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"Quant’è bella Venezia! Purtroppo…"
19 Aprile 2004
Lettere e Interventi
Fabrizio Ferdinandi (Pavia), 16.05.2003

Caro Sig. Edoardo Salzano,

ho navigato nel suo sito e ho letto con estremo interesse le pagine relative a Venezia; ammetto di essere molto banale, ma le scrivo proprio con l’intenzione di farle i complimenti per i numerosi spunti di riflessione che ho tratto leggendole. "Purtroppo" condivido molte delle questioni che lei sottopone, tanto per citare: il problema della vocazione della città, la salvaguardia dell’ambiente lagunare e di quello che, con parole un pò rozze, potrei chiamare il sistema laguna - veneziani che si è creato nel corso dei secoli, le pressioni economiche. Il "purtroppo" l’ho aggiunto perché capisco che il mio non è solo pessimismo, ma è un problema reale che non si sta adeguatamente affrontando.

Non credo di essere un turista mordi e fuggi perché mi basta camminare per le calli, studiare la facciata di una palazzo o di una chiesa, veleggiare tra le isole per esserne rapito; non è tutta farina del mio sacco: sono stati i miei nonni chioggiotti e i miei genitori a donarmi l’amore e il rispetto per la laguna. Nel corso degli anni, assieme a questa passione, ho maturato la preoccupazione per la sua conservazione che è un sentimento emozionante, ma anche triste perché, ogni volta che scompare un pezzetto di città o di laguna (uno scorcio, un negozietto, un’atmosfera) la sento più vuota e mi sento più vuoto. Vivo queste repentine modifiche come una perdita progressiva della cultura peculiare di Venezia e dei veneziani; temo che possa diventare un aggregato di palazzi (bellissimi, ma svuotati del significato che li ha fatti costruire in una certa posizione e in un certo modo) o un semplice specchio d’acqua e mi piange il cuore parlarne agli amici o alla ragazza sempre al passato. Non serve andare indietro nei secoli; mi basta dire: quando ero bambino, qui potevi vedere..., qui potevi provare una varietà di sensazioni....che ora ti posso solo raccontare o ti devo indicare perché sono diventate più deboli.

Forse perché abito lontano (a Pavia) e colgo in modo falsato i sentimenti che si provano a Venezia verso queste tematiche, ma penso che il problema sia un generale disinteresse verso il proprio territorio e che il coro di chi si vuole impegnare o di chi semplicemente disapprova abbia la forza di un borbottio. Nel contempo capisco che il disinnamoramento verso la propria città possa nascere dall’impossibilità di trovarvi il lavoro ideale, pur essendoci le potenzialità, di trovare alloggi a prezzi onesti, dalle scomodità piccole e grandi o forse siamo semplicemente focalizzati su un’idea di vita casa-lavoro-scuola per i figli-supermercato sotto casa-vacanza via perché dopo undici mesi di questo circolo bisogna pur scappare! Sarebbe necessario un ripensamento

globale della città e della laguna verso i suoi abitanti, ma è un problema complesso anche se, detto in questi termini, lo svuoto della sua portata e cado nelle solite chiacchiere. Mi piacerebbe che il temine salvaguardia venisse sostituito da gestione di Venezia perché salvaguardia evoca per me emergenze o un oggetto antico da mummificare e difendere dagli attacchi esterni.

Con questo la saluto, mi scuso per la lungaggine e per essere verso la fine caduto nelle idee che avrà sentito mille volte, ma sono sentimenti che provo molto intensamente.

Cordiali saluti

La sua lettera, i cui sentimenti condivido, pone un problema: è vero che “che il coro di chi si vuole impegnare o di chi semplicemente disapprova abbia la forza di un borbottio”? Forse è così, ma io spero che comunque il borbottio cresca, che coinvolga sempre più voci e conquisti sempre più menti e cuori, e alla fine si imponga. Se è un borbottio mosso dalla volontà di proteggere e far vivere (non salvaguardare, d’accordo) ciò che riteniamo bello.

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