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Andrea Bortoli
Quel principio di cautela utile anche in urbanistica
10 Giugno 2010
Articoli del 2010
La saggezza del principio di precauzione e i mille modi con cui viene aggirato in Italia. Da Il Tirreno, 9 giugno, 2010 (m.p.g.)

Si chiama principio di “precauzione” e non può mancare nell’armamentario concettuale di chi - per esigenze professionali o di impegno civile - si occupa di problematiche ambientali. Applicato all’urbanistica, comporta che siano evitati gli interventi dei quali non sono esattamente quantificabili i potenziali effetti impattanti sulle risorse naturali, sulla salute e la vita di relazione delle comunità interessate. Da sempre utilizzato per ragioni di buon senso, il suo sistematico impiego, in tutti i casi di valutazione di nuovi piani o programmi, viene ormai prescritto da specifiche disposizioni legislative.

Nel 1992 il concetto di precauzione compare per la prima volta nel Trattato di Maastricht, quando gli Stati dell’Unione Europea decidono di fissare 3 obiettivi e 4 principi di comune orientamento alle rispettive strategie in tema di “ambiente”. Gli obiettivi sono quelli di protezione della salute umana, di progressivo miglioramento della qualità ambientale e di accorta utilizzazione delle risorse naturali, cui vanno associati i principi di precauzione, di prevenzione, di correzione alla fonte e di riparazione economica (“chi inquina paga”) dei danni all’ambiente. Di fronte a pericoli già identificati si possono adottare misure di “prevenzione”, ma quando la pericolosità di un determinato piano è percepita solo come indizio, il principio di “precauzione” impone una gestione prudente del rischio per non dover tardivamente ricorrere ad azioni correttive o ad indennizzi monetari compensativi.

In Italia nel 2008 il principio di precauzione trova finalmente spazio nel codice ambientale (art. 3 ter) e da febbraio 2010 compare tra le finalità della legge regionale n. 10/2010, con la quale vengono prescritte le procedure di valutazione ambientale da seguire in Toscana. Basteranno i richiami di legge a impedire ambigue o distorte interpretazioni del generale principio di cautela? Quando si vuol vedere un progetto realizzato a tutti i costi, infatti, è proprio per “precauzione” che lo si supporta con costosi e autorevoli pareri tecnico-giuridici, gli si assicura largo consenso politico, lo si affida a procedimenti amministrativi complessi e ridondanti, si sollecita l’opinione pubblica facendo leva su situazioni di emergenza, si sposta gradualmente verso il basso l’asticella degli indicatori di conformità.

Nel 1985 il Governo italiano, incalzato dalle prescrizioni della Direttiva europea sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, fissò i limiti di contaminazione per le falde acquifere. Da un giorno all’altro mezza Italia si trovò a non poter utilizzare i pozzi nelle zone interessate dalla coltura del mais e il ministro della Sanità Donat Cattin emanò subito l’ordinanza con cui veniva elevato a 1 microgrammo per litro il contenuto massimo di atrazina ammesso, 10 volte di più del limite legislativo di 0,1 che a giudizio ministeriale non era “necessariamente correlabile alla presenza di rischi tossicologici”. Ma l’assenza di prove non è prova di assenza e la magistratura chiarì che prima di spostare una virgola si sarebbero dovuti scientificamente provare gli effetti innocui della contaminazione di 1 microgrammo per litro.

A forza di spostare virgole, “ogni secondo che passa un metro quadrato viene ricoperto di cemento”, denuncia il presidente del Parco dell’Arcipelago Mario Tozzi. A Venturina, intanto, si parla di un nuovo regolamento urbanistico basato sull’edilizia “premiale”: sarà consentito costruire nuovi alloggi, soprattutto se destinati all’affitto a canone sociale, almeno fino a quando non sia stato scientificamente provato che lo sforamento della soglia di sostenibilità altera davvero i flussi di traffico veicolare, aumenta la quantità di polveri sottili in circolazione, impoverisce la biodiversità, limita la fruizione degli spazi comuni, influenza le condizioni di salute e di equilibrio socio- ambientale della Val di Cornia.

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