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Fabrizio Bottini
Quando la solidarietà galleggia nel vuoto
10 Maggio 2009
Scritti ricevuti
Il centrosinistra con l’apartheid in metropolitana è ricascato per l’ennesima volta nel medesimo equivoco: le questioni del territorio si affrontano sul territorio, non ragionando sull’imponderabile

Razzisti, vergognosi sfruttatori elettorali di problemi irrisolti, classe politica impresentabile che ci porta fuori dal mondo civile … E allora?

Tutto vero, naturalmente, ma: e allora?

L’ennesima sparata di un leghista a caccia di voti facili, come tutte le sparate del genere, è andata perfettamente a segno, a modo suo. Prima si propone l’apartheid sui mezzi pubblici di Milano, una cosa che praticamente in tutto il mondo conosciuto è ritenuta repellente e costituzionalmente impraticabile. Poi a brevissimo termine la solita rettifica: era solo una battuta, per carità. Ma il sasso nello stagno è lanciato, e genera i soliti cerchi. Un incubo di meccanica prevedibilità: un po’ di signore, anziani ecc. per vari motivi frequentatori quotidiani dei mezzi pubblici che iniziano a pensare … beh, questi almeno propongono qualcosa; sul versante opposto, immediato passaggio d’ordinanza all’iperspazio galattico, condito anche da viaggi nel tempo, verso gli anni ’50, l’Alabama, o le leggi razziali fasciste del 1938 …. Tutto condivisibile naturalmente … Ma poi?

Poi, ad esempio, potrebbero a tutti tornare in mente le scenette (assai meglio recitate, elettoralmente parlando) del cognato di Craxi che urlava “fascista, razzista!” a un tranviere reo di aver litigato con gli zingari malamente accampati da mesi sul piazzale del deposito autobus. A telecamere spente, l’eroe dell’integrazione a spese altrui ordinava poi di sgombrarli, quegli zingari, magari per lasciarli accampare in condizioni e impatti anche peggiori altrove.

Le “reazioni” (virgolette d’obbligo) del centrosinistra alla nuova sparata sulle vetture riservate ai bianchi padani mancano anche dell’impatto mediatico delle antiche urla del sindaco milanese socialista: almeno lui strillava in mezzo a quel piazzale. I paladini dei pur condivisibilissimi Valori appaiono confezionare i propri prodotti mediatici in ambiente perfettamente sterile, forse proprio per non rischiare di mescolare le grandi categorie dello spirito alla realtà: quei vagoni della metropolitana che come sanno tutti fanno schifo, e resteranno identici (e pronti ad alimentare nuove sparate) se li si affronta a colpi di de-territorializzata, aulica solidarietà.

Proviamo invece a riassumere la questione in altri termini.

A partire dal fatto che la metropolitana di Milano fa sempre più schifo, perché sono mancati progettualità, investimenti, strategie. Non solo per pensare ad ampliare la rete, con opere che si sa costano moltissimo (e che probabilmente neppure i soldi dell’Expo riusciranno a coprire), ma ad usare in pieno le potenzialità di quella esistente. E sui mezzi di superficie, che sarebbero come ci insegnano le migliori esperienze internazionali complementari alla costosa dorsale sotterranea, le cose vanno anche peggio, appunto con mezzi sporchi, disorganizzazione, poca vigilanza e via di questo passo. I mezzi pubblici sempre più sono usati da chi per un motivo o l’altro non ha alternative, mentre ad esempio certe strategie per il territorio metropolitano sembrano ignorare o sottovalutare gli aspetti qualitativi e quantitativi della rete dei mezzi (a partire dall’idea demente del tunnel autostradale che collega i grandi progetti di trasformazione urbana in corso).

Ma nessuno ha parlato di queste cose, che notoriamente sono al 100% responsabilità di chi governa Milano da molti lustri. Beh: se non è masochismo, poco ci manca.

Nota: su un tema convergente si veda anche il mio commento a un articolo di Ilvo Diamanti dedicato alla Utopia/Atopia della sinistra italiana (f.b.)

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