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Rossana Benevelli e Franco Cefalota
Quale città è possibile in una decrescita ormai obbligata
30 Luglio 2013
Libri da leggere
Recensione del libro

Recensione del libro La città non è solo un affare, di Mauro Baioni, Ilaria Boniburini, Edoardo Salzano «Non solo un libro ma un programma di azione sociale». Il Giornale di Reggio, 25 luglio 2013

Martedì 23 luglio, mentre era in corso allo stadio “Mapei” (ex Giglio) il famoso” Trofeo Tim” con la partecipazione del Sassuolo uscito vincitore (un gradito omaggio a Squinzi?) e di Iuventus e Milan, uniche italiane che fanno ancor parte del Gotha del calcio europeo, più di ottanta cittadini hanno trovato il tempo e la voglia di partecipare – tre ore son state di acceso e vivace dibattito – alla presentazione, organizzata per passione dallo Studio Rossochiaro (arch. Rossana Benevelli e ing. Chiara Benassi), del libro “La città non è solo un affare” di Mauro Baioni, Ilaria Boniburini e Edoardo Salzano, pubblicato da Aemilia University Press (Pag. xv + 166 € 12). In linea con i contenuti del libro la presentazione si è tenuta in uno spazio condominiale, ma di passaggio pubblico, quasi a ricordare che “La città non è solo un affare” non è solo un titolo, ma un programma d’azione sociale.

Il libro raccoglie le riflessioni maturate nelle ultime due edizioni della Scuola di eddyburg, dedicate al rapporto fra economia urbanistica. I seminari di Eddyburg, scuola fondata e diretta da Edoardo Salzano, si svolgono, una volta l’anno dal 2005. Ogni edizione tratta un tema specifico, con il contributo volontario degli esperti che fanno riferimento al portale eddyburg.it.

Il libro è diviso in due parti: una teorica, l’altra di esperienze pratiche. Nella prima si analizza il processo di crescita e sviluppo, con particolare attenzione al 2° grande ciclo edilizio (!993 – 2007) e ai meccanismi che determinano la formazione della rendita urbana, elemento decisivo negli usi e nelle trasformazioni della città del territorio. Nella seconda, prendendo atto degli effetti devastanti di un ventennio di gestione senza regole della città e del territorio, ci si interroga sulla possibilità di un cambiamento di rotta, su quali risorse occorrano per costruire una città dei cittadini nel quadro di uno sviluppo sostenibile (decrescita?), riportando qualche esempio alternativo alle pratiche urbanistiche in atto.

Il problema di fondo, sul quale il libro vuol aprire una discussione pubblica e che rende compatto e unitario il racconto, è quale tipo di città vogliamo? A ciascun lettore, una volta letto il testo, spetta la risposta. Noi ci limitiamo a suggerire un possibile percorso di ricerca nelle parole del geografo e antropologo David Harvey “Chiediamoci che persone vogliamo essere, che rapporti sociali cerchiamo, che relazioni vogliamo intrecciare con la natura, che stile di vita desideriamo, che valori estetici riteniamo nostri”.

Si è cittadini non se si è iscritti all’anagrafe comunale, ma se si esercitano i diritti di cittadinanza. Cittadino, dunque, è chi abita la città anche da straniero o da clandestino.



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