inutilizzabile, quel tratto autostradale diventerebbe impraticabile e l’Italia resterebbe spaccata in due non per qualche ora, ma in via definitiva e si dovrebbe rifare tutto.

Sono arrivati a questa conclusione, per esempio, tre professori dell’Università Federico II di Napoli, Luciano Picarelli, Antonio Santo e Carlo Viggiani, che hanno effettuato uno studio per conto della società di costruzioni di Carlo Toto che assieme a Vianini, Profacta e alla cooperativa Cmb ha preso in appalto i lavori del tunnel da Autostrade della famiglia Benetton. Secondo i tre esperti c’è “l’elevata probabilità, anzi, a nostro parere la certezza, che entro pochi anni il tronco autostradale subirà danni non irrilevanti e incontrerà problemi di esercizio”. E non ci sono rimedi perché “qualunque soluzione non porterebbe comunque all’arresto immediato dei movimenti” e quindi gli eventuali interventi “non porterebbero a una soluzione radicale del problema”.

La società Autostrade, però, è di avviso completamente opposto, non prende neanche in considerazione il rischio. In una nota al Fatto i tecnici della società dei Benetton ammettono che “quando si scava una galleria in terreni come quelli sull’Appennino tosco-emiliano si mettono in moto movimenti molto lenti al contorno delle gallerie”. Ma aggiungono con sicurezza che “quando finisce lo scavo quei movimenti rallentano immediatamente e poi si fermano. Sono pertanto prive di fondamento le tesi che sostengono a breve l’inutilizzo delle gallerie, così come sono prive di fondamento le notizie che sostengono che il paese di Ripoli è in pericolo”.

Una posizione netta, sicuramente frutto di valutazioni ponderate, ma su cui autorevoli ambienti estranei alla società fanno gravare un sospetto: che Autostrade, il gruppo che finanzia l’opera, voglia assumersi a tutti i costi il rischio elevato della costruzione della galleria così da poter conteggiare gli investimenti effettuati nella partita degli aumenti delle tariffe autostradali in base alla convenzione ministeriale .

I dati forniti dagli inclinometri e dai monitoraggi consegnati al pubblico ministero Morena Plazzi, che ha avviato un’inchiesta sui lavori della galleria in cui ipotizza il reato di disastro colposo per il momento a carico di ignoti, e che Il Fatto ha potuto leggere, attestano uno spostamento eccezionale di quei terreni intorno allo scavo, in media un centimetro al mese negli ultimi tempi, secondo le rilevazioni del 7 settembre. C’è un precedente simile su quel tratto di autostrada e risale al 1969, appena 9 anni dopo l’inaugurazione dell’Autosole. La stessa frana che oggi si è rimessa in moto costrinse allora i tecnici ad abbandonare un pezzo del vecchio tracciato dopo aver costruito in fretta un bypass di 2 chilometri e mezzo, l’attuale variante Banzole-Ca’ Camillini. Italstrade, società dell’Iri allora proprietaria dell’autostrada inviò sul posto uno dei suoi dirigenti migliori, il condirettore centrale Dino Ricci. Il quale oggi abita proprio da quelle parti e ricorda: “Non avemmo un attimo di esitazione di fronte a una frana di quelle dimensioni e quindi avviammo subito i lavori del bypass. Oggi la situazione è esattamente come allora”.

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