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“Quando l’opposizione alle scelte sbagliate vince”
14 Dicembre 2007
Lettere e Interventi
Giulio Todescan, dalla periferia della base Dal Molin

come sappiamo sulla vicenda della base Dal Molin è calata una cappa di silenzio mediatico: sui giornali e le televisioni nazionali non si fa cenno alla situazione di Vicenza almeno dall'ultima grande manifestazione di febbraio. Sui giornali locali, certo, se n'è continuato a parlare, ma la mancanza di una vera discussione di fondo e il fatto che da Roma si sfiori l'argomento di tanto in tanto solo per ripetere che “la questione è chiusa” e per rassicurare l'amica Condy Rice (D'Alema l'altro ieri è stato ringraziato dalla segretario di Stato Usa: “per aver preso le decisioni che doveva prendere”, testuali parole), sembrano aver ridotto la cosa a una disputa di respiro locale. E così da mesi si parla con il commissario Costa, del “come costruire” la base. Mentre del “come decidere” se costruirla o meno non si accenna nemmeno per sbaglio.

Ma intanto da un piccolo paese limitrofo a Vicenza, Quinto Vicentino, è arrivata la prima, vera vittoria del fronte del No: è stato il consiglio comunale del paese, nella seduta del 28 novembre, a dare il primo Stop istituzionale a un progetto di ampliamento degli Usa. Il tema era stato sollevato eddyburg da Irene Rui e Guido Zentile ( Vicenza, sprawl d'importazione): si trattava, come ben spiegato nel loro articolo, di un villaggio di villette unifamiliari, devastante in termini ambientali, costruito in un'area agricola di pregio, e che per la sua grandezza avrebbe richiesto una deroga al piano regolatore, addirittura convertendo l'area, ora ad utilizzo agricolo, in “zona di pubblico interesse” (su cui, per inciso, gli americani non avrebbero neppure pagato l'Ici). L'escamotage era anche stato preso in considerazione dal sindaco di Quinto, ma alla fine il consiglio, all'unanimità, ha preso atto che i problemi creati dall'insediamento sarebbero stati ben maggiori dei supposti vantaggi. Ecco le motivazioni del No al progetto della ditta Pizzarotti di Parma: “le criticità sulle reti viarie dovute ai carichi veicolari generati dai nuovi insediamenti su strade già oggi ritenute inadeguate”; “la limitata disponibilità di Superficie Agraria Utilizzabile (S.A.U.) che attualmente risulta essere di circa 147.000 mq di superficie territoriale, comunque insufficienti a soddisfare completamente la richiesta di 220.000 mq di superficie territoriale, per cui il futuro insediamento residenziale saturerebbe da solo tutta la capacità edificatoria comunale derivante dal P.A.T., escludendo in pratica ogni ulteriore futura possibilità edificatoria per altre necessità residenziali della cittadinanza”. Dunque, motivazioni in primo luogo urbanistiche e ben poco astratte, forse poco politiche secondo gli schemi correnti, ma che d'altra parte confermare il fatto che gli insediamenti Usa sono sì “questioni urbanistiche”, ma nel senso più nobile del termine: riguardano l'uso del territorio in cui vive una comunità, e a questa comunità spetta in primo luogo di pronunciarsi per dire sì, no, e se sì come. Esattamente quanto non si sta facendo, da quasi due anni, a Vicenza, dove il consiglio comunale non ha ancora approvato nessun provvedimento urbanistico che autorizzi la costruzione di una base ben più grande e impattante del “piccolo” villaggio di Quinto.

Quando le denunce cui eddyburg dà risonanza evidano qualche danno al territorio (e alle generazioni presenti e future) ne siamo lieti. Naturalmente lo siamo anora di più quando congtribuiamo a migliorare, e non solo a "depeggiorare". Purtroppo viviamo in una fase in cui gli interessi più ostili al buongoverno del territorio hanno una frza che in altre fasi della nostra storia non anno avuto. Speriamo che i temopi cambino di uovo, questa volta in meglio. Molto dipende anche da noi.

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