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Maria Luisa Agnese
Quando il pedone si prende la rivincita (anche sulle bici)
18 Giugno 2011
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La prospettiva sulle pedonalizzazioni scelta dal Corriere della Sera, 17 giugno 2011 pare (anche) quella di chiudere i buoi quando è scappata la stalla, e forse richiede una postilla (f.b.)

Soffia forte il vento ecologico nelle vele delle città italiane, rinforzato dai risultati dei Referendum. A Firenze il giovane sindaco rottamatore Matteo Renzi dopo aver pedonalizzato nell’ottobre 2009, fra parecchie polemiche, piazza Duomo dove passavano 1.850 bus al giorno, annuncia una nuova rivoluzione che con perfetto senso del marketing farà partire il 24 giugno, giorno di San Giovanni, patrono della città. Pedonalizzazione di tre aree, Piazza Pitti, via Tornabuoni e via Por Santa Maria, cancellando le auto da un’area di tre ettari e mezzo.

E a chi si lamenta per un centro solo a misura di turisti, e vorrebbe subito una rete di trasporti efficiente, potrà rispondere, senza paura di far la fine di Maria Antonietta, «il centro non è grande, intanto che ricomincino ad andare a piedi, a camminare e a pedalare» . E per essere chiaro scommette sulla fase tre dell’operazione: raddoppiare le piste ciclabili da 60 a 120, bloccare l’attraversamento della città da Ovest ad Est espellendo dal traffico cittadino 6 mila motorini e 3.400 auto. Lo spirito che percorre le amministrazioni italiane fa pensare a una possibile rivoluzione copernicana che faccia rifiatare gli intricati centri storici e riporti al centro della scena l’uomo, protagonista negletto e piegato da anni di subalternità alla macchina e ai miasmi che ne derivano.

È l’offensiva del pedone, che vede rivalutata la sua presenza, dopo esser stato obbligato, nella giungla cittadina, a camminare accostato ai muri per dribblare le auto sui marciapiedi, a respirare gas venefici, a schivare ruote di motorini. Costretto ultimamente addirittura a combattere una guerra dei poveri e quasi fratricida con i ciclisti che, anche loro incattiviti dai percorsi di guerra cittadini, sono diventati una nuova minaccia sfrecciando sui marciapiedi a danno della ruota più debole della catena, il solito pedone.

Due mesi fa sul Corriere.it nel Blog la 27esima ora ho scritto un Post dedicato al calpestato Orgoglio di chi cammina in città (Io, pedone, dico ai ciclisti: Siate meno arroganti!), in cui raccontavo le disavventure capitate a me e ad altri nel traffico cittadino invocando più educazione civica per tutti, articolo subito sommerso da commenti appassionati e molto civili ma polarizzati sulle accuse incrociate delle due schiere: pedoni che reclamavano le targhe per i velocipedi, e ciclisti che reclamavano le piste a loro riservate.

«Nelle città storiche il pedone deve stare a suo agio, deve poter trovare momenti di convivialità, anche di contemplazione del tanto bello che c’è. Da quando c’è l’area pedonalizzata a Firenze ho riscoperto, direi meglio "rivisto", la bellezza dell’abside di Santa Maria del Fiore. La città storica deve essere a misura d’uomo e anche la bici si deve adeguare, non può essere arrogante» dice Pier Luigi Cervellati, urbanista di lungo corso che è stato anche assessore al Comune di Bologna. Proprio a Bologna intanto anche il neo-sindaco Virginio Merola manda segnali ecologici. La prima delibera della nuova giunta è stata quella di eliminare 291 permessi di parcheggio a Palazzo d’Accursio, sede del Comune: piccoli privilegi «professionali» concessi ai consiglieri e ai giornalisti.

E Merola annuncia una macro-pedonalizzazione della cinta del Mille, la parte di centro che comprende anche le Due Torri chiusa entro le mura dell’anno Mille, e la revisione dei 75 mila pass concessi per entrare nell’area più ampia entro le mura medievali, già da tempo a traffico limitato. Più ondivaga ma sempre piena di buona volontà ecologica anche la giunta genovese che ha deciso di mettere mano a un’arteria nevralgica e delicata come quella di via Venti Settembre. In un primo tempo si è ispirata a Barcellona e ha aperto un canale verde al centro della strada per i pedoni, tappeto erboso per terra e due file di alberetti, lasciando i bus ai lati. Una specie di rambla, nelle intenzioni che però, date le dimensioni dell’arteria genovese, è stata subito ribattezzata «rambletta» .

Un po’ per l’ironia dei cittadini, un po’ per le proteste dei commercianti che vedevano i clienti passeggiare troppo lontano dai loro negozi, la giunta ha virato così verso un altro progetto, Boulevard, marciapiedi amplissimi ai lati e bus che scorrono al centro, ora allo studio. Stessi spiriti post-referendari a Milano dove si discute se pigiare l’acceleratore dell’Ecopass o quello delle isole pedonali. «La verità è che noi abbiamo stressato il modello centro-periferia invece di puntare su quello di un centro più tanti quartieri con anima e attrezzature autonome» analizza Cervellati di ritorno da Tokyo «modello virtuoso e contemporaneo, poche auto, sistema metropolitano fantastico, spazi larghi per bici e pedoni» . E conclude che non è questione di destra/sinistra, ma «di saper pianificare per il bene pubblico» . Impervio, ma chissà.

postilla

A quanto pare la mitica assessorile travolgente “misura d’uomo” colpisce ancora: tanta buona volontà e intenzioni rovesciate su ottimi progetti che rischiano di rivelarsi però controproducenti (e oggetto di motivate feroci critiche da parte non solo di lobbies ecc.) se non si tocca contemporaneamente la rete entro cui gi ambiti tanto gelosamente custoditi si inseriscono. È assolutamente vero che la città storica monumentale si costruisce su spazi che fanno a pugni, funzionalmente e percettivamente, con ogni forma di mobilità diversa da quella pedonale. È anche assolutamente vero, però, che in tutti i secoli in cui si sono accumulati e integrati, quegli spazi non erano circondati, diciamo per un raggio di qualche chilometro (diciamo, ragionevolmente, senza esagerare), da spazi, reti e aspettative del tutto diversi. Non si può per decreto trasformare né l’abitante né l’operatore né il city user del terzo millennio in un mitico viandante , magari consegnandogli all’ingresso dell’area contrassegnata un costume storico da indossare per l’occasione… No?

Dunque, contemporaneamente alle giuste e simboliche chiusure al traffico di qualche pregiata area delle città, vanno ripensati i sistemi di accesso, intermodalità, mix funzionali, incentivi e disincentivi. E onestamente partire dalla penalizzazione della bicicletta pare proprio l’estremismo dadaista più idiota: da penalizzare è invece l’idea ”autostradale” delle piste ciclabili, ma quella è un’altra storia (f.b.)

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